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Dylan Dog (Tiziano Sclavi)-Part 3

Dylan Dog

Dylan Dog - Dylan Dog
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E’ considerevole il numero degli albi che racchiudono veri piccoli capolavori del fumetto (e non solo) nella serie di Dylan Dog, piccoli affreschi di assurdo orrore e di assurda banalità, ovvero quegli albi a cui darei un voto che va dall’8 in su, per intenderci. Eccovi una mia personalissima lista:

- n. 1 “L’Alba dei Morti viventi” (Sclavi & Stano), l’inizio del mito;

- n. 9: “Alfa e Omega” (Sclavi e Roi), dove Stanley Kubrick e Ridley Scott si incontrano;

- n. 19: “Memorie dall’Invisibile” (di Sclavi e Casertano), capolavoro dei capolavori;

- n. 26: “Dopo Mezzanotte” (di Sclavi e Casertano), una notte d’incubi reali;

- n. 43: “Storia di Nessuno” (di Sclavi e Stano), storia di un creatore di universi;

- n. 50: “Ai confini del Tempo” (di Sclavi e Piccatto), un kolossal di comicità horror;

- n. 51: “Il Male” (di Sclavi e Brindisi), il più splatter;

- n. 52: “Il Marchio Rosso” (di Sclavi e Coppola), storia da brividi, atmosfere da oscar;

- n. 61: “Terrore dall’Infinito” (di Sclavi e Brindisi), alieni e ricordi si confondono;

- n. 74: “Il lungo Addio” (di Marcheselli-Sclavi e Ambrosini), storia di amore senza confini;

- n. 80: “Il Cervello di Killex” (di Sclavi e Casertano), la citazione meglio riuscita;

- n. 81: “Johnny Freak” (di Marcheselli-Sclavi e Venturi), il più commovente;

- n. 83: “Doktor Terror” (di Sclavi e Coppola); il più grande orrore è la storia;

- n. 84: “Zed” (di Sclavi & Brindisi), fantasy un po’ horror un po’ politico;

- n. 88: “Oltre la Morte” (di Marcheselli-Sclavi e Soldi), altro capolavoro assoluto;

- n. 108: “Il Guardiano della Memoria” (di Carlo Ambrosini);

- n. 109: “Il Volo dello Struzzo” (Marcheselli-Sclavi & Freghieri), dove i pazzi sono molto meglio dei cosiddetti sani di mente;

- n. 120: “Abyss” (Balsamo-Sclavi & Casertano)

- n. 121: “Finchè Morte non vi separi” (Marcheselli-Sclavi & Brindisi)

- n. 126: “Tre per Zero” (di Sclavi e Brindisi), dove l’impossibile (ironico) è possibile

- n. 129: “Il Ritorno di Killex” (di Sclavi e Roi), il ritorno di Killex per riflettere sugli orrori del mondo e della sua storia;

- n. 131: “Quando cadono le stelle” (di Sclavi e Brindisi), vi siete mai chiesti perchè gli alieni non vengono a farci visita?

- n. 136: “Lassù qualcuno ci chiama” (di Sclavi e Brindisi), e perchè almeno non ci contattano?

- n. 157: “Il Sonno della Ragione” (Barbato e Brindisi), un grande debutto per Paola Barbato, colei che potrebbe salvare il salvabile;

…e ce ne saranno sicuramente altri (ma si potrebbe fare anche una lista dei peggiori albi di Dylan Dog, e ce ne sarebbe da scrivere…) ma personalmente ho abbandonato già da un po’ la serie. Per chi ha letto assiduamente i primi cento numeri (come me, datato fan dylaniato), è opinione comune che Dylan Dog è calato un bel po’ di qualità attualmente, principalmente per il fatto che il suo creatore Tiziano Sclavi ha progressivamente abbandonato il suo personaggio.

