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Reality, recensione

reality locandinaI reality show sono finzione che riesce a portar fuori il peggio degli umani, a legarli a una notorietà effimera e alienante, a ingabbiare i sogni in proiezioni delle proprie frustrazioni. Il reality è un mondo finto e quasi religioso dove si crede, ci si immola e tutto si rimette al dio medium.

Esticazzi.

Garrone è arrivato con una decina d’anni di ritardo su un tema verso il quale la settima arte dovrebbe ergersi a ben altre analisi. L’arte, infatti, narra e rende immortale lo spirito del tempo e l'analisi delle sue derivazioni. Ma l’universo “reality”, se narrato unicamente nella dimensione finzione-uomo diventa uno dei fenomeni umani più prevedibili, a cui questo film poco aggiunge e nulla approfondisce.

Proprio per questo l’operazione di Garrone è inutile, impalpabile, superflua. Nulla fa il regista napoletano per sollevarsi dall'osservazione spicciola, dalle considerazioni ovvie, dalla commedia provinciale tessuta di gag di una sensazionale insipidezza, scandite da un ritmo narrativo piatto e ripetitivo, segnata dalla forma più che dalla corrosiva sostanza. Solo insistenza nel dire che il protagonista, un pescivendolo incantato dal mondo della tv, altro non è che uno dei tanti devoti della finzione contemporanea che rende tutti folli, schiavi, mesti fenomeni da baraccone di costumi itineranti. E il credo per la finzione televisiva lo aliena da famiglia, lavoro, religione, amicizie, sanità mentale. Oh, oh, oh, originalità portami via. Riguardo Quinto potere e me ne sto più tranquillo e calmo.

Naturalmente, Garrone orchestra il film come una graziosa fiaba incantevole da guardare, con ambientazioni interessanti e visionarie (dal matrimonio kitsch, alla quotidianità del quartiere-teatro, dal cafonal-supermarket alla vividissima piazza paesana), ma ciò non basta a incasellare il film come pedante ripetizione dell’ovvio, operetta per distribuire superiorità morale a noi spettatori segaioli, felici di guardare a un fenomeno di inizi anni zero con piglio da consolatorie scorregge intellettualoidi.

Il furbo e bravo regista, naturalmente, non è così folle da dispensare in maniera troppo vistosa concetti da bar per mezzo di palese canzonatura, ma non riesce neanche ad approfondire realmente le dinamiche profonde che costituiscono la necessità di notorietà, il sistema che sta alla base della chimera mediale, le motivazioni profonde per le quali ci si abbandona al sogno da Cinecittà. Poverino, il protagonista dà i mobili ai poveri, entra come un fantasma in estasi negli studi, rimane fulminato dalla visione di una vita diversa mentre i suoi parenti soffrono e gli danno pacche sulle spalle. Ma suvvia, che gran paraculo.

Tutto si ferma alla chiacchiera da soggiorno, allo sberleffo popolano, alle quisquilie su desideri soffocati e agognati universi di cartone televisivo. Un film qualunque, poco altro.

Voto: 6

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Info film:

Regia di Matteo Garrone, Italia 2012

Con Aniello Arena, Loredana Simioli, Nando Paone, Graziella Marina, Nello Iorio

Durata 115 min,  Drammatico