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Millennium - Uomini che Odiano le Donne (D. Fincher)

  • Scritto da Riccardo Cammalleri

David Fincher fa l’europeo. Torna al genere che più lo ha reso famoso e riconoscibile sul grande schermo e lo fa sopprimendo l’essenza stessa del thriller americano. E quale modo migliore per farlo, se non quello di affidarsi alle fredde, desolate atmosfere scandinave, a un’estetica fatta di neve e ghiaccio, piuttosto che alle metropoli alienanti americane?

Fincher sceglie il primo romanzo della trilogia Millennium di Stieg Larsson, quel tomo dal titolo così suggestivo, "Uomini che odiano le donne" (già portato sullo schermo nel 2009 dal danese Niels Arden Oplev) per stabilire che la morte e il mistero sono ancora più inquietanti se vengono raccontati lentamente. È la realizzazione dell’anti-America cinematografica, per mano di uno dei suoi figli migliori.

David Fincher decide saggiamente che il ritmo concitato non è, e non deve essere, la colonna portante di un thriller che si rispetti; dimostra tale teorema adagiando il nucleo del film su alcune intuizioni davvero affascinanti. Fincher non è nuovo a queste atmosfere rarefatte; già Seven e Zodiac erano due noir atipici per gli stilemi americani, molto cerebrali e raffinati. In questo lungometraggio, a torto definito “remake” da molti, è la violenza a dettar legge: ma non si tratta di sangue, colluttazioni, squartamenti o altro campionario da Grand Guignol.

È una violenza intima, che a momenti suscita persino tenerezza. Questo film, nonostante l’assoluta fedeltà alle trame narrative di Larsson, sposta l’attenzione dalla storia (ormai universalmente nota) a una manciata di episodi chiave che vengono descritti nei minimi dettagli: diventa quasi poesia la vendetta di Lisbeth Salander (Rooney Mara) nei confronti del suo sadico tutore e le sevizie psicologiche e sessuali messe in atto sull’uomo riscattano il dolore e l’umiliazione da lei provati senza suscitare nello spettatore il minimo risentimento. È uno dei momenti migliori del film. Seppur ingiusto (soprattutto per il predecessore), è inevitabile un confronto con la pellicola di Oplev del 2009.

Fincher sembra restituire l’elemento nordico più inquietante alla storia, grazie ai suoi flashback eleganti e alla cupezza insita nel suo stile. C’era da aspettarselo da uno che è riuscito a conferire un flavour tetro e malsano persino a una sceneggiatura “innocente” come The Social Network. Certo, fra i due film il budget è sensibilmente differente, ma Fincher batte Oplev proprio sul piano della trasposizione narrativa e con il suo impatto rallentato rende ancora più angoscianti le vicende della famiglia Vanger.

Laddove Oplev tagliava gli aspetti più umani della storia a favore di un ritmo vorticoso ma più classico, Fincher li recupera, ponendo l’attenzione su una Lisbeth Salander realmente “tenera” e smarrita. Rooney Mara è davvero brava e con il suo sguardo freddo conferisce al personaggio una sensibilità che catalizza l’attenzione (sembra un controsenso ma non lo è in realtà). Il cast è ottimo e oltre alla suddetta Mara, una menzione particolare va dedicata a Stellan Skarsgård (attore feticcio di Lars Von Trier) che contribuisce a rendere il lungo epilogo suggestivo e accattivante.

Trent Reznor e Atticus Ross fanno il resto, sprofondando l’ambientazione svedese in una colonna sonora micidiale, che vede in mezzo anche canzoni di How To Destroy Angels, Ulver e…Enya. È vero: se vi dicono che il nuovo film di Fincher è lento, statico, lungo (ma qualcuno qui ha fretta quando va al cinema?), privo di azione, credeteci. Sempre che per voi sia un problema…

Voto: 7

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Info Film:

Regia di David Fincher, USA, Svezia, UK, Germania 2012, con: Daniel Craig, Rooney Mara, Stellan Skarsgård, Robin Wright, Christopher Plummer, Durata 158 min., Thriller.