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Mostra-Mercato del Fumetto, Bologna

  • Scritto da MarKeno

Mostra-mercato Bologna

Mostra-mercato Bologna - Mostra-mercato Bologna
Per chi mancherà appuntamenti più prestigiosi, un’ottima occasione per fare indigestione di fumetti e derivati. Il Pala Nord di Bologna è un capannone appena fuori dalla tangenziale che spunta in mezzo a ettari di cemento e ghiaia, disseminati di detriti, putrelle, bagni chimici e un Bancomat. Enorme se paragonato a una libreria, minuscolo se confrontato con il centro storico di Lucca, due volte all’anno si riempie di fumetti, fumettari e fumettivendoli e si aprono le danze della compravendita acuta. Queste, in sintesi, location e spirito della "Mostra-Mercato del Fumetto di Bologna", appuntamento tanto risibile se paragonato a Romics o a Lucca stessa, tanto imprescindibile per quel circondario emiliano-romagnolo che nella cittadina toscana ci andrà, ahimè, soltanto col pensiero.

 

L’ingresso richiede quattro euro e cinquanta, tre se si possiedono i tagliandi promozionali, disseminati durante la settimana precedente per i fast-food e le kebabberie bolognesi. Il portafogli fruscia così una prima volta: è il preludio al dissanguamento compulsivo che avverrà da lì a poco.

Si entra e il panorama è uno solo: vagonate di carta, rilegata, spillata, incollata, brossurata o cartonata. Chi la stipa in librerie traballanti, chi la sistema in casse da frutta, chi, addirittura, in pianali modello mercato rionale, “tutto a 2 euro”. L’orgia dei collezionisti è avvolgente. Ovunque si aggira gente che sfoglia pagine, tratta prezzi, odora costine e compara edizioni. L’aria frizza degli scatti dei blister che si aprono, risuona degli accenti toscani dei venditori in trasferta, profuma delle cresce sfornate dal bar all’angolo e si ammanta delle domande più classiche (“Ce l’hai il numero otto?” oppure “Se te li compro in blocco mi fai bene?”). In tutto ciò, non passa inosservato il meraviglioso rito del passaggio generazionale: tra i banconi gironzolano decine di bambini, sotto l’occhio adorante dei babbi intenti a trasmettere a livello endemico la passione, o spesso la malattia, del collezionismo.

Nulla di strano, quindi, che le età sia di venditori che di papabili acquirenti siano variegate quanto le esposizioni, con accessori personali che spaziano dal girello al bastone da passeggio. Immancabile è però il fedele zainetto, vuoto in partenza e, nei migliori casi, colmato a soma prima dell’uscita.

Il comparto fumettistico più fornito rimane quello “antico”, anche se non risulta monopolizzante nei confronti delle uscite recenti, cosa che succede invece alla Fiera di Reggio Emilia, sempre per restare in patria tortellinesca. Sergio Bonelli e Walter Elias Disney la fanno comunque da padroni, reclamando il loro tributo in stoccate da capogiro, accolte in alternativa da vibrate proteste o da pronti fruscii dei libretti degli assegni. I settecentocinquanta euro per il blocco dei Tesori di Carl Barks sfidano le introvabili prime apparizioni di Tex, che richiedono direttamente l’accensione di un mutuo. E a rimpinguare il marasma d’epoque, ecco spuntare, nascoste ma non troppo, raccolte di vecchie settimane enigmistiche dagli schemi solo parzialmente risolti, albi anteguerra dei calciatori Panini, riviste pornografiche che sbandierano pin-up oggi ottuagenarie, nonché le immancabili pile del Guerin Sportivo.

Cogliendo il sottile collegamento sportivo, anche Marino Bartoletti fa la sua comparsa tra la folla.

L’influsso del postmoderno si fa in ogni caso sentire. Ed ecco i manga richiedere sempre più spazio ai fumetti occidentali, sospinti dagli stand che presentano gadget su gadget mutuati dal Sol Levante. Gli accessori vengono venduti da commesse travestite da scolarette Hentai, prive di occhi a mandorla ma arricchite da vistose parrucche psichedeliche. L’oggettistica viene incrementata ulteriormente dalle immancabili action figures. Snodate o granitiche, minuscole o imponenti che siano, esse spaziano dai "Cavalieri dello Zodiaco" ai "Masters of the Universe", passando per "Spawn" e "Lupin". Spillette, dvd, peluches e travestimenti vari sono la gioia dei più giovani, che approfittano di una distrazione dei genitori per allungare un occhio su una tetta di Moana Pozzi, che sbuca da una vecchia copertina di "Le Ore".

Non c’è spazio per gli impazienti, al Pala Nord. Non si entra, si guarda e si va. Bisogna girare tutto una prima volta, scoprire, tenere a mente prezzi e locazioni geografiche, comparare, per poi segnare tutto sul fedele taccuino, che riporta numeri di albi mancanti e costi stimati. Poi si deve ripetere il giro e soffermarsi sulle chicche già notate, prima di dare il via alla danza contrattuale. Sì perché il bello, il vivo della Fiera, che si differisce in questo da ogni edicola o fumetteria, è lo spirito di mercato elevato al suo massimo. Così l’arte commerciale si disegna in complessi passi a due tra venditore e compratore. E se è per forza vero che l’uno desidera separarsi di ciò che l’altro agogna, non mancano gli ingenui e i furbetti. Lo stesso albo, tanto per fare un esempio, può variare nel prezzo anche di decine di euro, tra due bancarelle adiacenti.

Ma per un buon colpo messo a segno, ecco profilarsi il più classico dei drammi: tornati alla prima bancarella visitata, per recuperare il pezzo pregiato adocchiato all’inizio e visto poi solo a prezzi gonfiatissimi, si scopre che un rivale meno indeciso è passato di lì come Attila e non ha lasciato più nulla. E’ il risvolto della medaglia, la croce e la delizia del valzer bolognese del fumetto-mercato. Un ballo a cui vale sempre la pena di partecipare.