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Greystorm n. 08: "Ai Confini della Terra"

 

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Dopo un numero di approfondimento, si torna alla pura narrazione in Greystorm. Gli sceneggiatori ospiti son finiti, da questo momento in poi (escluso il n. 12, che sarà una sorta di Maxi) spetterà solo ad Antonio Serra tirare le fila della lineare ma affascinante vicenda di un Robert Greystorm sempre più pazzo. Ai disegni per la terza volta in 8 numeri troviamo l’ottimo Alessandro Bignamini, che a questo punto di candida al ruolo di principale disegnatore della miniserie (come lo è stato Fabio Valdambrini per Caravan), oltre che il più spettacolare e dinamico.

Promesse narrative

Uno dei motivi del successo di Greystorm è la sua impostazione: la miniserie si è rivelata sino ad adesso una vera e propria graphic novel a puntate, come lo è stata in maniera minore Volto Nascosto. La successione degli episodi è in stretta connessione con il precedente e anche con quello successivo, un discorso lineare che affonda le sue primordiali origini nei racconti di Emilio Salgari in primis, con evidenti debiti alla narrativa del più volte citato Jules Verne. Antonio Serra non ha mai nascosto il suo amore reverenziale per questa tipologia di grandi autori, ma nello stesso tempo è sempre stato un autore con un suo preciso genere, che potremmo definire “catastrofico”: come può testimoniare la lettura dei primi 50 numeri di Nathan Never, l’autore sardo conduce sempre la narrazione verso qualcosa di grande e sconvolgente: la guerra. Robert Greystorm grazie al suo singolare potere ha costruito un intero esercito completamente ai suoi ordini, un esercito di zombi di cui si servirà per i suoi oscuri piani di dominio del mondo, perché è questo, molto prevedibilmente, a cui Greystorm mira. E ci vorrà una guerra per conquistarlo, come sembra testimoniare il "crossover" che si può leggere nel n. 190 di Nathan Never, "Le Spirali del Multiverso", in cui lo sceneggiatore Stefano Vietti omaggia questa miniserie, con una sequenza che sembra tratta proprio dai numeri finali di Greystorm. Antonio Serra ha fatto suo questo topos narrativo (il pazzo che vuole conquistare il mondo), e si è ormai affinato in questa direzione narrativa, riuscendo a consegnarci un affresco terribile e incredibile, dalla scarsissima verosimiglianza: Greystorm ci risulta a tratti un opera quasi fantasy, ma di quel fantasy nero, oscuro, con cui lo steam-punk si sposa in maniera perfetta.

Ai Confini della Terra” prosegue il percorso nella consueta coinvolgente maniera: incuriosisce il lettore, lo affascina con “promesse narrative” enormi (come in Nathan Never stesso), ma la natura di miniserie fa si che questo discorso non venga mai messo in secondo piano da degli albi riempitivi: la lyne story di Greystorm è un lavoro certosino, accurato, scritta in modo che niente sia lasciato al caso. Molto riuscita ci risulta la “digressione” storica nella prima guerra mondiale in questo albo, con tanto di vignetta conclusiva spiazzante: fin’ora la miniserie si è evoluta in maniera molto egocentrica, dedicando poco o nulla al periodo storico in cui si svolge. In questo caso (finalmente, ci viene da dire) la lettura acquista più sottotesti, viene arricchita e acquista più valore culturale, oltre che narrativo.

