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Tex Speciale n. 23: "Patagonia"

 

Tex Speciale

Tex Speciale - Tex Speciale
Sono ormai più di sessant’anni che Tex Willer, il famoso ranger creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galeppini, cavalca indisturbato nelle edicole italiane, una cavalcata inarrestabile, composta da quasi 600 numeri più una miriade di almanacchi, maxi, uscite extra e, soprattutto, speciali (ovvero gli albi di formato gigante ribattezzati “texoni”). Il primo texone uscì nel lontano Giugno nel 1988, e inaugurò una serie di albi dall’impianto narrativo non sempre felice ma impreziositi da un apparato grafico da far invidia a tutte le case editrici presenti sulla faccia del pianeta: Guido Buzzelli, Alberto Giolitti, Giovanni Ticci, Aldo Capitanio, Roberto De Angelis, Carlo Ambrosini, Ivo Milazzo, Jordi Bernet, Joe Kubert, Roberto Raviola in arte Magnus (il suo texone rimarrà nella storia del fumetto), lo stesso Aurelio Galeppini sono alcuni dei grandissimi nomi che hanno impreziosito graficamente questa collana.

Purtroppo lo stesso non si può dire dell’apparato narrativo: sono cose note ormai nel web le continue dèbacle di colui che aveva ereditato il personaggio di Tex dal grande G. L. Bonelli, ovvero Claudio Nizzi, autore della bellezza di 20 texoni sui 23 usciti (oltre che di decine e decine di storie pubblicate sulla serie mensile e non). Se all’inizio del suo operato Nizzi scrisse grandi storie di western, rispettando anche la visione che aveva G. L. Bonelli del suo personaggio, è da anni ormai che allo stesso Claudio Nizzi viene attribuito il progressivo peggioramento delle storie di Tex. Proprio in questo periodo il ranger nazionale sta subendo importanti ricambi generazionali. Lo stesso Nizzi sembra si sia ormai a deciso a mettersi da parte (per dedicarsi ai suoi progetti di scrittore), ed è stata praticamente ufficializzato il passaggio di consegne fra lui e Mauro Boselli come sceneggiatore principale del personaggio. E nel frattempo si sono aggiunti anche autori del calibro di Tito Faraci e, soprattutto Gianfranco Manfredi, reduce dai successi di vendite con Volto Nascosto e dai continui riconoscimenti per la sua serie western Magico Vento.

Mauro Boselli, classe ‘53, debutta con Tex nel 1994, con una storia destinata a rimanere negli annali della Bonelli, ovvero “Il Passato di Carson” (tre albi con ai pennelli il compianto maestro Carlo Raffaele Marcello, scomparso nel 2007). Già da questa storica trilogia si intuiva il modo di narrare di Boselli, abbastanza in contrasto con il modo di narrare dei suoi predecessori: un racconto molto corale in cui più di una volta lo stesso Tex passa in secondo piano, con la puntuale presenza di una moltitudine di personaggi, e una propensione a dedicare spazio alle vicende passate dei personaggi (un modo di narrare non sempre visto di buon occhio dai numerosi lettori del Ranger).

