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Ogni maledetto Lunedì (su Due) (Zerocalcare)

La generazione dei nati negli anni ’80 è una generazione particolare. E’ la generazione di quelli che hanno avvertito da bambini l’eco delle bombe di Capaci e di Via D’Amelio, assieme al boato più atavico di Chernobyl. E’ la generazione che più di tutte le altre sta pagando col sangue (in alcuni casi sangue vero) l’abnorme crisi economica che attanaglia le terre italiote. Una generazione, fondamentalmente, di perdenti e sognatori, figli illegittimi di quella ribellione quasi totalitaria che si è vissuta negli anni 70, dallo stragismo politico alla solare cultura pop, per poi cedere il passo a qualcosa di più oscuro ed indefinito.
La generazione dei nati negli anni 80 (e chi scrive ne fa parte) è stata anche quella generazione che ha acquistato la maggiore età (non tanto anagrafica quanto politica, e forse anche cognitiva) in quei caldi giorni di Luglio 2001. A Genova, in quei giorni, moriva Carlo Giuliani.
La sto prendendo larga, direte voi. Beh, lo ammetto, sto (quasi) divagando. Perché la mia generazione non è solo questo: è anche Ken il Guerriero, L’uomo Tigre, La Storia infinita, Esploriamo il corpo umano, Jurassic Park, Titanic, i Cavalieri dello Zodiaco, la generazione della Play Station e del Nintendo, di Super Mario bros, e anche (che Dio o chi per lui ci perdoni) degli 883.
Michele Rech, in arte Zerocalcare, fa parte di tutto questo. E lo innalza a forma d’arte, raggiungendo molto probabilmente la forma più sopraffina e contemporaneamente più cazzara della nostalgia di chi, nato negli anni 80, ha vissuto tutto questo, in alcuni casi anche inconsapevolmente.

LA REPUBBLICA DELLE CAZZATE
Però poi ci sono anche le cose squisitamente odierne. Ci sono una miriade di serie tv, c’è internet, c’è eMule, c’è Megavideo che limortacciloro  ce l’hanno pure chiuso, c’è Facebook di padron Zuckerberg, i blog, i forum, il Signore degli Anelli, le ripetizioni a liceali troppo distanti da noi. Insomma, c’è un po’ di tutto, in un affresco attendibilissimo sulla vita che i (post)giovani d’oggi fanno.
Con “La Profezia dell’Armadillo” e “Un Polpo alla Gola” ZC ha raggiunto un indice di gradimento altissimo fra gli amanti del fumetto, che sia quest’ultimo underground o popolare. Ma è col suo blog che il fumettista romano è diventato celebre anche in territori in cui, ad esempio, la parola “Tex” è solo la storpiatura di uno stato americano. Quegli episodi pubblicati (quasi) ogni due lunedì hanno dato vita ad un fenomeno virale probabilmente senza precedenti, almeno inerente la (breve) storia del fumetto duepuntozero. Un fenomeno talmente potente da far ammettere (almeno indirettamente) allo stesso sito di Repubblica.it che quella famosa  colonna destra pubblica solo cazzate (e“Perché non possiamo dirci trentenni” nasce probabilmente proprio dalla didascalia che accompagna questo link).
Ma in “Ogni maledetto Lunedì (su Due)” c’è un po’ di tutto, un tutto che in maniera minore o maggiore ci riguarda direttamente: dallo spoiler maledetto alla famelica orda dei laureati in psicologia, dall’incapacità dei nostri genitori dinanzi ad un computer (mente noi il forno manco lo sappiamo accendere) alla nostra vita trasandata in appartamenti poco curati, dall’odiato captcha alle cuffie che si rompono due giorni dopo che le abbiamo comprate.
Se non vi riconoscete in almeno due delle storie contenute in questo volume vuol dire che non avete vissuto. O quanto meno avete dei seri problemi.

ALL FORESTALS ARE BASTARDS

Ma “Ogni maledetto Lunedì (su Due)” non si limita a raccogliere solo le storie del blog. A cornice delle avventure di Zero e del suo fido armadillo, l’autore romano realizza una storia a colori di una cinquantina di pagine circa, ed è in questa cornice, per nulla accessoria, che Michele Rech analizza in maniera più profonda la sua generazione, anche se con la consueta (e vincente) dose di ironia romanesca.
Il pretesto per raccontare di ragazzi che improvvisamente si sono trovati catapultati loro malgrado in un’era di precarietà e sogni infranti è niente popò di meno che “Titanic”, il famoso film di James Cameron che tanto ha segnato la nostra generazione. Se prima dello schianto si viveva in una bolla di sapone, cullati dal sogno di non crescere mai, o di crescere in maniera vincente, dopo lo schianto ci si accorge che era tutta una illusione, mutuata dalla nostra sin troppo giovane età e dal nostro crederci giovani di belle speranze.
Lo schianto del Titanic di Zerocalcare coincide con la sua esperienza al G8 di Genova: in quell’occasione anche la Forestale, che di norma dovrebbe limitarsi a salvare roditori dagli incendi boschivi, viene contagiata dall’aria malefica di quella Genova dell’estate del 2001. Le zecche comuniste vengono prese a pugni in faccia, senza distinzione di sorta. Come Carlo Giuliani, Stefano Cucchi, Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi.
Michele Rech non vuole denunciare questi soprusi, lungi da lui voler immettere invettive politiche in una cornice che è pura sintassi autobiografica. ZC vuole solo non dimenticare cosa è successo, e non vuol farlo dimenticare neanche a noi.
La nostra è una generazione di perdenti e sognatori, perennemente in precariato. E non ci resta che galleggiare su un pezzo di legno fracico, mentre un immenso mostro marino mangia pian piano tutte le emanazioni dei nostri sogni, mentre anche il capitano della nave che ci guidava si rivela un'altra illusione.
Nel frattempo, sul fondo del mare c’è spazio solo per ricordi e nostalgia.

LA MEGLIO (POST) GIOVENTU’
“Ogni maledetto lunedì (su Due)” è tutto questo. Impossibile non ridere, impossibile non riflettere, impossibile non amare Zerocalcare, l’armadillo e tutti i personaggi che gli gravitano attorno, caricature perfette di una fauna umana che più genuina non si può. Viene inscenata parte della vita di Michele Rech, ma molto di quella vita, probabilmente, l’abbiamo vissuta anche noi.
Se Andrea Pazienza è riuscito nel dar voce all’animo politico di una generazione che soffriva ed era confusa, ma fondamentalmente era tutt’altro che inattiva, probabilmente Zerocalcare, col suo personalissimo Titanic, ha tratteggiato la disillusione e il fallimento di una generazione che si trova impossibilitata anche nel voler cambiare le cose, una generazione che può mirare solo a rimanere a galla.
Se non fosse una raccolta di materiale fondamentalmente già pubblicato, “Ogni maledetto lunedì (su Due)” sarebbe la consacrazione definitiva di un talento purissimo nella sua genuinità.
Questo vuol dire solo una cosa: Zerocalcare non ha più bisogno di consacrazioni.

Credits:
“Ogni maledetto Lunedì (su Due)”
testi e disegni di Zerocalcare (Michele Rech)
colori di Sara Basilotta
Bao Publishing
, 2013
216 pag, brossurato, 16 €