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dEUS: Keep You Close

  • Scritto da Enrico Tallarini

deus keep you close Non è facile scrivere male di una band che al solo leggerne il nome ti vengono i brividi. Un nome legato ad alcuni dei dischi più belli degli anni novanta, quando i Radiohead non erano ancora Gesù Cristo e in quanto a rock d’autore ce la si giocava fino all’ultimo. Poi una lunga pausa, il ritorno con il buon “Pocket Revolution” e il leggero calo del successivo e funkeggiante “Vantage Point”, e giù via a infiammare i palchi di mezzo mondo. Inutile dire che l’attesa verso questo “Keep You Close” era tanta, così come purtroppo è tanta la delusione nei confronti della prova di una band che ci ha abituato a ben altro, e da cui era lecito aspettarsi qualcosa in più.

Le nove tracce di “Keep You Close” infatti non aggiungono nulla e seguono i binari degli ultimi dEUS, senza novità né picchi di sorta. Un disco stazionario, che fatica a brillare, zero sorprese e qualche sbadiglio. Roba che da un genio della composizione come Tom Barman non ti aspetteresti mai. Ok, in tutta onestà i dEUS del duemila non sono mai stati sorprendenti, e la loro ricerca sonora era ferma ai capolavori del decennio precedente, ma la qualità delle canzoni e il bilico tra ruggito e dolcezza bastavano a rattoppare i buchi di mancata evoluzione. Evoluzione che non è sempre necessaria, perché anche il rock, se fatto bene, basta e avanza. E fino a “Vantage Point” bastava per dare due giri di boa ai tre quarti delle rock band del nuovo millennio. Ma in “Keep You Close” manca anche altro, compresi gli sprint e le belle canzoni, e ciò che rimane sono nove tracce senza spigoli, morbide e smussate e che non hanno particolare impatto. L’atmosfera si è fatta romantica e decadente, più scura dei precedenti lavori, però priva di tensione, e soprattutto di stimoli che spingano a suonare il disco a random.

Qualche momento entusiasmante c’è: dal singolo di tiro pesca-trote “Dark Sets In” all’orchestrale e impalpabile “Ghosts”, passando per le aperture oscure e psichedeliche di “Twice”, sulla scia extraterrestre della cometa Mercury Rev. Trova spazio anche la raucedine dell’ex Afghan Whigs Greg Dulli, ai cori in “Twice” e “Dark Sets In”. A chiudere ci pensa la scanzonata e facilotta melodia di “Easy”: contagiosa e canticchiabile, fine perfetta per un disco che altrimenti di appigli ne trova davvero pochi. Un ritorno, quello dei dEUS, statico e di maniera, se vogliamo anche maturo, ma vergine di quel graffio che sembrava un tutt’uno con l’artiglio della mano di Barman. Un disco adulto e scorrevole, sufficiente, ma da una band come i dEUS la sufficienza suona proprio male.

Voto: 6

 

Info:

Pias, 2011

Rock, pop

 

Tracklist:

1. Keep You Close

2. The Final Blast

3. Dark Sets In

4. Twice

5. Ghosts

6. Constant Now

7. The End of Romance

8. Second Nature

9. Easy