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Nathan Never n. 212: "Vittime e Carnefici"

212 copertina

212 copertina - 212 copertina
Umanità di Carta

 

La toccante e introspettiva analisi di Riccardo Secchi sulla vita dell’Agente Speciale Alfa. Eticamente immorale. Umanamente giusta.

 

Vittime e Carnefici.

Quanto è sottile il confine fra queste due parole?

Quanto è profondo il significato di questo binomio?

In quanti massacri, guerre e omicidi sappiamo distinguere gli uni dagli altri?

E’ così facile capire cosa è giusto o cosa è sbagliato?

Chi può scindere nettamente il bene e il male?

Parte tutto da queste profondissime riflessioni etiche l’analisi di “Vittime e Carnefici“, l’albo n. 212 della collana mensile di Nathan Never, un prodotto della Sergio Bonelli Editore, un prodotto quindi “popolare” (nell’accezione pura del termine, ovvero rivolto al popolo), che per natura non dovrebbe dedicarsi a riflessioni etico-moraliste troppo spropositate, ma dovrebbe relegare la sua sfera narrativa al puro intrattenimento, al puro divertissement. Il personaggio Nathan Never non è mai stato un personaggio semplice. Lontano anni luce dallo stereotipo alla Tex Willer dell’eroe risolutore tutto d’un pezzo, l’Agente Speciale Alfa ha una storia drammatica e straziante alle spalle che i lettori della serie conoscono bene, un passato complicato, ricco di avvenimenti luttuosi e tragici: l’omicidio di sua moglie Laura quando lui era ancora un poliziotto, il contemporaneo rapimento di sua figlia Ann da parte di Ned Mace (lo stesso psicopatico che uccise sua moglie), e in seguito l’autismo di Ann dovuta agli anni di convivenza con quest’ultimo. Per anni il nostro Nathan ha dovuto subire la sofferenza e il tormento della consapevolezza. La consapevolezza che lui è stato l’artefice di tutto questo male.

Perchè la notte in cui Laura venne uccisa e Ann venne rapita lui era a letto con un’altra donna.

A tutto ciò si aggiunge la perdita di cari amici nello spazio, la partenza di Ann (una volta guarita) nelle più profonde pieghe del cielo (una seconda e definitiva separazione), una devastante guerra in cui sono morti degli amici, ed è morta una donna di cui, faticosamente, era riuscito ad innamorarsi, Hadija Hab’Hamal, uccisa da un suo stesso collega, Andy Havilland, diventato la sua nemesi, colui che ha fatto scendere Nathan Never nelle zone oscure della sua rigida moralità, facendolo diventare quello che non avrebbe mai voluto essere: un assassino.

No, non è semplice, anche se si sta parlando di un fumetto popolare.

E qui arriva il gran mestiere di un autore che si è visto poco, ma che ha sempre lasciato il segno: Riccardo Secchi. Nato nel 1962 a Milano, figlio d’arte (suo padre Luciano Secchi, in arte Max Bunker, è il creatore di personaggi del calibro di Alan Ford, Satanik e Kriminal), laureato in Lettere con una tesi in Storia della Musica, sceneggiatore di professione e critico musicale per passione (con orientamenti rock), bazzica in primis fra diverse case editrici per poi approdare nel 1997 alla Bonelli con cui debutta con l’albo n. 81 della serie mensile di NN, “Concerto mortale” (per i disegni di Andrea Mutti). Nel 1998 inizia la sua collaborazione con la Disney per alcune storie di Topolino e Pk, e nel 2002 entra nel mondo della televisione realizzando la story-line della settima stagione di “Un Posto al Sole” e altre produzioni per Disney Channel.

