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Blonde Redhead: "Penny Sparkle"

  • Scritto da Enrico Tallarini

Blonde Redhead A dir la verità, un probabile cambio di rotta nelle teste dei tre nippo-italo-americani lo si respirava già da "Misery is a Butterfly", rotta che oggi purtroppo sembra molto vicina al capolinea.

Gli ex fratellini dei Sonic Youth sono cambiati, sono cresciuti. Oddio, cambiati sì, cresciuti si vedrà. Cambiare non è crescere, non sempre. Soprattutto se si è nati grandi. Sta di fatto che a tre anni da “23” i Blonde Redhead rispuntano fuori con “Penny Sparkle”, ottavo capitolo di una storia appassionante e complicata. “Penny Sparkle”, copertina orrenda a parte, è tutto fuorché un brutto disco. È il disco che ci si aspettava dai Blonde Redhead versione duemiladieci. Pop elettronico e sospeso, impalpabile, spesso scuro. Scuro e dolce. Via le chitarre, via l’elettricità, via le imperfezioni. Dieci canzoni rarefatte e perfettine prive di spigoli e abbastanza prevedibili. Un disco difficile che mai riesce a imporsi del tutto. Deludente a primo ascolto, si rivela poi un grande disco d’atmosfera, colmo di scenari notturni e decadenti a metà tra Bristol, l’indietronica tedesca (Lali Puna e Notwist su tutti) e il dark anni ottanta.

Ascoltatevi i synth e la voce di Kazu Machino in “Not Getting Here”, le dolorose “My Plants are Dead” e “Love or Prison” e vedrete cosa accadrà. Faticherete a stare seduti e ascoltare soltanto, senza fare altro. Vi alzerete e vi metterete a fare delle cose, anche inutili, solo per il piacere di farle accompagnati dalle note di “Penny Sparkle”. Il problema è questo, se problema è. Il disco è oltremodo ingombrante come mera colonna sonora e troppo inconsistente per meritarsi occhi chiusi e attenzione totale. Una buona idea sarebbe venderlo nei supermercati accanto ai prodotti per la casa. Un incentivo musicale per spolverare i vecchi dischi, sistemare la stanza, e rifare anche quel letto disfatto dal novantasei. Un album sognante e subacqueo, anche emozionante, ma faticoso. Ascoltereste la vostra canzone preferita per cinquanta minuti di fila, senza fare altro? A voi la scelta. Buon ascolto, e buon lavoro.

Voto: 6

 

Info:

4AD, 2010

Dream Pop

 

Tracklist:

01. Here Sometimes

02. Not Getting There

03. Will There Be Stars

04. My Plants Are Dead

05. Love Or Prison

06. Oslo

07. Penny Sparkle

08. Everything Is Wrong

09. Black Guitar

10. Spain