Per l’abituale soggetto intrigante, abbiamo stavolta una sceneggiatura non molto riuscita, complice alcuni buchi e delle pesanti scelte di gestione dei dialoghi. Le frequenti lettere che si inviano Ian Thompson e Mili Howard rallentano la lettura, facendole perdere efficacia, appesantendola. Oltretutto l'intera vicenda è sorretta dalla scoperta da parte di Ian della misteriosa fabbrica-laboratorio di Greystorm, situata a Land’s End, in Cornovaglia. Messo a conoscenza di questo, Jason Howard, il ricco, ricchissimo (decisamente troppo ricco per essere credibile) padre di Mili e Hoanui decide di imbarcarsi addirittura per Londra, per ascoltare il suo fraterno amico Greystorm, e si fa bastare la sua parola: strano, sinceramente. Cosa costava controllare Land’s End e togliersi ogni dubbio, visto che Ian Thompson, fino a quel momento fidato amministratore del patrimonio di Jason, parla addirittura di uomini che si muovono in modo di strano, di zombi? Probabilmente questo punto verrà risolto nel prossimo episodio, ma risulta in questo albo alquanto disturbante per gli equilibri narrativi della vicenda.

Inchiostrazione

Alessandro Bignamini si conferma il disegnatore più dinamico e scenico dello staff di Greystorm, ma forse non il più adatto: le frequenti linee dinamiche che sovente arricchiscono la vignetta rendono l’atmosfera fredda, metallica. In una storia ambientata nella lugubre Londra non viene dato risalto in nessun modo alla matrice steam-punk che pure è alla base della miniserie. Dopo la palestrata versione di Robert Greystorm del terzo numero, Bignamini insiste sulla versione un po’ meno virile del sesto numero: il volto di Greystorm ci appare in alcuni casi deformato, più mefistofelico ma meno coerente con le versioni che gli altri disegnatori ne hanno dato. Naturalmente stiamo evidenziando elusivamente i difetti, ma di pregi ce ne sono eccome: tolte alcune ingenue licenze "grafico-narrative" (a pag. 89 si vede una collina in prossimità del Tower Bridge, ovvero in pieno centro di Londra, assolutamente improbabile anche a quei tempi), Bignamini sa abbagliare col suo tratto, sa catturare l’attenzione del lettore con effetti speciali. Il suo è un lavoro di precisione, che lascia poco al caso, assoluta assenza di stilizzazione. Se l’inchiostratura virasse più su un nero più compatto sarebbe un lavoro pressoché perfetto.

Bignamini ci risulta perfetto in un contesto fantascientifico, a questo punto speriamo che dopo questa avventura di Greystorm venga "arruolato" al più presto nello staff dei disegnatori neveriani.

Sguardo diabolico

Dopo due ottime prove, Gianmauro Cozzi sforna una copertina dalla colorazione abbastanza eccessiva che però ben si sposa con l’invadente veste grafica della cover, in cui spicca un riuscito Greystorm che guarda il lettore con un efficace sguardo malefico, classico trucchetto di due occhi che seguono il lettore ovunque sia la sua visuale.

Antonio Serra sembra sia diventato l’autore più “quotato” all’interno della Bonelli, nonostante sia l'artefice di uno dei maggiori fallimenti della casa editrice milanese, Gregory Hunter. Greystorm è un successo di vendite, probabilmente è l’unica miniserie che non ha registrato un calo di vendite consistente dopo i primi numeri. Un successo che potrebbe preoccupare lo stesso autore, data la sua scarsa produttività (fra i principali autori della Bonelli, lui è quello che ha scritto di meno, facendosi bastare la supervisione di Nathan Never, peraltro una supervisione spesso confusa). Probabilmente gli si chiederà la realizzazione di un’altra miniserie in futuro prossimo, che chissà quanto vedremo, data la cura con cui l'autore sardo realizza i suoi prodotti.

Va dato merito a Serra di esser riuscito a creare una miniserie avvincente e di grande successo pur non uscendo mai dagli invisibili ma consistenti limiti bonelliani, impresa rara di questi tempi.

 

Soggetto: 7

Sceneggiatura: 6,5

Disegni: 7

Media: 7

 

 

Info:

AI CONFINI DELLA TERRA

Soggetto e Sceneggiatura: Antonio Serra

Disegni: Alessandro Bignamini

Copertina: Gianmauro Cozzi

Editore: Sergio Bonelli

Miniserie mensile n. 8 (di 12)

Maggio 2010

 

 

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