Quando il Sergione ispira…

Boselli ha già firmato un texone (”Gli Assassini“, disegnato da Alfonso Font, uscito nel 1998), con ottimi risultati, ma non era ancora riuscito a bissare l’apoteosi di pareri favorevoli ottenuti con “Il Passato di Carson“. Beh, crediamo che con il texone n. 23 ci sia pienamente riuscito! Lo spunto per un soggetto ambientato in Argentina, precisamente in Patagonia, con Tex impegnato nel difendere gli indigeni locali, è stato suggerito dallo stesso Sergio Bonelli a Boselli, grazie a uno dei suoi numerosi viaggi in giro per il mondo. Da idea a soggetto vero e proprio il passo è stato breve: attraverso una accurata (e anche difficoltosa) ricerca storica, Boselli ambienta questa storia durante il passaggio di consegne fra Adolfo Alsina e Julio Argentino Roca come capo delle forze armate argentine, impegnate nella “Conquista del Desierto“, ovvero la lotta contro i bellicosi indigeni locali, gli indios argentini della Pampa sconfinata, e inscena la morte del cacique (capo indiano) Calfucurà, un indios ribelle realmente esistito. Con accurata precisione ci porta sulla Zanja (un fossato lungo quasi 800 km con quasi duecento avamposti a presidiarla) che proteggeva Buenos Aires dalle incursioni degli indios, fatto costruire dallo stesso Alsina. Ma a parte la seppur importante e stupenda ricostruzione storica che Boselli fornisce, è assolutamente stupefacente come l’autore, date queste premesse, riesce a costruirci sopra un vero e proprio universo narrativo popolato da una moltitudine di personaggi che (stavolta) non oscurano mai il carisma di Tex. Se l’incipit della storia non è certo dei più originali (un inviato dell’ambasciata argentina fa visita a Tex nel villaggio navajo dove abita insieme ai suoi pards e lo “invita” in Argentina), sbalorditive sono le scelte narrative che Boselli usa. La narrazione “a distanza” (Tex infatti non vi partecipa) dell’ultima battaglia di Calfucurà contro l’esercito argentino è perfetta per tensione, gestione delle immagini, ricostruzione della tattica militare usata e scelta dei tempi di narrazione, come è spiazzante e assolutamente riuscito l’elemento che “spezza” il texone in due parti narrative diversissime fra loro: questo elemento è proprio il passaggio di consegne fra il pacato Alsina (nel frattempo deceduto) e il guerrafondaio Roca, che invia l’ordine di sterminare tutti gli indios ribelli senza pietà.

Tex aveva scelto di partecipare alla spedizione capitanata dal suo vecchio amico Mendoza (compagno del famoso Montales) per catturare Calfucurà, ma soprattutto anche per fare da mediatore, per evitare le inutili stragi che sono avvenute nel Nord America (leggere “Seppellite il mio Cuore a Wounded Knee” per informarvi, e questo texone ricorda quel capolavoro in più parti), e dal momento dell’invio degli ordini di Roca in poi risulta impossibile per il ranger essere ancora al fianco di un Mendoza in bilico tra i suoi ideali di uguaglianza e il dovere di militare.

Et voilà: il ribaltamento di fronti è servito su un piatto d’argento! Senza assolutamente nessuna contraddizione comportamentale dei personaggi (cosa che Nizzi negli ultimi tempi otteneva praticamente in ogni sua storia), Tex passa totalmente dalla parte degli indios e combatte l’esercito di Mendoza di cui era fino a poco tempo fa alleato e capo degli scout. E comincia una serie di situazioni al limite che fanno penare il lettore, gli suggeriscono il dubbio che veramente Tex il Grande non ce la possa fare! Magnifico!

Lo spettacolare finale, che esplode in una sequenza muta di una poesia di rara bellezza, è basato molto sul rapporto che Tex padre ha con suo figlio Kit: la separazione dei due è probabilmente il momento più toccante dell’albo, così come il ricongiungimento sa di tristezza, di sconfitta, nonostante le vittorie ottenute sul campo. Quel Tex con la barba, spossato, stanco, è quanto di più realistico si sia visto su Tex negli ultimi anni. E Boselli riesce a far riscattare anche la figura del colonnello Mendoza (per usi futuri?) in questo perfetto finale.

Frisenda santo subito!

