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Nathan Never (A. Serra, M. Medda, B. Vigna)-Part 2

Nathan Never

Nathan Never - Nathan Never
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Parte III: Tecnodroidi vs Atlantide: 1-0

Insomma, dall’inizio alla fine, il personaggio di Nathan Never, così come il suo mondo, sono stati costruiti ad arte per soddisfare i fumettofili più accaniti. Mai si era vista così tanta fervida inventiva, e soprattutto una organizzazione così rigida e precisa: perché è questa organizzazione narrativa uno dei punti forti della serie. Paradossi ce ne sono ben pochi, nonostante si parli spesso di viaggi nel tempo, una vera trappola per chi scrive.

Nei primi 100 numeri di Nathan Never abbiamo la Saga dei Tecnodroidi che occuperà buona parte delle storie, e che ha il suo apice nei tre giganti già citati e la sua conclusione nel n. 99, “La Vendetta di Selena” (Serra & De Angelis). E’ la saga universalmente riconosciuta dai lettori come la migliore, il vero metro di giudizio e paragone per le successive saghe, e il fatto che l’abbia partorita principalmente la mente di Antonio Serra, fà si che lo sceneggiatore diventi una sorta di idolo per i fan di NN, come lo è Tiziano Sclavi per Dylan Dog.

Dal n. 60 fino al 65 vi è una interruzione ideologica della saga dei tecnodrodi (comunque ben diluita durante i 100 numeri) e parte una sotto saga, quella della “Guerra senza Tempo“, incentrata sul ritorno della leggendaria Atlantide, dove comparirà anche Martyn Mystere (un altro famoso personaggio della casa editrice milanese), una saga che però non ha riscontrato molto successo in quanto giudicata dai lettori troppo fantasiosa, visto comunque sia il realismo che gli autori hanno consegnato alla serie nonostante sia una serie di fantascienza, e tutt’oggi giudicata la saga meno avvincente dell’universo narrativo neveriano.


Parte IV: La “Saga Alfa”, Millennio (Secolo) nuovo, Capo nuovo

Dal numero 100 in poi l’universo di Nathan Never si prepara ad affrontare un pesante cambiamento. Gli autori, memori dello pseudo-fallimento della saga de “La Guerra senza Tempo”, decidono di riprovarci, rispettando le richieste si una saga più realistica, ma riescono ad andare anche oltre le aspettative degli stessi lettori. Con la spettacolare “Saga Alfa” (che inizia giusto col nuovo millennio, nel Gennaio 2000, e che per la prima volta non vede partecipare attivamente Antonio Serra), gli autori cambiano completamente il mondo in cui Nathan Never, fino al numero 103, ha vissuto. L’Agenzia Alfa si scopre essere qualcosa di diverso rispetto a quello in cui credevano Nathan e soci. Edward Reiser, l’integerrimo capo dell’Agenzia Alfa, si scopre essere un criminale senza scrupoli, in combutta con la criminalità organizzata della “City”. Questo almeno è quello che si crede alla fine della saga. Ma poi arriverà un altro temibile nemico, e tutto sarà chiaro, i misteri saranno svelati: il suo nome è Mister Alfa.

Dopo la fine della “Saga Alfa” gli autori si prendono un periodo di pausa. Per circa un triennio le storie diventano quasi tutte autoconclusive. Iniziano anche a crearsi i primi paradossi e le prime difficoltà. Un esempio: nel primo gigante, in uno scorcio di futuro, si vede chiaramente l’Alfa Building di Edward Reiser semidistrutto dalle guerre tecnobiologiche. Ma l’Alfa Building è stato totalmente distrutto ben prima, nel penultimo episodio della “Saga Alfa”. Gli autori sono stati comunque abili nel giustificare questo paradosso: infatti nel terzo gigante, dal chiaro titolo “Un nuovo Futuro”, si specifica che dopo tutti quegli avvenimenti il futuro, con l’avvento dei tecnodroidi e delle guerre tecnobiologiche, è stato radicalmente cambiato, quello che deve succedere è stato cancellato e deve essere ancora scritto. Una spiegazione abile ma difficile da digerire, una spiegazione che fa pensare che è stato creato tutto quel casino, tutta quella complicatissima saga per niente, visto che poi tutto torna come era prima. Ma questa difficoltà è nulla in confronto alle miriadi di difficoltà che gli autori hanno dovuto affrontare nel corso degli anni, quindi è ampiamente perdonabile. Lo stesso Antonio Serra, in un articolo scritto di suo pugno nell’Alfacom del n. 123 invita il lettore “non a credere che tutto ciò che legge sia vero, ma a divertirsi nel pensare che lo sia”. Poche parole che però chiariscono tutto. Infatti gli esigenti lettori di Nathan Never hanno poche volte perdonato queste incongruenze narrative, “stressando” (è il caso di dirlo) gli autori con continue critiche pignole.

