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Her, recensione

  • Scritto da Marco Tonelli

Prima di tutto un avvertimento: venite fuori da una storia d'amore finita male, sentimenti non corrisposti, e soprattutto cercate in ogni modo di lenire la vostra profonda solitudine e il vuoto emotivo che ne consegue con una serie infinita di viaggi mentali e palliativi vari? Bene, non guardate per nessun motivo questo film, potrebbe esservi fatale.

La visione di “Her” è il corrispettivo filmico di una dose eccessiva di barbiturici, un viaggio senza ritorno in un mondo ovattato in cui la disperazione dell'esistenza è cosi forte da rendere necessaria la disintegrazione dei sensi e delle percezioni. Nonostante l'approccio delicato e soffuso (sia nelle immagini che nella narrazione), la pellicola diretta da Spike Jonze è una lama affilata destinata a tagliare in due le nostre speranze e illusioni. Non ci sono cazzi, soli siamo e soli resteremo. Insomma, siamo dei relitti umani bisognosi d'amore e comprensione, ma allo stesso tempo incapaci di gestire le nostre emozioni e soprattutto incapaci di comunicarle, di creare delle relazioni durature e concrete.



Un futuro prossimo (ma oserei dire anche il presente) invaso dalla tecnologia, in cui i rapporti umani sono sostituiti da intelligenze artificiali capaci di provare emozioni (anche se generate da algoritmi), non è altro che la logica conseguenza di una natura umana incapace di esprimere la sua vera essenza, per questo destinata al fallimento più totale. Interpretato da un Joaquin Phoenix all'ennesima potenza, Theodore è un uomo come tanti altri, reduce da un matrimonio fallito e prossimo al divorzio, un uomo che ha provato tutto quello che doveva provare, e che ora, finita la relazione non sente più niente. Theodore vive in un periodo storico in cui la tecnologia pervade ogni relazione, anche la più intima e recondita. Ma soprattutto in cui le persone sentono il bisogno sacrosanto di riempire il proprio vuoto con chi ti capisce e comprende. E se nessun essere umano è in grado, perchè non creare un algoritmo che sia capace di farlo? Samantha è un sistema operativo che ride delle tue battute, ti dà consigli, cresce, e si evolve con te, come una ragazza vera, come la donna della tua vita, ma Samantha è una fottuta illusione, un prodotto tecnologico programmato per simulare le emozioni, per simulare l'amore.



Sta qui la potenza concettuale del film,  Theodore ride, si emoziona in turbinio di momenti felici, di riprese e luci folgoranti, ma nel medesimo tempo Theodore è solo, in un castello fatto di specchi, ma non in quanto non esistente o non tangibile, ma semplicemente altro. La voce roca e tremendamente sensuale di Scarlett Johansson dà forma ai sogni e le aspirazioni di tutti noi, ma attenzione, non lo fa illudendoci per chissà quale motivo, lo fa perchè siamo semplicemente noi a modellarla a nostra immagine e somiglianza. Quella del buon Spike Jonze, non è una semplice disamina bacchettona di una realtà contemporanea devastata dai social network, e dalle relazioni on line, ma è un vero e proprio sezionamento a cuore aperto delle dinamiche che regolano quella grande presa per il culo chiamata storia d'amore.



Certo, l'occhio vuole la sua parte, e “Her” gioca con disinvoltura con tutti gli stilemi del cinema indipendente degli ultimi anni, a partire da una certa estetica volutamente retrò, passando per i colori pastello dei costumi, fino all'immancabile colonna sonora opera dell'Indie Rock band o artista di turno (in questo caso gli Arcade Fire e Karen O). Ma detto questo, ci troviamo di fronte ad una delle esperienze filmiche più struggenti e senza scampo degli ultimi anni.

Astenersi deboli di cuore.


Voto: 8


Info:

Regia, soggetto e sceneggiatura di Spike Jonze, Usa, 2013

Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson (voce di Samantha), Amy Adams, Rooney Mara, Chris Pratt, Sam Jaeger, e Portia Doubleday.

durata: 120 minuti

Colonna sonora di Karen O & Arcade Fire