Riccardo Secchi, un autore le cui storie per NN si possono contare sulle dita di una mano, ma sono state sempre storie che hanno riscosso ampi consensi, storie perfettamente introdotte nella continuity psicologica del personaggio Nathan Never, più che nella continuity storica. Con questo “Vittime e Carnefici” Secchi affonda il colpo, un colpo da maestro, di una potenza narrativa che ha pochi eguali nell’universo bonelliano, ma soprattutto lo fa con una spregiudicatezza sferzante, mandando all’aria tutti i dogmi e le restrizioni di un fumetto popolare (una piccola rivoluzione che, speriamo, non passi inosservata) .

E’ la storia di Marcus Blake, uomo pacato, padre di un figlio, Alex, che un giorno sparisce nel nulla, senza lasciare tracce. Ingaggia l’Agenzia Alfa di ritrovarlo, e Nathan Never risolve il caso in maniera sbrigativa, disinteressata: il cadavere di Alex viene ritrovato a pochi chilometri fuori città, investito da un auto. Il guidatore di quell’auto è Jeffrey Schneider, un odioso ragazzo, il classico “figlio di papà” che al momento dell’incidente era strafatto di onocaina (la droga del futuro di NN) e fugge, non prestando soccorso al ragazzo (che di lì a poco sarebbe morto dopo atroci sofferenze) per non essere beccato alla guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. Nathan risolve il caso in maniera professionale, non facendosi coinvolgere minimamente dai risvolti emozionali del padre, che mantiene comunque sia una calma fuori dall’ordinario.

Almeno all’apparenza. Perchè Marcus Blake troverà l’assassino di suo figlio, e lo farà a pezzi con un’accetta.

STOP: la vittima diventa carnefice. Il carnefice diventa la vittima. Ad una fredda analisi il carnefice vero e proprio è Marcus Blake. Secchi ci dimostrerà in modo spietato nel corso della storia come sia impossibile attuare questa “fredda analisi”.

Nathan ha il compito di scortare Marcus Blake dal luogo del delitto al penitenziario a cui è stato destinato. Ma durante il trasporto qualcosa non va: il flyer su cui viaggiano precipita (senza gravi conseguenze) causa una tormenta di neve, e i due (ovvero “il Carnefice” e “il Giusto”) devono aspettare che la tormenta passi per essere soccorsi.

Parte praticamente da qui il nocciolo di “Vittime e Carnefici“. Tutto è ovattato dalla neve, una sceneggiatura silenziosa e povera ci accompagna nel discorso fra i due, fra un uomo che ha ucciso brutalmente l’assassino di suo figlio, non vedendo più un futuro per se stesso dopo questo tragico lutto, e un uomo che è stato la causa della totale distruzione della propria famiglia, la causa della morte orribile di sua moglie e dell’autismo di sua figlia, con la pesante aggravante del tradimento.

Questo è il dilemma che Secchi ci invita a risolvere. Secchi ci chiede brutalmente: chi è il migliore dei due? Marcus Blake o Nathan Never? E ci chiede (soprattutto): come possiamo noi, comuni mortali, poter solo lontanamente giudicare un uomo disperato che fa a pezzi l’assassino di suo figlio? Come potremo mai noi riuscire a capire dov’è il confine fra il bene e il male?

Senza mezzi termini la sceneggiatura di Secchi ci catapulta dal dramma di Marcus Blake al dramma silenzioso e forse dimenticato di Nathan Never, i ricordi dell’Agente Speciale Alfa si susseguono sotto lo sguardo severo del “nuovo” Nathan Never, la sua immaturità nel non volere una figlia, nel preferire Sara McBain, l’amante che non chiede di essere sposata, che non chiede dei figli, con cui non si fanno progetti, che non chiede responsabilità.

Stupido ragazzino immaturo” pensa Nat, riferendosi a se stesso, conscio del fatto che c’è chi, per amore di un figlio, è stato disposto a perdere tutto. E nonostante ciò Marcus Blake si sente a posto con la coscienza. E Nathan è consapevole del fatto di non poter giudicare Blake, perchè anche lui è un assassino. Ha ucciso Andy Havilland per pura, sadica, semplice vendetta. Non per amore di Hadija.

