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Mohican (P. Morales-R. Diso)

Mohican

Mohican - Mohican
Il quarto volume esce a distanza di ben due anni dal precedente (“Sighma”, di Paola Barbato e Stefano Casini), dopo esser stato promesso ai lettori l’anno scorso. Ai testi troviamo Paolo Morales, eclettico artista in dote a Martin Mystere sia come autore che come disegnatore, ma che ha all’attivo importanti esperienze televisive e cinematografiche (basti pensare che ha collaborato con gente del calibro di Coppola e Scorsese). Ai disegni c’è uno dei senatori del fumetto bonelliano, Roberto Diso, classe 1932, che dopo la chiusura del “suo” Mister No ha lavorato su Tex e su Volto Nascosto, prima di dedicarsi a questo “Mohican”.

 

Personaggi umili

Nelle svariate presentazioni di questo quarto Romanzo a fumetti veniva più volte ribadito che si sarebbe trattato di un seguito del famosissimo romanzo di James Fenimore Cooper, “L’Ultimo dei Mohicani”, portato sul grande schermo da Michael Mann nel 1992, una scelta sicuramente inconsueta e rischiosa questa di Morales. “Mohican” inizia esattamente dalla sequenza finale del romanzo di Cooper, con la drammatica morte di Cora e di Uncas, “l’ultimo dei Mohicani” a cui il titolo del romanzo si riferisce, per poi fare un imponente salto, anche storico, di ben 20 anni: Occhio di Falco, Long Carabine, Nutty Bumppo, Nathaniel: la figura magistralmente interpretata da Daniel Day Lewis nel film di Mann è protagonista anche qui, in una versione meno eroica, più umana, con pregi e difetti.

A livello di soggetto “Mohican” non può neanche competere con il suo “prequel”: la potenza storica del capolavoro di Cooper qui è assolutamente assente, Morales ci consegna una avventura intimista, molto concentrata sui personaggi che sulle loro azioni. “Mohican” è un atipico on the road western, in cui Nathan accetta di accompagnare tre mennoniti, un pastore e due donne (madre e figlia), a conferire niente popò di meno con George Washington in persona, per motivi che si sapranno solo alla fine. Ad accompagnare i quattro si aggiunge anche Chingachook, che dopo la morte del figlio è lui a poter vantarsi, suo malgrado, dell’etichetta di Ultimo dei Mohicani.

E’ l’inizio di una lunga avventura nella natura, che riserverà più di una difficoltà ai viandanti. Tema portante del viaggio pare esser soprattutto lo scontro fra Nathan stesso e il Pastore Miller: frequenti sono i battibecchi fra il materialismo della guida e l’accentuata spiritualità del Pastore. Sono battibecchi riusciti, realistici, e che vogliono far intendere più di quanto non si veda in superficie: Morales sembra voler puntare il dito sui bigotti e i quaccheri dell’epoca, sul loro sfrontato senso di spiritualità che in alcuni casi falsa la realtà e diventa persino pericoloso, quando la bella “Pelle di Pesca” Greta evita l’uccisione da parte di Nathan dell’unico sopravvissuto di una sanguinaria banda di Mohawk, un “errore” che la stessa Greta pagherà caro. Ma proseguendo con la semplice eppur avvincente lettura di questo romanzo, Morales sposta sempre l’attenzioni sulla “qualità” dei personaggi coinvolti: benché l’epilogo non possa certo definirsi spettacolare, l’autore non disdegna di dipingere un Padre Miller con una caratura morale elevatissima.

L’epilogo vede la prevedibile ma non certo patetica morte dell’Ultimo dei Mohicani, oltre che il padre adottivo di Nutty: Chingachook muore dopo aver resistito per tanto tempo, e muore non disdegnando la vita, ma rimpiangendola. Benché come già detto, la sua morte era ampiamente prevedibile, reputiamo questa sequenza probabilmente il picco dell’intero romanzo: molto poetica e sentita, di una semplicità palese ma che nasconde una grande profondità emotiva.

