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Magico Vento n. 128: "El Camino del Diablo"

 

Magico Vento

Magico Vento - Magico Vento
Con questo albo inizia ufficialmente l’addio alla collana di Magico Vento, primo episodio di una trilogia che ci porterà inevitabilmente al fatidico n. 130, più lo speciale promesso ai lettori da tempo. Ai testi naturalmente Gianfranco Manfredi, che nella rubrica ufficializza in maniera definitiva la sua nuova miniserie, “Shangai Devil”, mentre ai disegni ritroviamo un graditissimo ritorno: Giuseppe Barbati e Bruno Ramella, coppia storica della collana, che non lavoravano insieme dal lontanissimo n. 56, dopo aver realizzato fino a quel punto il numero maggiore degli albi della collana.

Donne e Generali

El camino del Diablo” risulta essere un gran bel miscuglio di personaggi ampiamente caratterizzati, in cui due la fanno da padrona: il mefistofelico generale Crook, sempre più furbo e contorto, e la giovane e bella Estrella, colei che probabilmente si “aggiudicherà” l’amore di Magico Vento. Di contorno a queste due grandi figure abbiamo il classico Poe che gioca il consueto ruolo di vero e proprio comprimario, Magico Vento nel ruolo di stratega militare di Victorio, Lozen, la sorella dello stesso Victorio, che si contende l’amore di Magico Vento con Estrella. Ma non è finita: come non citare il burbero Carmody, la guardia di Poe, e il soldato Bowen, da possibile stupratore di Estrella a confidente dello stesso Poe? Sono i personaggi che fanno la storia, e Manfredi lo sa benissimo, offrendoci questo affresco preciso, avvincente, puntiglioso, personalità e modi di pensare ottenuti da battute semplici, da precise inquadrature, da azioni banali. E sullo sfondo il duello senza fine fra Crook e Victorio: “El Camino del Diablo” ha un soggetto preciso (che lo rendono un albo pienamente leggibile a se stante, nonostante sia la prima parte di una trilogia) basato sulle misteriose mosse di Crook, stratega talmente sottile da rasentare la genialità: giostra la situazione Poe-Estrella in maniera lucida, organizza le truppe come re e regine su una scacchiera, tende trappole psicologiche alle truppe di Victorio, e alla fine vince la guerra non versando una sola goccia di sangue dei suoi uomini, ma facendola addirittura combattere ad altri, alle truppe messicane. Ma il mirabile generale non ha fatto i conti con Magico Vento e la sua magia.

Proprio sotto questo aspetto ci sono alcune semplificazioni eccessive da parte di Manfredi, alcuni "abusi" che l’autore fa di precisi espedienti narrativi che in ogni caso si sono già visti parecchie volte sulla collana dello sciamano bianco. Innanzitutto il contatto telepatico fra Ned e Poe, qui sin troppo estremizzato: durante la lettura vien da pensare che i nostri eroi usino un telefono cellulare più che i poteri della mente: Ned, grazie a Poe, è costantemente informato sulle mosse di Crook  fino a quando lo steso Carmody non gli sequestra l’amuleto che permette la comunicazione fra i due, il “cellulare”, in un ingenuo ma inconsapevolmente determinante dispetto al giornalista di Pulitzer. Ad inizio albo troviamo addirittura Poe che trova Ned “occupato”, intento in un fantasmagorico rituale magico. Ed è proprio la magia di Ned l’altra semplificazione eccessiva: fra colonne di luce quasi fantascientifiche e tornado di fuoco che sbaragliano centinaia di soldati messicani in poco tempo, la smisurata potenza di Ned sembra non aver confini, facendolo apparire più in un supereroe che un canonico pistolero infallibile. Ovviamente Manfredi è consapevole di tutto questo, e cerca di limitare l’uso di questi elementi con determinate situazioni, come la rabbia di Poe che deve sbollire, altrimenti sarebbe impossibile trovare la concentrazione per una “chiamata” al suo amico Ned, o come la frequente debilitazione fisica di Ned nell’abusare dei suoi poteri: ancora una volta sembra che Ned abbia perso definitivamente i poteri, dopo l'incredibile sforzo per sbaragliare la posse messicana. I poteri di Ned, che rappresentano la voce del Grande Spirito, sembra si siano totalmente bruciati. E’ già capitato nel corso della serie, interi filoni di albi in cui Magico Vento non usa nessun potere, per rivederli in azione nel ciclo conclusivo contro Hogan.

