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L'esplosivo Piano di Bazil (J. P. Jeunet)

  • Scritto da Michele Ciliberti

l'esplosivo piano di bazil

l'esplosivo piano di bazil
Jeunet sa cosa parla quando vuol raccontare la felicità. Jeunet è vita, colore, bellezza. Tre aggettivi che ritroviamo nella sua sesta opera, “L’esplosivo piano di Bazil”, film che condensa tutta la potenza del regista francese. Ripetere ancora una volta cosa rende magico il cinema di Jeunet può sembrare ripetitivo, ma quell’alone dirompente che caratterizza il suo universo si rinnova ogni volta con lo stesso identico vigore, regalando allo spettatore un'estasi visiva data dall'esplosione cromatica, dagli inconfondibili movimenti di camera e dal cascata di particolari che inondano occhi e cuore.

Ne “L’esplosivo piano di Bazil” tutti gli elementi portano al mondo di Jeunet. Il protagonista, alter-ego della indimenticabile Amélie (e un po’ di Charlot), è l’emblema del sognatore sospeso nella cruda realtà. Un ragazzo che ama il prossimo, che vive di piccole gioie, attento a ogni istante di felicità che la quotidianità riserva e proprio per questo deciso e determinato quando si accorge che qualcuno mina quest’armonia tra gli elementi. Questo intoppo (rappresentato da un proiettile intrappolato nel cranio) è perpetuato da due omacci a capo di due ditte d’armamenti.

Bazil si unirà così a un gruppo di tenere canaglie con le quali infliggerà punizioni ai due fabbricanti di morte. Per questo film si è parlato di retorica antimilatirista, di cinema impegnato, di pellicola dalla forte componente morale. Niente di più sbagliato. Come sempre Jeunet prende spunto dalla quotidianità (la solitudine de “Il favoloso mondo di Amélie", la guerra di “Una Lunga domenica di passioni”, il senso della morte in “Delicatessen”) per parlare dell’uomo, dei suoi vizi e della sua forza vitale. Nel sintetizzare queste due spinte, Jeunet compie però un errore. Nel trattare in modo capillare ogni peculiarità del mondo di Bazil e dei suoi amici, il regista francese si scorda totalmente della storia, arrivando a raccontare in modo dettagliatissimo e unico i vari episodi senza dare una spinta risoluta e propulsiva alla storia principale. Se nei suoi altri film queste mancanze erano sopperite da personaggi intensi, fortemente attrattivi nella loro unicità, questa volta ciò che traspare è un senso di incompletezza nella caratterizzazione dell’animo dei personaggi.

Si prova una certa difficoltà ad affezionarsi ad essi, mentre tutto il fascino della pellicola si concentra sui meravigliosi avvenimenti, sugli oggetti, sulle stupende riflessioni sul mondo e sulle cose della vita alle quali si fa poco caso (“chi inventa le barzellette?”). L'avventura di Bazil è una di quelle storie che vanno raccontate. E Jeunet lo fa in modo stupendo. Forse sarebbe servito uno scrittore diverso (con medesimo narratore) per avere una storia ancora più bella da vedere.

Voto: 6,5

Info Film:

Titolo originale Micmacs à Tire-larigot Francia 2009 con Dany Boon, André Dussollier, Nicolas Marié, Jean-Pierre Marielle, Yolande Moreau Durata: 105 min Commedia