Tiziano Sclavi è da sempre stato una persona molto schiva e riservata. Sin dai primi successi del suo personaggio ha da sempre sentito la pesante responsabilità di essere all’altezza del suo stesso parto letterario. Che Dylan Dog sia molto simile al suo creatore è cosa nota. Dopo i fumetti di Andrea Pazienza, il personaggio di Tiziano Sclavi rappresenta sicuramente la fusione più personale fra autore e personaggio creato, anche se lo stesso Sclavi ci tiene a precisare: “non ho mai avuto con le donne lo stesso successo che ha avuto Dylan“. Mentre stava terminando la realizzazione di “Johnny Freak“, Sclavi ha dichiarato che mentre decideva la morte del freak si mise a piangere lui stesso. Sclavi ha vissuto periodi molto difficili, su tutti la depressione e l’alcolismo, e anche questo periodo attuale non è dei più facili, e da anni la presenza di storie ideate da lui sulla collana inedita di Dylan Dog sono sempre più una rarità (le ultime sono i DYD n. 240, 243 e 250, pubblicate dopo anni di assenza), ed è veramente un peccato, perchè le storie di Sclavi erano stupende e mai banali (provare per credere). Chi ha raccolto la sua eredità nella serie è forse Paola Barbato. Claudio Chiaverotti, il principale soggettista e sceneggiatore dei primi 100 numeri nonchè forse il più talentuoso dopo Sclavi (anche se le sue storie peccano un po’ di troppa realtà per spiegare l’irrealtà), ha creato un’altro personaggio, Brendon, e anche lui ha dovuto progressivamente abbandonare Dylan Dog. Nel frattempo si sono moltiplicate le uscite di albi a colori nella serie inedita, come se si puntasse più a un effetto visivo che alla qualità narrativa: per i primi 199 numeri ce n’erano solo due di albi a colori (il famoso n. 100 e il n. 121, uscito in occasione del decennale della serie), ma dal numero 200 in poi se ne contano addirittura 5 (i DYD n. 200, 224, quest’ultimo senza motivo apparente, 241, 242 e 250), senza contare l’uscita di Dylan Dog Color Fest, una collana annuale di 132 pagine completamente a colori.

E le ultime notizie danno per certa l’uscita nelle sale cinematografiche del primo, attesissimo, agognato film di Dylan Dog, direttamente da Hollywood. La Miramax Pictures ha stanziato la bellezza di 35 milioni di dollari per questo film, che si chiamerà “Dead of Night“, un film che si realizzerà grazie anche al successo che il fumetto ha ottenuto in America. La cosa più sicura è che la parte di Dylan Dog sarà affidata a Brandon Routh, famoso per aver interpretato Superman in “Superman Returns“, mentre non si è ancora ben capito chi lo girerà, il più probabile è Breck Eisner ma si parla anche di David R. Ellis e Kevin Munroe (insomma, decidetevi!). Purtroppo l’età avanzata di colui che ha dato il volto a Dylan Dog, ovvero Rupert Everett, ha fatto escludere a priori la sua partecipazione al film. Come sarà questo film? La classica americanata tutta horror e poco cervello? O riuscirà a cogliere l’essenza del personaggio? Le prime notizie ci fanno rimanere perplessi: sembra che il personaggio di Groucho non ci sarà nel film per una questione di diritti d’autore col vero Groucho Marx (nel fumetto americano infatti Groucho appare senza baffi, espediente necessario per non “fregare” l’immagine al vecchio comico statunitense). Noi datati fan dylaniati ci speriamo, speriamo che sia degno del fumetto, di un universo, quello di Dylan Dog, dove una coda al semaforo o la solita routine della vita è ben più orribile e paurosa di licantropi e vampiri, un universo dove la Morte (raffigurata in Dylan Dog nella classica versione medievale) ride e scherza con Groucho, dove i “freaks” sono le persone normali, dove gli assassini sono dei matti interi in questo mondo di mezzi matti, dove c’è spazio per sogni e incubi, dove tutto è possibile tranne la tristezza della realtà stessa.

Ci piace immaginare Dylan Dog con quella sua faccia triste, mentre costruisce di notte il suo galeone nel suo studio, o seduto sulla sua poltrona, pensando a dove diavolo troverà i soldi per pagare le bollette, o magari che osserva malinconicamente dalla finestra del suo appartamento una Londra piovosa, pensando a qualche amore andato perso nel tempo e nei ricordi di una vita, ai miraggi di fata Morgana.

Poi il campanello suona.

UUUUUAAAAAAAARRRRRRRGGGHH!!!!!

Giuda Ballerino! Chi sarà mai a quest’ora di notte? Groucho, sveglia!!! Vai ad aprire!!!

 

 

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