Ma tolto ciò l’albo si dimostra avvincente, di innegabile qualità, studiato e curato sin nei più minuti dettagli: bellissima in questo senso la vignetta conclusiva dell’albo, in cui vediamo una Lozen inerme che osserva Magico Vento ed Estrella che si uniscono, e la visuale colloca Lozen di spalle, in mezzo all’abbraccio dei due amanti. Sono i dettagli che rendono credibile la storia, e i personaggi che la costruiscono.

Un grande Ritorno

Assenti dal lontano n. 56, sembra che tutto questo tempo sia servito a rinsaldare la sinergia della coppia Barbati-Ramella. Avevano iniziato dal secondo  numero a lavorare insieme, offendo una grande prova, per poi perdersi in lavori anonimi e spesso poco curati, data anche la loro velocità di realizzazione, con qualche assolo come lo fu lo stupendo n. 32 “L’Incendio di Chicago”. Questo n. 128 ci offre invece un Giuseppe Barbati alle matite e un Bruno Ramella alle chine in piena forma, che sanno rendere polverose le tavole, che riescono a caratterizzare molto bene i personaggi, con l’unico difetto di una recitazione non propriamente raggiunta per quanto riguarda gli indiani.  Ma è innegabile la riuscita dello sguardo furbissimo di Crook, la realizzazione di un Poe spaesato, dei vari Carmody e Bowen ampiamente calati nel ruolo che devono recitare.

Una vignetta su tutte ci ha colpito immediatamente: è la prima di pag. 44, uno grandissimo scenario western, con tanto di rocce caratteristiche. Forse stiamo esagerando, ma ci sono echi di un certo Pasquale Frisenda in quella vignetta.

Giuseppe Barbati e Bruno Ramella arrivano così ad offrire ai lettori di MV la loro migliore prova sulla collana, che acquista un valore speciale, dato che sarà anche l’ultima per lo storico duo, una prova in cui ogni tanto fa capolino qualche errore, una prova che non punta allo spettacolo del dettaglio e della dinamicità, ma che funziona perfettamente con lo scenario che vuol raccontare, le polverose distese ai confini col Messico.

Conferme

Come di consueto, ennesima grande cover per Corrado Mastantuono, che riprende una precisa vignetta dell’albo, l’ultima di pag 16, anche se presenta un Ned frontale e non di spalle. E’ la colorazione che funziona nelle stupende cover di Ned, una colorazione quasi hi-tech ma che davvero poche volte contrasta con l’atmosfera western di Magico Vento.

Il prossimo albo vedrà Ned, Estrella e l’esercito di Victorio in pieno Messico, per cercare armi con cui combattere Crook e la sua furbizia. Forse Manfredi ci porterà direttamente in un atipico affresco da spaghetti-western, il "modus operandi" che ha fatto grande al cinema questa narrativa. Ai pennelli troveremo Darko Perovic, il disegnatore più quotato dello staff di Magico Vento, il che ci incuriosisce non poco sull'identità del disegnatore dell'ultimo numero della serie, facendoci sognare prestigiose guest-stars o insperati ritorni degli antichi assi della serie.

Lo ammettiamo, quando si tratta di commentare un episodio di Magico Vento siamo ripetitivi negli elogi: anche questo albo ci risulta decisamente sopra la media di tutti gli albi bonelli e bonellidi. Ma meglio esser ripetitivi che scoprirsi traditi.

 

Soggetto: 7,5

Sceneggiatura: 7,5

Disegni: 7,5

Globale: 7,5

 

 

Info:

EL CAMINO DEL DIABLO

Soggetto e Sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Matite:  Giuseppe Barbati

Chine: Bruno Ramella

Copertina: Corrado Mastantuono

Editore: Sergio Bonelli

Serie bimestrale n. 128

Maggio 2010

 

 

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