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Spring Breakers - Una vacanza da sballo (recensione)

L'adolescente è l'animale più adatto per capire gli istinti umani. Se è vero quello che dice Michel Houellebecq (“L'uomo è un adolescente minorato”), possiamo confermare che la desertificazione umana che si percepisce guardando Spring Breakers è specchio discreto dei nostri tempi.

Fulcro del film sono le vacanze di primavera, periodo dell'anno nel quale studenti e giovani americani si concedono una settimana di sesso, alcool, droghe e totale emancipazione dalle inibizioni. Le quattro protagoniste, piccole ed energiche bombe in carne pronte ad esplodere, lasciano così l'università per abbandonarsi prima a passatempi boccacceschi e poi a violenza e brama di potere in compagnia del temibile Alien (uno psicotico James Franco).

In un primo momento, non ho potuto esimermi dal considerare Spring Breakers solo un'accozzaglia di tette turgide e culi sodi, miele dolce solo per arrapati repressi e frustrati come il sottoscritto. Tale sensazione si è affacciata in diverse sequenze del film, nelle quali si ripete in maniera ossessiva l'asserzione che gioventù è vita, mentre ciò che prescinde da danari, sesso e potere rappresenta la morte della vita/vacanza.

A parte queste sensazioni visivamente sgradevoli, la decadenza che aleggia nella strafottenza inibitoria delle giovani ninfe-omani, l'ostentazione di materialità di Alien, il niente ripetitivo e ripetuto che scandisce le giornate di tutti i protagonisti, è narrato in maniera spietata e poetica. Il regista Harmony Korine non è nuovo a intelligenti provocazioni (vedi Gummo) e proprio nella pacata irriverenza che esplode il potenziale di Spring Breakers. Basta osservare la scena del coro di Alien e le ragazze sulle note di Britney Spears, con un piano che detta i tempi a pistole e sangue che avvolgono le strade della Florida. Un istante in cui la strafottenza/timore-apparente dei protagonisti nei confronti delle regole (vedi chiamate ai genitori) si mischia e sfocia nella più totale noncuranza di fronte al dolore. Stessa sensazione di fronte alla scena della fellatio con la pistola, dove non può esserci vendetta o cattiveria, in quanto il piacere e il prolungamento della stasi è l'unica guida delle azioni.

Immaginario adolescenziale si scontra così con quello della malavita, dove gli adolescenti non sono più innocenti ingenui, ma bestie inconsapevoli, e i malavitosi non rivoluzionari violenti, ma pagliacci dai pantaloni larghi e con pistole e banconote ammassate per ostentare sicurezza. Niente party da spiaggia ma ostinazione del distruggere, niente birre a fiumi che simulano le eiaculazioni ma sangue che scorre per sancire possesso, niente vestitini attillati per sesso fugace ma cappucci rosa coi quali compiere stragi. Spring Breakers sinonimo della cultura americana, Spring Breakers simulazione del lato oscuro di pratiche culturali distruttive.

Tutto rotola piano verso il nulla, l'entusiasmo della vacanza liberatoria si spegne in urla disarticolate, obiettivi spenti, parodie d'entusiasmo tendenti al vuoto. Un nulla abbastanza addomesticato ed espresso secondo codici espressivi abbastanza inflazionati (il rapper, le adolescenti, il crack) e invenzioni che stentano ad evolversi (i bikini, dopo un po' narrativamente sudici).

Spring Breakers risulta comunque una micidiale vacanza da vivere per provare emozioni e sensazioni spesso assopite.

Voto: 7

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Regia di Harmony Korine. USA 2012

Con James Franco, Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson, Rachel Korine.

Titolo originale: Spring Breakers.

Durata: 92 min. Commedia.