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Dylan Dog Color Fest n. 4

 

Dylan Dog Color Fest 4

Dylan Dog Color Fest 4 - Dylan Dog Color Fest 4
Con questo quarto numero la collana Dylan Dog Color Fest cambia formula e periodicità: da annuale a semestrale, e si alterneranno numeri con storie canoniche a numeri tematici (se il tema cambierà, o sarà sempre humor, ancora non s’è capito). Il Dylan Dog Color Fest Humor vede al suo interno un campionario di tavole da far gridare al miracolo: poche volte si sono potuti ammirare disegni di una qualità così alta. Sicuramente la scena la ruba l’ospite d’onore, niente popò di meno che Giorgio Cavazzano, indiscusso “senatore” del disegno disneyano italiano. A seguire ci sono autori come Massimo Carnevale, reduce dai successi di "Mater Morbi", e altri due autori di scuola disneyana: Fabio Celoni e Corrado Mastantuono, quest'ultimo coadiuvato alle chine dal collega Stefano Intini. Il meglio sulla piazza, non c’è dubbio. A condire l’apparato grafico la copertina di Guido Silvestri, in arte Silver, creatore  di Lupo Alberto e dei buffi personaggi della fattoria McKenzie, che appaiono nella cover a scimmiottare gli zombi, in un omaggio alla prima storica copertina del n. 1 di Dylan Dog.

Peccato che questo lo si possa dire solo in parte anche dei testi: non poteva mancare Tito Faraci, della stessa scuola disneyana di Cavazzano, Celoni e Mastantuono, autore probabilmente della prova migliore. A seguire Lorenzo Bartoli, autore famoso per aver creato assieme a Roberto Recchioni il famoso John Doe, Bruno Enna, a cui è stata da poco autorizzata la realizzazione di una miniserie bonelliana, e c’è il nuovo curatore della testata, Giovanni Gualdoni, al lavoro su una storia che lascia sicuramente interdetti dopo la lettura.

MANICHINI

Soggetto e Sceneggiatura: Tito Faraci

Disegni: Giorgio Cavazzano

Colorazione: Luca Bertelè e Manuela Nerolini

Dicevamo che è questa la storia più riuscita del quarto Color Fest Humor, assieme a quella di Bruno Enna, forse migliore perché presenta più personalità. Tito Faraci imbastisce una trama surreale anche se non troppo estremizzata sul versante ironico, che funziona splendidamente con i disegni di Cavazzano. Non solo manichini, ma anche deliranti universi paralleli, dove si combatte una guerra infinita contro i manichini stessi. Un bel soggetto con una sceneggiatura fresca e di stampo prettamente disneyano, perfettamente bilanciata nel corso delle 32 pagine. Trovano spazio pestiferi bambini, buffi marinai, belle ragazze e porte misteriose (divertente la precisazione, “espediente narrativo”, che ci comunica l’ironia di fondo con cui Faraci affronta la sceneggiatura di questa storia). Il tutto si conclude con una spiegazione della vicenda ma… in svedese. Chissà cosa dice Helena: potrebbe essere la vera spiegazione, potrebbe essere una citazione di Faraci, sinceramente non ne abbiamo la più pallida idea. Difficile parlare della prova di Cavazzano, rischiamo di essere monotematici, adulatori fino alla vergogna. La professionalità con cui il grande disegnatore italiano affronta la realizzazione di questa storia in generale, e la realizzazione grafica di Dylan Dog in particolare, è da applausi. Colpisce molto la cura con cui l’artista veneto, classe 1947, differenzia ogni singolo personaggio che appare nella storia, dalla fila per entrare nella nave ai vari manichini della Londra “cannoneggiata”. La cosa davvero sorprendente è che per Cavazzano questa è normale, quasi banale, amministrazione.

Soggetto: 7            Sceneggiatura: 7,5

Disegni:  8              Colorazione: 7

Media: 7,5

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UNA SITUAZIONE PESANTE

Soggetto e Sceneggiatura: Lorenzo Bartoli

Disegni e Colorazione: Massimo Carnevale

Lorenzo Bartoli è al debutto assoluto sull’indagatore dell’incubo. La sua storia risulta la più debole assieme a quella di Gualdoni, non tanto perché non rispetti l’andamento pseudo comico dell’albo (almeno nei testi) ma perché racconta una storia piuttosto banale e scontata. Benché l’idea di base sia interessante (un Dylan che diventa giorno dopo giorno obeso fino quasi a scoppiare), la chiusura della stessa non ha la stessa originalità (un amore non corrisposto è la causa di tutto), perdendosi anche in momenti riflessivi un po’ fuori luogo. La sceneggiatura è azzeccata per tecnica, anche se carente di personalità, ma svolge senza incidenti di percorso il suo compito. E’ la prima prova di Bartoli, siamo sicuri che l’autore fornirà in futuro (magari sulla serie regolare) prove ben più convincenti. Massimo Carnevale è l’unico disegnatore del volume a curarsi per intero dei disegni e della colorazione, e si vede. La sua esperienza come ritrattista rendono le tavole perfettamente equilibrate. Inoltre sono solo i suoi disegni a inserire nella storia quell’atmosfera ironico-demenziale, con tanto di cuoricini palpitanti, sopperendo ad una vistosa mancanza dei testi. Molto dedito alla stilizzazione, sia del tratto che dei colori, piuttosto che alla precisione, Carnevale raggiunge un grande potenza scenica (bellissima la prima tavola della storia), che rimembrano a tratti le fantastiche cover di John Doe, anche se alcune vignette non risultano riuscite come altre.