Mohican” si rivela per adesso il romanzo più semplice dei quattro, ma forse anche il più efficace: non presenta particolari innovazioni, non ha quell’imponenza narrativa che ha contraddistinto nel bene e nel male i tre precedenti romanzi, ma si lascia leggere con facilità, appassiona e coinvolge. Un lavoro onesto, spoglio di ricercati tecnicismi e di ricerca dell’originalità a tutti gli effetti, una narrazione umile, che mette in campo personaggi umili dinanzi a situazioni umili.

Uno Sguardo naturalista

L’ex copertinista di Mister No Roberto Diso realizza un lavoro in perfetta linea con quanto detto fin’ora. Il disegno spesso verte su inquadrature naturaliste, in una perfetta coesione fra personaggi e ambiente. E’ un lavoro praticamente privo di errori, ma nello stesso tempo Diso non immette nel suo tratto alcuna magnificenza, nessuna potenza scenica. Così come per Morales, anche per Diso il lavoro ci risulta onesto, perfettamente inquadrato nel far vivere i personaggi.

Eppure la maestria di Diso non tradisce: di rara chiarezza sono le vignette dinamiche, ogni personaggio è caratterizzato molto bene, la sceneggiatura abbonda di grandi vignette che permettono al disegnatore di potersi sfogare in tutta la sua indole poetica e naturalista (spettacolare la vignetta di pag. 50). Ma nonostante queste vignette Diso mantiene sempre un profilo basso, lasciando che siano le sfumature narrative dei personaggi a colpire il lettore. La trasposizione grafica di questi ultimi non sembra aver debiti con il kolossal di Mann: Nathan ha addirittura qualche lineamento amerindo, sensuale eppur semplice Greta, molto riuscita, anche perchè in definitiva canonica, la descrizione del pastore Miller.

Roberto Diso non è più quello di una volta, le sue tavole non risultano graffianti come quelle degli anni d’oro di Mister No, ma rimane un ottimo artista dalla grande esperienza che conferma con questo "Mohican" di poter dire ancora la sua nel panorama fumettistico italiano.

Grandi Potenzialità

La collana dei Romanzi a Fumetti Bonelli sembra proseguire in maniera spedita, nonostante l’altalenante periodicità: sono già in cantiere i seguiti di "Dragonero" e de "Gli Occhi e il Buio", annunciati dai rispettivi autori, e anche "Sighma" era terminato in modo da non escludere a priori un seguito. La collana ha enormi potenzialità, non osiamo immaginare cosa potrebbero combinare gente come Manfredi, Boselli, persino Sclavi con un formato simile, completamente liberi di poter sviluppare qualsiasi idea venga loro in mente, senza i paletti di una serie o miniserie. Questo formato è la naturale evoluzione delle stesse miniserie in casa Bonelli: non è più tempo per serie interminabili, il mondo va veloce, e ha poca pazienza, purtroppo.

Morales utilizza un idea atipica come la prosecuzione di un grande romanzo storico, e non tradisce lo spirito della stesso Cooper, omaggiato nelle ultime pagine del romanzo, offrendoci una lettura fresca, molto classica ma non per questo banale. L’elevato prezzo del volume (potremmo sbagliarci, ma “Mohican” stabilisce il record per il prezzo più alto di un albo Bonelli) potrebbe precludere una parte dei compratori, a torto secondo noi, perché questo quarto romanzo merita, e molto.

E speriamo sinceramente di non dover aspettare altri due anni per il quinto romanzo.

 

Soggetto: 6,5

Sceneggiatura: 7,5

Disegni: 7

Media: 7

 

Info:

MOHICAN

Soggetto e Sceneggiatura: Paolo Morales

Disegni e Copertina: Roberto Diso

Editore: Sergio Bonelli Editore

Romanzo a Fumetti n. 4, 272 Pag.

Periodicità irregolare

Giugno 2010