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Dampyr n. 122: "Il Penitenziario"

 

Dampyr 122

Dampyr 122 - Dampyr 122
Con Diego Cajelli ci eravamo “lasciati male”, volendo usare un’espressione familiare. Il suo ultimo lavoro, “L’Ombra del Drago” non aveva convinto né noi né la maggior parte dei lettori dampyriani. Ma il Diè si prontamente riscattato solo due mesi dopo, con questo “Il Penitenziario”, cupa storia carceraria di violenza ed esoterismo. Ai disegni troviamo Giuliano Piccininno, una coppia consolidata, che ultimamente sembra lavorar molto bene insieme, infatti le ultime prove del disegnatore sono tutte su testi di Cajelli.

Fra Carceri e Maledizioni

L’incipit dell’albo è un chiaro omaggio all’inizio de “Le Ali della Libertà”, bellissimo film di Frank Darabont tratto da “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank,” di Stephen King. Sin dalle prima pagine sceneggiatura e disegni si impegnano al massimo per rendere efficace l’atmosfera carceraria, quella sensazione claustrofobica di violenza e perversione che spadroneggia  nella narrativa del genere. Ancora una volta Cajelli utilizza uno dei personaggi di contorno della saga dampyriana per intrufolare nella vicenda Harlan Draka: se nella precedente prova era Ann Jurging, qui invece abbiamo un gradito ritorno, il medium Dellroy Washington, visto nel bellissimo n. 86, “Occhi di Gelo”, ad opera sempre di Cajelli, e il fatto che questo personaggio sia stato ideato dallo stesso autore milanese si avverte palesemente nell’economia della storia, si avverte anche la differenza di empatia con cui Cajelli tratteggia il medium rispetto ad Ann Jurging. Ne è una palese testimonianza anche la scelta spiazzante dell’autore di privarsi di questo fantastico personaggio a fine albo: la modalità con cui Dellroy Washington ci lascia è sorprendente, imprevedibile, e fa subire alla narrazione una imprevista impennata, riuscendo a rendere il finale meno prevedibile del solito (vuoi o non vuoi, tutti i Bonelli seriali hanno il finale ampiamente prevedibile, una controindicazione della narrativa seriale inevitabile).

Nella cupa atmosfera carceraria della storia si inserisce con una certa prepotenza anche l’elemento esoterico di una maledizione maya, buono per giustificare la nascita  e presenza del fantasma nel carcere. Francamente spiazza molto il lettore passare da un carcere ad un tempo maya, uno stacco narrativo e di elementi che crea qualche perplessità. Per giustificare la presenza del fantasma avremmo pensato di tutto tranne che ad una maledizione che ha radici nella lontanissimo mondo degli indigeni messicani, una spiegazione efficace a conti fatti, che permette anche l’inserimento di effetti visivi come il mostro finale, a quel punto ben calato nel contesto. Ma nonostante ciò il senso di perplessità  dinanzi a questa tematica non si annulla del tutto. Nonostante la presenza dei soliti ma inevitabili topoi narrativi del genere (meschine guardie carcerarie, violenti galeotti, fra le quali vediamo anche un Denny Trejo all’opera), Cajelli sorprende inserendo nei personaggi un direttore riformista, che cerca di aggiustare le cose, un “buono” che veste i panni di una figura solitamente negativa come il direttore carcerario (lo stesso Cajelli chiarisce che si tratta di un omaggio a “Brubaker”).

Albo perfettamente calato nel ruolo  di storia-pausa  fra un Boselli e l’altro, “Il Penitenziario” svolge egregiamente il suo compito, presentando la sempre fresca sceneggiatura di Cajelli, con personaggi ben delineati e anche dei discreti colpi di scena, con un soggetto che magari può creare qualche perplessità, ma che non inficia più di tanto sulla godibilità della lettura.

Tratto morboso

Ai disegni troviamo forse il miglior Giuliano Piccininno che abbiamo avuto l’occasione di vedere sulle pagine di Dampyr. Il disegnatore salernitano è considerato dalla maggioranza dei lettori di Dampyr come il vero punto debole dello staff stellare della collana bonelliana, a torto secondo noi. Piccininno non avrà la potenza scenica e cinematografica di alcuni suoi colleghi, e avrà anche offerto prove non sempre convincenti, ma siamo sicuri che proprio questo numero segnerà una svolta nella carriera dampyriana del disegnatore. La cura delle tavole è talmente palese da abbagliare. Il disegnatore si concentra, oltre che alla fedeltà delle ambientazioni, anche nell’atmosfera, elemento imprescindibile di questa storia. Il fitto tratteggio che sovente si sprigiona dalle tavole poche volte disturba l’occhio, sempre ben calibrato. La luminosità delle tavole viene gestita in funzione della narrazione senza grossi contraccolpi: basti notare la stupenda sequenza di pag. 40-43, dove il tratteggio e gli scuri creano un’angosciosa sensazione di fatalità, e la luminosa sequenza di pag. 58-61, in cui il la luce ha un effetto malsano, perfettamente esoterico.

C’è poi qualcosa nel tratto di Piccininno, qualcosa che è difficile spiegare a parole. Prendendo in esame il n. 32 “Gli Insaziabili”, e confrontandolo con questo, avvertiamo fra le tavole un qualcosa di malsano, di morboso, che calza a pennello con le storie narrate. Piccininno è in grado come pochi di infondere questa malsanità di fondo senza particolari effetti speciali, una dote naturale crediamo. E sì che Giuliano Piccininno ha alle spalle esperienze da disegnatore umoristico.

Fill-in

Curiosa la vicenda della copertina di Enea Riboldi, cambiata in corso d’opera: nella versione che si trova sul sito della SBE (che potete ammirare anche in cima a questo articolo) il braccio di Harlan è più alto, in una postura non molto naturale, nella versione cartacea invece non c’è questo problema. "Il Penitenziario" si rivela un ottimo fill-in, una lettura piacevole, in attesa dei “terremoti” promessi dagli autori nella serie. Sono albi necessari questi, albi che fanno respirare il lettore. Può far storcere il naso che per l’ennesima volta Harlan Draka venga usato per una vicenda che non ha niente a che vedere con la trama principale della collana, quella dei vampiri, ai più maligni potrebbe far pensare che albi come questo snaturano il personaggio. In parte è vero, in parte no, ma è innegabile che il lavoro di Cajelli è prezioso se non necessario per la collana. E poi, fra non molto, sembra che Diè entrerà a piene mani nella complicatissima continuity.

Per approfondire questi e altri temi abbiamo l’onore di offrivi anche una corposa intervista al Diegone nazionale: cliccate QUI.

 

Soggetto: 6,5

Sceneggiatura: 7

Disegni: 7,5

Globale: 7

 

 

Info:

IL PENITENZIARO

Soggetto e Sceneggiatura: Diego Cajelli

Disegni: Giuliano Piccininno

Copertina: Enea Riboldi

Editore: Sergio Bonelli

Serie mensile n. 122

Maggio 2010

 

 

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