Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Come un tuono, recensione

Guardie e ladri. Padri e figli.

Il film si apre su Ryan Gosling, stuntman da circo (ruolo già impersonato in “Drive” di Nicolas Winding Refn). Corre a velocità assurda dentro ad una gabbia di metallo insieme ad altri motociclisti. La moto è il suo strumento di lavoro, l’arnese che poi usa anche per rapinare banche, al fine di riempire vuoti economici e genitoriali. Poi arriva il turno di Bradley Cooper, neo piedipiatti intriso di giustizia ed un pizzico di paraculismo. Anche lui padre, anche lui veloce, soprattutto negli sviluppi di carriera e nella metabolizzazione dei sensi di colpa.

È una storia di eredità e di retaggi. Di padri che agiscono per il bene dei figli. O almeno così credono, non capendo che tutte le loro azioni contano: non solo quelle fatte a fin di bene, ma anche tutte le altre, tutte le oscenità e tutti i rospi ingoiati e fatti ingoiare. Fare il male per il bene: simbolismi e rimandi si sprecano (vedi “Il Divo” di Paolo Sorrentino o leggi “Il Principe” di Niccolò Machiavelli). La bugia è il leitmotiv di tutta la pellicola. Mentendo si cerca appunto di cancellare, di pulire e sgombrare il campo. Per se stessi e per le persone amate.

I figli ti guardano, ti studiano, sei il loro esempio involontario. E assorbono tutto, si specchiano e si formano sulla tua immagine di padre, su un ricordo, su una foto spiegazzata, sul tuo carattere, sul tuo modo di vivere e vedere la vita, su come si prendono quello che desiderano, sia che tu sia un bandito o un poliziotto in carriera. La colpa invece è l’unica cosa che non si eredita, grande cazzata impostaci dalla cultura cattolica. La colpa è solo nostra in quanto singoli, in quanto persone, a prescindere dall’essere padri o figli, guardie o ladri, se preferite.

Ultima cosa da notare è come Cianfrance usa il colore. In “Blue Valentine” il blu inonda l’anniversario triste (lo stato d’animo è per l’appunto blue) di marito e moglie nel motel scadente. Il colore rosso degli stop di una macchina abbaglia invece Bradley Cooper quando arriva il momento di affrontare il pericolo nel famigerato luogo oltre i pini. Poi, in “Blue Valentine”, Michelle Williams fugge da quella stanza d’albergo e Cooper fa lo stesso fuggendo dalla pineta buia a sconosciuta (e dagli zigomi di cuoio di Liotta).

E’ un colore che macchia quello di Cianfrance, è la spia che ci indica i momenti topici dei suoi film. I suoi personaggi vivono questi momenti inondati di luce e colore, quasi come se il regista volesse impressionare quei luoghi nella loro (e nostra) memoria. Quasi a dirgli “guarda che qui poi ci ritorni, non si fugge”.

Voto: 8

 

Info film

Regia di: Derek Cianfrance, USA 2012

Con: Ryan Gosling, Bradley Cooper, Rose Byrne, Eva Mendes, Ray Liotta, Dane DeHaan, Emory Cohen

Durata: 140 min

Genere: drammatico