Soggetto: 5,5          Sceneggiatura: 6,5

Disegni:  7,5            Colorazione: 7,5

Media: 7

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MORIRE DAL RIDERE

Soggetto e Sceneggiatura: Bruno Enna

Disegni: Fabio Celoni

Colorazione: Fabio D’Auria

La storia di Bruno Enna dimostra come era facile scrivere qualcosa di efficace per questo Color Fest Humor. L'idea di un collage di battute e barzellette sentite e risentite, alcune anche sulla stessa collana di Dylan Dog (e per più di una volta), sarà banale, ma funziona alla grande. “Morire dal Ridere” si candida come la storia più azzeccata per questo volume tematico. Particolarmente riuscita è la digressione finale nella “realtà”, con tanto di disegni realistici. Ed Enna, grazie a questo semplice ma intelligente trucchetto, dà  anche un senso al non-senso della storia: un racconto di Groucho , apparentemente senza finale. E fa riflettere la frase di Groucho nella penultima tavola: “Una storia umoristica non deve per forza far ridere”, una frase pronunciata nell’unica storia presente in questo Color Fest che riesca a strappare qualche pacata risata senza troppa fatica. I disegni di Fabio Celoni funzionano alla grande con la demenzialità della storia. Fortemente scenico e d'impatto, quasi marveliano nella prospettiva, il talentuoso disegnatore gioca di dettaglio (spettacolare la tavola del Big Ben che potete ammirare qui sopra) e di deformazione dei personaggi (in alcuni casi anche troppo estremizzata, come dimostrano alcuni primi piani di Dylan). Degni di nota sono anche i colori di Fabio ComifabD’Auria, come sempre curati sin nel minimo dettaglio, che ben si sposano con la complessità dei disegni.

Soggetto: 7            Sceneggiatura: 7,5

Disegni:  8              Colorazione: 8

Media: 7,5

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LA LETTERA BIANCA

Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni

Matite: Corrado Mastantuono

Chine: Stefano Intini

Colorazione: Nicola Pasquetto

La storia di Giovanni Gualdoni è quella che più ci fa rimanere interdetti. Per dirla alla Di Pietro: ma che c’azzecca? Vogliamo giocare a fare i maligni per una volta: Giovanni Gualdoni è stato promosso recentemente come curatore del personaggio di Dylan Dog, una carica importantissima nell’azienda di Sergio Bonelli, a conti fatti Gualdoni è diventato il n. 3 della casa editrice milanese. Il primo pensiero che ci viene in mente (precisiamo: sempre giocando a fare i maligni, a voler fare del gossip) è che questa storia non sarebbe mai stata approvata da un altro curatore. Nella rubrica di questo numero è scritto espressamente che lo Humor si riferisce solo ai disegni, i testi sono invece “crudeli” come d’abitudine. Ma questo è falso, palesemente falso. E l’ironia di Faraci? La demenzialità grafica di Carnevale? La comicità di Enna e Celoni? Questi dove li mettiamo? La storia di Gualdoni è di una seriosità spropositata, un vero fulmine a ciel sereno in un albo dove non ci sono tempeste. La cosa davvero curiosa è che questa storia, collocata in un Color Fest non tematico avrebbe funzionato alla grande, il nostro giudizio sarebbe esattamente l’opposto. Angosciosa, profonda, anche poetica, “La Lettera bianca” è una bella storia.  Ma che in questa sede non doveva assolutamente esser collocata.  E il nostro giudizio vuole anche rispettare il buon lavoro che Faraci & company hanno realizzato per questo volume speciale. Per cui bocciamo impietosamente e sadicamente “La Lettera Bianca”, nel nostro occasionale delirio di onnipotenza. I disegni poi non funzionano assolutamente con la storia narrata. Volendo scindere i due elementi, Corrado Mastantuono alle matite e Stefano Intini alle chine (curiosità: nei credits della prima tavola Intini non viene minimamente citato) fanno un buon lavoro, senza effetti speciali, e con l’asciutta colorazione di Nicola Pasquetto. Ma l’umorismo latente del tratto non fa altro che infastidire il lettore nella lettura, ma è vero anche il contrario: la serietà della storia danneggia l’apprezzabilità dei disegni. Un circolo vizioso che mai come stavolta ci fa rimanere basiti.

Soggetto: 5            Sceneggiatura: 5

Disegni:  7              Colorazione: 7

Media: 6

 

Il primo Color Fest Humor può esser sommariamente promosso, pur se con qualche riserva. Faraci e Enna onorano l’impegno nel modo migliore, Bartoli ci prova, Gualdoni sgarra completamente. L’idea di un Color Fest tematico è una gran bella trovata, ma deve essere sfruttata meglio. Non sappiamo se anche il prossimo Color Fest tematico sarà humor o tratterà di altro genere (Fantascienza? Giallo? Noir? Addirittura Western? C’è solo l’imbarazzo della scelta), ma speriamo che gli autori coinvolti siano di “quel” genere, e che il tutto non si riassuma solo in una veste grafica diversa, lasciando invariati i contenuti. Per un altro Color Fest Humor forse il nome più grande, rimanendo in Italia, è quello di Leo Ortolani, un sogno che speriamo si avveri.

Dylan Dog sembra vivere ormai solo di celebrazioni, di effetti speciali colorati, sono poche le storie “di contenuto”. Questo è il più importante difetto del personaggio attualmente.

 

Media Globale: 7

 

 

Info:

DYLAN DOG COLOR FEST (HUMOR)

- Manichini (Faraci & Cavazzano-Bertelè-Neroni)

- Una Situazione pesante (Bartoli & Carnevale)

- Morire dal Ridere (Enna & Celoni-D'Auria)

- La Lettera bianca (Gualdoni & Mastantuono-Intini-Pasquetto)

Copertina: Silver (Guido Silvestri)

Colorazione copertina: Daniele Rudoni

Editore: Sergio Bonelli

Serie semestrale n. 4

Maggio 2010