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Albert Nobbs (R. García)

Ho pianto come un vitello. Non per il destino di Albert Nobbs, donna che si finge uomo per lavorare nella Dublino di fine '800, ma per la forza con la quale Rodrigo García riesce a evitare facili moralismi nell'affrontare molte questioni legale alla sessualità.

Sono stufo, infatti, di discorsi altisonanti sulle diversità di genere, sui diritti acquisiti, sulle rivendicazioni sessuali. Sono stufo di discorsi sull'orgoglio gay, dei cacofonici strepitii sulle parità, della becera retorica sull'uguaglianza ad ogni costo.

Albert Nobbs, pur essendo un film storico, porta una ventata di freschezza su quel genere di pellicole che tentano di approfondire le problematiche legale alla questione sessuale.

Il film segue le vicende di Albert Nobbs, una donna con alle spalle una storia di soprusi e violenze, di povertà e rancore, di ricordi schiacciati dal peso dell'ingiustizia. Albert sin da piccola ha sempre lavorato negli alberghi, e per farlo si è finta un uomo, scelta che la ha costretta a cancellare le proprie pulsioni e a diventare così un subumano grigio e silenzioso. La riscoperta della speranza e dei suoi frutti succosi scoperchierà il vaso di pandora della sua identità perduta, portandola a guardare in faccia le sue necessità di donna e rimanerne estasiata e accecata da essi.

Questa semplice e toccante storia diventa il modo per parlare dalla questione omosessuale nel mondo del lavoro, per approfondire la figura della lesbica – spesso trascurata dalla cinematografia – e di scavarne bisogni e dolori, per planare sulla difficile condizione della donna in taluni periodi della storia e di capirne le dinamiche.

Questa analisi avviene in modo essenziale e schietto, senza molti giri di parole. Rodrigo García dipinge scenari, traccia i contorni dei personaggi, dà colore ai rapporti tra essi e tinge i bordi lasciandoli sfumati, non cercando di dire ciò che male e ciò che bene, ciò che è socialmente scorretto e ciò che è liberal. Bando alle ciance, Albert Nobbs mostra quanto naturali possano essere determinate situazioni, quanto errate possano essere alcune convinzioni dell'uomo, quanto eccezionale possano essere un bacio, un abbraccio, un desiderio, un'aspirazione, un obiettivo.

I discorsi tra Albert e il Sig./Sig.ra Page sono rivelatori, gli abbracci con la giovane Helen (la promettente Mia Wasikowska) sono un esplosione di bizzarra passione, il moralismo della signora Baker risultano chiari e  rivelatori dell'isteria e della pochezza di taluni rappresentanti della razza umana. Sostanza e umanità, viscere e poesia.

Alber Nobbs si dimostra così un film garbato, necessario ed esplosivo. Protagonista una Glenn Close che riesce a sprigionare un intero universo di sogni e bisogni dei quali nessun uomo o donna possono fare a meno. La forza rivoluzionaria dell'essere umano: questo è il punto focale della questione sessuale. E la dolce Albert è la cameriera che ci porge su di un piatto d'argento questa illuminante lezione, non chiedendoci neanche il conto, limitandosi a godere della nostra appagata sazietà cinematografica.

Voto: 8

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Info Film:

regia di Rodrigo García Gran Bretagna 2011 Con Glenn Close, Mia Wasikowska, Aaron Johnson, Janet McTeer, Pauline Collins Titolo originale Albert Nobbs durata 113 min  Drammatico