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Grinderman: "Grinderman 2"

  • Scritto da Enrico Tallarini

grinderman 2 Ogni qualvolta Re Inkiostro si mostra a noi mortali e al nostro moribondo mercato discografico mi assalgono un’adrenalina e una paura fottute.

La paura come di non trovar regali sotto l’albero la mattina di Natale, o di non trovarci quelli che desideravi. Bisogna rischiare, anche a costo di rimetterci i denti. E dopo i mezzi passi falsi di “Dig Lazarus Dig!!!” e del primo, frettoloso “Grinderman”, i miei denti cominciano a scarseggiare. Ma può succedere, anche i diavoli inciampano. A rassicurarmi sulla salute creativa di Cave ci pensano le nove tracce di “Grinderman 2”, secondo atto di un progetto che ormai sembra più di un giro al luna park per l’istrionico australiano. Un’alternativa sperimentale e rumorosa alla montagna sacra Bad Seeds, priva ormai di due pedine fondamentali come Bargeld e Harvey. Anche i diavoli inciampano, ma si rialzano senza ferite, e quando meno te lo aspetti. Niente canto del cigno dunque, per Nick Cave, e niente più baffi da sceriffo texano. E i miei denti ringraziano. Tra violenza e carezze, eccoci di nuovo in balìa di uno dei più grandi songwriter di sempre.

Mickey Mouse And The Goodbye Man” è puro stile Grinderman. Un tappeto pulsante di basso e distorsioni, su cui Cave predica e ulula come solo lui sa fare. Un blues schizofrenico e tribale, tra echi di Birthday Party e stridori da officina. “Worm Tamer” è magnifica, da ascoltare mentre una tromba d’aria polverizza la vostra città. Una “I Let Love In” desertica, dall’incedere pesante e trascinato. Scura e impetuosa, non stonerebbe su “Henry’s Dream” o “Let Love In”. “Heathen Child” è ancora stile Grinderman, ma con un tocco più orientaleggiante. Ragnatele di distorsioni disturbate e dolorose. Inspiegabilmente scelta come singolo, immagino si divertano più Cave e Ellis a suonarla che noi ad ascoltarla. “When My Baby Comes” è una cantilena che vive sulla voce di Cave e sul violino di Ellis, tra echi Dirty Three nella parte centrale e Tv On The Radio sulla coda finale elettrica e in falsetto. Ascoltatevi invece l’evocativa “What I Know” per rendervi conto della grandezza di Nick Cave e della sua voce. E se la trama acustica di chitarre in “Palaces of Montezuma” è quella di tante canzoni pop-rock mielose, niente paura, non stona affatto. Soprattutto perché pochi secondi dopo “Bellringer Blues” ci ributta nello sporco da dove siamo partiti. Un vicolo nero di distorsioni, piogge acide e fumi apocalittici.

Un disco non all’altezza dei tanti capolavori firmati con i Bad Seeds? E chissenefrega, non credo volesse essere questo. Il passato è passato, e Cave lo sa bene. Lasciamo che si diverta, che si sfoghi. E se i risultati sono questi, non c’è da lamentarsi. Altri capolavori verranno, statene certi. Tanto come Nick Cave non c’è nessuno, non c’è un cazzo da fare.

E allora tutti all’inferno, che a casa del diavolo c’è sempre posto.

Voto: 7,5

 

Info:

Mute, 2010

Rock

 

Tracklist:

01. Mickey Mouse And The Goodbye Man

02. Worm Tamer

03. Heathen Child

04. When My Baby Comes

05. What I Know

06. Evil

07. Kitchenette

08. Palaces Of Montezuma

09. Bellringer Blues