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Magico Vento (Gianfranco Manfredi)-Part 3

Magico Vento

Magico Vento - Magico Vento
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Il n. 100 segna inevitabilmente la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra: controversa è sul web la questione se la collana sia migliorata o peggiorata, ma tutti son d'accordo nel ritenere che MV sia graficamente peggiorato, e non di poco.

Per la collana vengono assoldati nuovi disegnatori come Luigi Siniscalchi (quasi mai all’altezza delle aspettative), e le coppie di disegnatori, probabilmente la piaga più significativa per la grafica della collana, si moltiplicano all'inverosimile, alcuni albi verranno addirittura disegnati a sei mani (come il n. 123). Oltretutto dopo il n. 100 tutti gli albi possono vantare una uniformità grafica invidiabile (in parole spicciole i disegnatori adottano uno stile molto simile), un’arma a doppio taglio, perché se è vero che ciò costituisce una indubbia qualità, un segno di riconoscimento, dall’altra è anche vero che il lettore predilige la varietà di stili (come era difatti nei sette anni e passa in cui la collana era mensile).

 

Il passaggio alla bimestralità invece ha dato una marcia in più al personaggio: Manfredi è l'autore di praticamente tutte le storie di MV, ed è comprensibile che dopo 100 numeri non riesca più a tenere questo determinato ritmo di scrittura. La quantità di storie si dimezza, ma la lunghezza aumenta: da 94 a 124 tavole, una caratteristica che ha permesso a molte storie di essere sviluppate in maniera più approfondita e di non avere certi finali affrettati come troppo spesso è capitato nella storie mensili.

Nell’era bimestrale, Manfredi si è preoccupato di chiudere parecchi nodi della continuity: è finalmente riapparsa la prima tribù di MV (quella in cui Cavallo Zoppo lo rese un “uomo strano”) si sono rivisti vecchi comprimari come Jordan Freeman, vecchie fiamme come Rita e l’enigmatica Norma Snow, e si è alla fine arrivati al tanto atteso scontro finale con Howard Hogan, quest’ultimo ospitato su una lunghissima saga durata la bellezza di 8 albi per quasi un anno e mezzo di pubblicazioni. Nel frattempo alcuni comprimari ci lasciano definitivamente, in maniera però tutt’altro che soddisfacente: Freeman muore nel n. 111, Rita e Norma ci lasciano entrambe nel controverso n. 117 ("L'ultimo Spettacolo"), mentre il sospirato scontro finale con Hogan (e conseguente morte dell’acerrimo nemico) avviene nel n. 122. Se per quest’ultimo Manfredi ci regala una grandiosa saga, incentrata su un lungo e faticoso inseguimento lungo il Mississippi, per gli altri comprimari che ci lasciano non siamo dello stesso parere: Freeman sembra tornare solo per morire, e lo stesso si può dire di Rita e Norma, una morte per il terzetto che non fa onore a cosa hanno rappresentato queste figure nell’intera collana. Specialmente le due donne vengono addirittura spersonalizzate per farle morire: Rita diviene una patetica donnuccia senza mordente, Norma viene dipinta addirittura come una pazza isterica.

Commettere determinati errori nell’arco di più di dieci anni di pubblicazione è cosa umana, e non vogliamo certo stare qui a fare le pulci su questo o quell’errore. Anche perché proprio nel numero in cui Hogan muore, Manfredi rivela una determinate chiave di lettura a questa stanchezza latente che si avverte nell’autore: nel Blizzard Gazette di quel numero lo scrittore marchigiano annuncia la chiusura della serie per la fine del 2010, col numero 130, a cui si aggiungerà un regalo ai lettori, uno speciale di tre storie complete (più una cornice) scritte tutte da Manfredi e disegnate da Giuseppe Matteoni (che si dedicherà alla realizzazione della cornice), Fabio Pezzi, Stefano Biglia, e addirittura dal grande Carlo Marcello, storico disegnatore di Tex scomparso nel 2007, uno speciale in lavorazione da anni.

Riguardo alla chiusura di Magico Vento Manfredi ha dichiarato: "Negli anni Magico Vento è diventato un lungo romanzo/saga, nel quale i singoli episodi erano legati da una continuity sempre più stretta. Una storia così, deve avere una conclusione, altrimenti diventa una di quelle novelas infinite in cui i protagonisti invecchiano insieme al pubblico. Ecco perchè ho voluto completare l'opera, ora che la serie è ancora vitale, evitando il rischio di un declino per mia stanchezza del genere western (che ormai scrivo da quindici anni) oppure per una progressiva diminuzione di vendite che costringerebbe ad abbassare la qualità facendo lavorare disegnatori meno bravi e che costano di meno, oppure ancora per un crollo di mercato che in questi tempi di crisi è più che possibile. Insomma, tutte queste considerazioni mi hanno spinto a completare il progetto". Tra l'altro l'autore marchigiano aggiunge anche come motivazione la sua voglia di dedicarsi ad altro come romanzi o fumetti stessi (ricordiamo il grande successo ottenuto da Volto Nascosto, la sua prima miniserie, a cui presto ne seguirà un'altra dal titolo provvisorio "Shangai Devil", sempre per la Sergio Bonelli Editore, attesa per il 2011).

Ma avverte anche chi si presta a facili previsioni sul futuro immediato della serie: perché prima della chiusura ci sarà il tempo di ospitare un grande saga che vedrà Magico Vento in Messico, ad affiancare -contro il Generale Crook- i ribelli apache del grande capo indiano Victorio (personaggio realmente esistito e già incontrato nel n. 83). E proprio dallo spettacolare numero che da il via a questa saga (il n. 124, “El Ciego”) che gli Osservatori Esterni si occuperanno (con colpevole ritardo) di recensire albo dopo albo il degno epilogo di una grandissima collana della Sergio Bonelli Editore.

Il punto di forza di Magico Vento è sempre stato quello di essere scritto e curato da un'unica persona, un grande autore di fumetti (e romanzi) come Gianfranco Manfredi, che non ha mai tradito il suo personaggio, ma lo ha sempre rispettato, lo ha fatto crescere, lo ha anche trattato male, facendogli vivere travagli interiori dal grande fascino umano, oltre che narrativo. Ha raccontato con meritevole rispetto e dovizia storica della cultura e dello sterminio di uno dei più grandi popoli che il pianeta Terra abbia mai ospitato sulla sua dura pelle, spesso ha messo in secondo piano lo stesso Ned per fare questo, ha arricchito la serie di personaggi sempre splendidamente caratterizzati, è riuscito nella indubbia impresa di consegnare ai nostalgici un degno erede di Ken Parker, ed ha avuto la freddezza e il coraggio di dire basta quando era necessario, di riconoscere la propria stanchezza nel trattare da anni ormai gli stessi temi, ha dimostrato un sacrosanto (e spesso troppo raro in altri autori) rispetto per i suoi affezionati lettori.

Checchè se ne possa dire, Dicembre 2010 sarà un mese indimenticabile per gli amanti del fumetto di qualità, per gli amanti del fumetto d’autore (cosa che Magico Vento è a tutti gli effetti): Ned tornerà a casa, le sue avventure si concluderanno per sempre.

Presumiamo che da quel fatidico mese, Ned Ellis entrerà di diritto nella storia del fumetto italiano assieme a Corto Maltese, Alan Ford, Tex Willer, Zanardi, Ken Parker e tanti alti personaggi che hanno portato l’Italia ad essere una delle nazioni più importanti per il fumetto mondiale.


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