 

 

Nel frattempo Antonio Serra si dedica completamente ad un personaggio tutto suo, Gregory Hunter (non di molto successo), rimanendo nella serie solo in veste di supervisore, e il ruolo di tuttofare di Nathan Never lo acquista l’altrettanto abile Stefano Vietti, coadiuvato sempre splendidamente dagli altri due papà di Nathan Never, Bepi Vigna e Michele Medda.

Forse l’unico difetto di Nathan Never sta nella sceneggiatura di alcuni episodi. Nonostante l’umanità certe volte addirittura estrema e palese del personaggio (per via del suo tragico passato), Nathan Never rimane sempre un poliziotto, un “duro”, che fa quindi discorsi da “duro”. In quasi tutti gli albi la sceneggiatura è molto forzata, molto matematica. L’unico che riesce a “far parlare” Nathan Never da essere umano e non da poliziotto imbattibile è Michele Medda (non a caso anche soggettista di Dylan Dog, in cui il pezzo forte sono proprio i dialoghi diretti e scorrevoli, molto umani), mentre gli altri sceneggiatori (in primis anche il mostro sacro Antonio Serra) hanno dato troppa importanza alla storia e non a costruire una personalità anche “momentanea”, a episodi, di Nathan Never, facendosi bastare il suo tragico passato e la sua aria da depresso cronico, facendolo parlare per luoghi comuni. Magari un po’ più umanità dialettica e un po’ meno fantascienza poliziesca nei dialoghi gioverebbe sicuramente ad un personaggio già ottimo di per sé. Così come gioverebbe una convinzione meno palese del personaggio in ideali di giustizia. Insomma, forse nel personaggio servirebbe introdurre un po’ di sana cattiveria. Lo stesso Mister Alfa, in un’epica discussione con Nathan Never nel n. 130, analizza queste tematiche (la “rigidità” morale di Nathan Never contrapposta al bisogno spasmodico di realtà dei lettori), criticando pesantemente l’eroe e, di riflesso, la stessa serie a fumetti: “Parli come il personaggio principale di un’opera di finzione, destinata ad un pubblico di adolescenti. Gli autori di questo personaggio, per contratto, sono tenuti a rappresentarlo in modo che non ne vengano mai messi in dubbio l’acritica appartenenza al bene, l’incrollabile idealismo, il fiero senso di giustizia. E questo, ostinatamente, ciecamente, anche quando il pubblico è cresciuto e percepisce che le parole delle battute sono vuote, lontane dalla propria realtà, e dalla platea che chiede a gran voce maggiore aderenza al vero…

Ma dicevamo del post “Saga Alfa”. Gli autori stavano meditando già da tempo una saga a puntate come quella della “Guerra senza Tempo” e di “Alfa” che riguardasse una guerra fra le stazioni orbitanti e la Terra, una saga pensata già nei primi anni di vita dell’Agente Speciale, come fa capire il n. 74, “L’Orbita spezzata” (Serra & Atzori), che doveva essere uno dei primi episodi della serie (è stato il primo albo scritto da Antonio Serra per Nathan Never, a detta dello stesso autore). A quanto pare proprio questo fatidico numero 74 ha creato un bel po’ di casini agli autori a causa del ritardo con cui è uscito per via della lentezza del disegnatore, Mario Atzori, nel realizzarla. Chissà il povero Atzori quante se ne sarà sentite dire…

 

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Disegno in copertina di Roberto De Angelis