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Machete Kills (R. Rodriguez): recensione

  • Scritto da Diego De Angelis
machete
Un ribelle messicano, il pazzo Mendez, capo di spietati rivoluzionari, ha intenzione di far saltare in aria Washington con un missile lanciato dalla sua base segreta nelle profondità del Messico. C’è solo un uomo che può salvare l’America: Machete. 
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Bisogna stare attenti dal considerare Machete Kills un solo diletto di Rodriguez, come se fosse il seguito di un fortunato cult movie del ventuntesimo secolo. Machete Kills è un film molto più complesso di quanto sembri.

Partiamo pure da una delle citazioni più note di Machete, pompata anche dal trailer: “Machete don’t tweets”. Sarà, è vero che Machete è uno di quelli in vecchio stile, che potresti quasi veder bene in un film di John Huston; prende i suoi tempi, ragiona senza fronzoli, è un duro della vecchia scuola. Come un eroe noir soffre le pene d’amore, ma alle tentazioni della carne non sa resistere, soprattutto se sono le carni di una bionda da panico. Eppure tutto quello che circonda il protagonista, dalla trama (e nel suo svolgersi) al montaggio, ha una velocità tale da sfiorare lo sperimentale.

E’ un film fulminante, talmente veloce che non può fare a meno di avere una serie continua di volti noti: Antonio Banderas, Mel Gibson, Charlie Sheen, Lady Gaga, Demian Bichir, Amber Heard, Sofia Vergara, Cuba Gooding Jr., Jessica Alba, Vanessa Hudgens, Michelle Rodriguez si rincorrono tra loro, star hollywoodiane che non resistono ai trucchi scenici di uno scenario frenetico, dove la morte è sempre dietro l’angolo.

E’ questo quello che colpisce in Machete Kills, la semplicità con la quale i protagonisti muoiono. La velocità del film è ben metaforizzata dal killer Chamaléon, un personaggio dai mille volti, sclerotico, senz’anima e senza faccia
.

Il discorso politico del primo film in Machete Kills (da ora M.K.) è meno evidente, il regista è abile nel muoversi tra un dittico di più ampio respiro, giocato sulla modernità del mondo contemporaneo ed un viaggio di generi cinematografici. MK si apre con un trailer che preannuncia il finale: da film d’azione la deriva sarà quella di un film di fantascienza. Ad incarnare questo cambiamento è il personaggio di Mel Gibson, Luther Voz. Proprietario di un’azienda di tecnologia avveniristica, folle dal sogno allucinato: distruggere il mondo e fuggire con una navicella spaziale, arca di Noè del futuro.

La modernità iperveloce ha dato al cervello di Mendez, interpretato dall’attore messicano Demian Bichir, candidato al premio Oscar per A Better Life. E’ nevrotico, con la sindrome delle personalità multiple. Violento e senz’anima in una scena, eroe dal cuore d’oro in quella successiva. In questa pellicola futurista la fisicità grezza di Danny Trejo è ancora più marcata, nuovo El Grinta d’America, a metà strada tra l’arretratezza della fracassata civiltà messicana e quella nevrotica e puttaniera d’America (applausi per il presidentissimo Charlie Sheen).

C’è un citazionismo folle anche in questa pellicola tra il fine ed il trash, marchio di fabbrica del magico trio Tarantino-Rodriguez-Roth. Dalle urlate dichiarazioni d’amore a Star Wars per arrivare a qualcosa di più ricercato. Per dirne un paio, Desdemona (Sofia Vergara) in una scena indossa un’arma identica a quella di Tom Savini in Dal tramonto all’alba, l’indimenticabile pistola fallica; Luthor Voz è un chiaro riferimento ad uno dei supercattivi storici di James Bond, Hugo Drax di Moonraker – Operazione Spazio.

Ma andiamo al punto forte del film, Amber Heard.
amber heard machete kills
amber heard machete kills


 Frasi da impenitente segaiolo a parte, secondo me è una figa da farti scoppiare le mutande senza toccarti, roba da telecinesi hardcore, ecco, in questi film, dimostra di essere di un’estetica davvero incredibile. C’è qualcosa in lei che ricorda fortissimamente certe bellezze da Hollywood d’altri tempi, si legga Barbara Eden o Jane Fonda, o se vogliamo rimanere sul meno intellettualoide ed in famiglia citiamo pure la Bridget Fonda dalle lunghe gambe in Jackie Brown.

Detto questo, MK non è un film perfetto, anzi. Si porta una serie di difetti tipici del cinema di Rodriguez, spesso grossolano mestierante dalla mano sporca, lontano anni luce dalle finezze del compare di merende già citato poco fa. Ma un occhio lo si chiude volentieri, perché Robert è uno che fa cinema per divertimento e per divertire, con lo stesso sguardo di un bambino che ha appena scoperto il Cinema, e non può far che piacere a tutti i cinefili senza troppe pretese intellettuali.
Voto: 7