Marcus Blake, l’assassino Marcus Blake…è un uomo migliore di me.”

Secchi è superbo nel descrivere le scene, poche parole ma che pesano come macigni, ogni didascalia, ogni virgola, ogni punto di sospensione è soppesato in millimetrica precisione narrativa, ogni volto, ogni inquadratura ha il suo preciso peso nell’economia della scena.

Poi Nathan, l’uomo Nathan pensa: “Devo fare qualcosa…devo dare un nuovo senso a questa mia vita…che passa e si consuma…lasciando così poche tracce di se in questo mondo…” (la “telecamera” vira sul palazzo di Nathan, su visi sorridenti di alcuni bambini, su macchine imbottigliate nel traffico, sull’esterno, al di fuori dell’oscuro mondo di Nathan), poi la decisione: “Certo che posso fare qualcosa“.

Parte così l’ambaradan del what if, ma un what if insolito, melenso, volutamente banale e carico di termini come “amore”, “felicità”, carico anche di ironia, carico di umanità. Nathan si costruisce un futuro, il futuro di un uomo felice, con Sara affianco, lo immagina perfetto, quasi patetico nella sua felicità.

Ma il risveglio è brusco. Nathan è bloccato sul principio nel poter realizzare il suo what if. E sa benissimo di chi è la colpa: “Sono stato soprattutto io a volere che il rapporto fosse così…arido…come le pietre che raccoglieva Alexander Blake” (riferendosi al suo rapporto con Sara McBain, privo di reali responsabilità reciproche).

Poi l’ultimo siparietto, Nathan che vede un suo ritratto realizzato da Alice, una bambina conosciuta durante la seconda caduta di Urania (NN n. 199), una bambina che lo vede come un mostro deforme. Cerca di nascondere quell’orrore al “giusto” Nathan.

La storia si conclude con queste parole:

No, Alice.

Il ritratto che hai fatto è molto somigliante”Spiazzato e confuso, il lettore non può rimanere indifferente ad un dramma di carta che più umano non si può. Giocando sporco, Secchi dirige un film più che scrivere un fumetto popolare. Il suo “politicamente scorretto” ha avuto successo, il lettore non può far altro che pensare e riflettere su se stesso, e sulla propria vita.

Il capolavoro (con le riflessioni post-lettura) è terminato, in tutta la sua spietata autocritica. In tutto il suo profondo e contraddittorio significato.

Non posso non dare il giusto merito anche al magnifico operato del puntualissimo Giancarlo Olivares, qui nella sua seconda opera in cui riutilizza uno stile che l’ha visto sugli scudi anche nella doppia dei numeri 178-179 della serie mensile, uno stile con meno retinature e più inchiostro, un operato in cui l’unico difetto che si può trovare è quello sulla non perfetta omogeneità di alcuni primi piani di Nathan, ma son bazzecole rispetto ad una opera complessivamente di ottimo livello. Ma l’intreccio psicologico che ha creato Secchi offusca anche la prova di Olivares (spesso accade l’esatto opposto, e quindi ben venga). Così come offusca (anche se in questo caso non ci voleva molto) la copertina di un Roberto De Angelis che ha sempre più una concezione troppo personale del volto di Nathan Never.

Vittime e Carnefici” è scorretto, è sadico, è profondo, è poetico. Ma non è “solo” un fumetto, men che meno un fumetto popolare, questo è in definitiva il grande merito di Secchi, quello di esser riuscito ad uscire fuori dalla carta come solo alcune storie di Dylan Dog hanno saputo fare.

Per il “popolo” il bene e il male sono due concetti divisibili. La televisione, i giornalisti li dividono per loro.

E questo basta.


Soggetto: 8,5

Sceneggiatura: 9

Disegni: 7,5

Globale: 8,5