Una delle qualità più evidenti di questo texone è la perfetta sinergia fra narrazione e disegni. Ai pennelli abbiamo un nome destinato a rimanere nella storia del fumetto italiano e mondiale: Pasquale Frisenda.
Classe 1970, Frisenda si è fatto le ossa dapprima su Ken Parker, indimenticabile personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, poi sull’altrettanto indimenticabile personaggio di Gianfranco Manfredi, Magico Vento, (personaggio tra l’altro molto vicino alle tematiche di questo texone), di cui firma anche le copertine per un periodo. E’ uno stile il suo che se agli albori poteva ricordare quello di Giampiero Casertano e subito dopo quello del suo maestro per eccellenza Ivo Milazzo, adesso è in piena maturità grafica e artistica, oltre che autonoma. Attualmente in Italia chi riesce a tener testa a Pasquale Frisenda pare essere solo Claudio Villa (non a caso il copertinista di Tex), ma se vogliamo calcolare la bravura di un artista (ergo un disegnatore di fumetti) in base anche alla sua produttività, allora Frisenda è il migliore, vista l’esasperante lentezza di Villa nel disegnare (infatti sarebbe lui quello più indicato per disegnare un’altro texone, un sogno che forse si avvererà, dato che lo stesso Villa è al lavoro su una storia di Boselli che sembra sarà ospitata su un texone).

Partiamo dalla caratterizzazione di Tex e dei suoi pards: è cosa nota che Tex sia il personaggio più difficile da disegnare nel parco Bonelli, semplicemente perchè non ha alcun tipo di segno particolare (a parte il canonico abbigliamento). Frisenda opta per un mascellone dallo sguardo sottile e dalle spalle possenti: signori, ecco qua il riuscitissimo Tex di Frisenda. Come è riuscitissimo il “suo” Kit Willer: dall’aria trasognata, sempre giocosa, adolescenziale seppur già uomo, Frisenda non sbaglia un colpo.

Ma il punto forte di Frisenda sono gli scenari: già le prime due tavole dovrebbero far pensare ad una santificazione immediata nell’olimpo dei disegnatori di sempre. Sporche seppur precisissime, cariche di neri, di dettagli che non disturbano mai l’equilibrio della vignetta e dell’inquadratura, una caratterizzazione dei personaggi impareggiabile (basti vedere il Tex barbuto già citato, ma anche la caratterizzazione del colonnello Mendoza, dove in faccia gli si legge l’ingenua visione del mondo e dei suoi ideali), le scene di guerra sono semplicemente perfette per inquadrature, dinamismo e scelta dei dettagli. La Pampa argentina vive sotto il pennello di Frisenda: l’esercito di Cafulcurà, con le sue centinaia di lance alzate verso il cielo nero, la nebbia che sembra uscire dalla pagina, la polvere che fa tossire alzata dai cavalli che galoppano,  la perfetta luminosità delle scene ambientate di notte, i chiaroscuri dei dettagli, le mani, così perfettamente disegnate, quelle espressioni così reali. Non un solo difetto è presente lungo le 224 tavole che compongono questo capolavoro.

In Patagonia per altri sessant’anni

Patagonia” rimarrà nella storia del fumetto bonelliano assieme ai suoi tanti capolavori, e il fatto che Boselli ne abbia firmati già due (questo texone e “Il Passato di Carson“) la dice lunga su come il personaggio di Tex possa risultare rivitalizzato grazie alla cura-Boselli (e adesso aspettiamo alla porta per avere un capolavoro con Dampyr, la serie a fumetti di cui Boselli è ideatore e curatore). Il mondo Bonelli è un mondo strano: quando ti portano a credere che ormai i bei tempi siano del tutto andati, tirano fuori dal cappello questo texone o, pochi mesi fa, il numero 212 di Nathan Never, e ti rendi conto che i migliori in Italia sono sempre loro. L’amore con cui il Sergione nazionale legge tutti i suoi prodotti, consiglia, in alcuni casi revisiona, li cura sin nei più minuti dettagli, è commovente.

Sergione: andiamo tutti in Patagonia, sembra che porti fortuna!


Soggetto: 8,5

Sceneggiatura: 9

Disegni:9

Golbale: 9