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J. Edgar (C. Eastwood)

Tracciare cinematograficamente la parabola di un uomo discusso e discutibile come J. Edgar Hoover dev'essere stato un compito decisamente arduo. Colui che fu il direttore dell'FBI per quasi cinquant'anni, affiancando otto presidenti, è stato un personaggio che ha saputo affrontare situazioni molto complesse per gli USA, contrastando con veemenza violenti, assassini e malfattori. D'altro canto, però, fu anche un uomo di legge che usò metodi a dir poco biechi, architettando deplorevoli sotterfugi, facendo leva su scelte coercitive per arrivare a loschi obiettivi chiamati sempre col nome di "bene nazionale".

Clint Eastwood, nel disegnare il profilo di questo simbolo del '900 americano, ha scelto di dar conto di tutte le variabili che attraversarono la sua vita professionale e privata. Innanzitutto affascinante è il modo in cui il regista ha raccontato le diverse problematiche che Hoover affrontò nei diversi momenti storici (comunismo, crisi economica, diritti civili), resi magnificamente per mezzo di frammenti narrativi conficcati nelle memorie che il protagonista, oramai anziano, racconta ai giornalisti.

In secondo luogo ammirabile è il modo in cui Leonardo di Caprio riesce a monopolizzare la scena, divenire fulcro narrativo sul quale tutto ruota, nel quale tutto viene legato, a causa del quale tutto viene spezzato, incrinato, distrutto. Un personaggio reso in modo incredibile in quanto capace di parlare quasi ininterrottamente per due ore mantenendo il livello di tensione altissimo, riuscendo a stupire per la lucidità (spesso folle) della sua visione del mondo, fino a farlo diventare unico polo per creare azione e alimentare la narrazione.

Nel contempo, però, il regista statunitense ha commesso alcuni evidenti errori, specie nel tralasciare la forte osmosi tra Hoover e la società americana. Eastwood, infatti, elude totalmente dal sottolineare come Hoover fosse specchio delle pulsioni più viscerali della cultura statunitense, la punta dell'iceberg di quella folle esigenza di ordine, falsa morale e scorciatoie etiche con il solo obiettivo di ”piegare le regole se il fine è mantenere il Paese sicuro”. Eastwood tralascia questo piano per sottolineare le convinzioni conservatrici del protagonista, ribadendo fino all'esasperazione talune sue fissazioni (i ricorsi storici), la sua ostinazione nel vedere il nemico ovunque, le sue ipocrisie sessuali, le sue insicurezze causate dal morboso legame materno. Il problema è quindi quando Eastwood sceglie di trascendere dall'uomo, dal politico e dal pensatore, e di polarizzarsi sul mero "personaggio conservatore".  Un errore che forse è dovuto proprio al regista, oramai decisamente pedante quando si parla di determinate tematiche legate al pensiero americano.

Per il resto J. Edgar è un film provvidenziale per comprendere un periodo storico poco raccontato, ma fondamentale per sezionare l'anima americana e alcuni dei suoi lati più oscuri.

Voto: 7

Info Film:

regia di Clint Eastwood USA 2011 Con Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Josh Lucas, Judi Dench durata 137 min  Biografico