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Dampyr n. 121: "La Casa di Faust"

 

Dampyr 121

Dampyr 121 - Dampyr 121
Nell’aprile del 2000 usciva “Il Figlio del Diavolo”, il primo numero dell’ultima collana mensile della Sergio Bonelli Editore che sia riuscita, in questi tempi infausti per il mondo del fumetto tutto, a superare il traguardo del n. 100. Progetto nato come serie a termine, miniserie e poi diventata a furor di popolo serie mensile, la collana di Mauro Boselli e del desaparecido Maurizio Colombo nel corso di questi dieci anni di vita editoriale è cambiata in molte cose. L’apparato culturale e storiografico, assieme alla continuity, sono diventati mese dopo mese sempre incalzanti, fino a farla da padroni, le stupende atmosfere horror-belliche dei primi due numeri sono solo un lontano ricordo, buone per chi ama il classico detto “Il fumetto x non è il più il fumetto di una volta” (un tormentone che trova spazio nella musica, nel cinema, nella letteratura, e che lascia il tempo che trova). E proprio di apparato culturale e continuity è piena zeppa questa “Casa di Faust”, albo chiamato ad onorare questi dieci anni di vita editoriale.

Scelta sicuramente ardita, per un albo così importante troviamo ai pennelli un esordiente assoluto, almeno nel mondo Bonelli, Fabiano Ambu, alle prese con una storia molto difficile da disegnare.

Dieci Anni dopo

Cosa è successo dieci anni dopo quella doppia in cui Harlan, Kurjak e Tesla si sono incontrati per la prima volta? Beh, una cosa sicuramente  è successa: Maurizio Colombo non scrive più Dampyr, e così lo stile di Mauro Boselli ha potuto trovare ampio spazio per plasmare la collana secondo i suoi gusti (verrebbe da dire a sua immagine e somiglianza). Leggendo questo albo ci è venuto istintivo un quesito: si festeggiano i dieci anni di vita del personaggio di Dampyr o i dieci anni di “gestione” boselliana? “La Casa di Faust” è uno degli albi più boselliani che siano mai stati scritti: pieno fino all’inverosimile di spunti culturali assolutamente sconosciuti ai più, colmo di dialoghi fino alla nausea, continuity onnipresente, una moltitudine di personaggi, noti e non. Ma, udite udite, stavolta Harlan Draka, pseudo-protagonista della collana, compare a pag 15, recitando la sua degna parte in una vicenda che ha davvero troppi protagonisti, troppi elementi. Un surplus di informazioni, personaggi, situazioni, vicende investe il lettore: al novizio sarà probabilmente venuto il mal di testa, e quando penserà a quest’albo gli verrà in mente forse un’analogia con "Guerra e Pace", per monolitica pesantezza di lettura, ma al fan dampyriano tutto ciò apparirà come oro che brilla di luce accecante, su di lui la lettura di quest’albo eserciterà un fascino irresistibile. Un po’ come il fascino di Samael: abbiamo citato un Harlan Draka finalmente presente, ma non ancora protagonista, perché la vera protagonista di quest’albo è palese sin dal titolo: è la magica Praga, con i suoi angeli e i suoi demoni. Caleb, Nikolaus, Samael, il Dottor Dee, il farabutto Edward Kelly, quanta magia si dipana dinanzi ai nostri occhi.

Dicevamo di Colombo. Boselli sembra voler render omaggio al collega (che tutti speriamo torni a scrivere, magari nel maxi estivo citato nel “Dal Buio” dell’albo) trattando della Dimensione Nera, un elemento sempre più importante nella saga dampyriana (basterebbe solo il nome di Thorke a renderla fondamentale), un elemento ideato proprio da Colombo con il lontano n. 19. Ma non  c’è solo questo: ci sono rimandi all’antiquario Frantisek (comparso solo nel n. 23), compaiono anche l’inedita coppia Drew Barrymore-Maud Nightingale, oltre al già citato Samael e alla new entry Ryakar, segno che la collana di Dampyr ha una precisa memoria storica, che ogni tanto fa capolino (come ci ricorda in maniera provocatoria lo stesso Boselli sempre nel “Dal Buio”). E’ l’albo del decennale, l’occasione era ghiotta per sfoderare tutte le qualità della serie.

Per un soggetto davvero strabiliante, troviamo una sceneggiatura tipicamente boselliana, con dialoghi monolitici ma chiari ed efficaci, con i tipici cambi di scena d’atmosfera abituali delle storie praghesi, ma ci sono anche alcune evidenti forzature, e alcuni passaggi non molto chiari. Innanzitutto ad inizio albo tutti i personaggi parlano della medesima vicenda (ovvero di ciò che stavano combinando il dottor Dee e il meschino Kelly) in diversi luoghi, in maniera palesemente forzata, ma ancor più forzata è la rivelazione che anche Samael rientra nello stesso discorso come attore principale. E’ il gioco delle coincidenze, un trucchetto che Boselli poche volte ha utilizzato, ma un trucchetto  necessario: se questo fantastico soggetto fosse stato sviluppato in due albi, probabilmente adesso staremmo parlando di pietra miliare del fumetto Bonelli, ma purtroppo così non è. Impegnativa è la stesura di una storia doppia, e con tutti gli impegni texiani che l’autore milanese ha sul groppone è quasi proibitiva (specialmente alla luce della quaterna dampyriana che Stefano Andreucci sta ultimando, che verrà pubblicata nel 2011). Altro passaggio dubbio è quello che si svolge da pag. 42 a pag. 45, in cui vediamo interagire nella stessa stanza prima Caleb, poi Nikolaus, senza che il secondo si accorga del primo, per poi arrivare alla resa dei conti nell’ultima tavola.

Un soggetto strabiliante, una sceneggiatura difficile, anche se di innegabile qualità: un film già visto su Dampyr.

Capitan Ambu

Dicevamo spiazzante la scelta di Boselli di affidare questa difficile storia ad un novizio del mondo dampyriano, una storia piena di personaggi ricorrenti nel corso della serie, e dalla forte componente onirica. Fabiano Ambu, autore abbastanza famoso sul web, per questioni anche extra fumettistiche, realizza una prova praticamente perfetta. Il suo tratto nervoso si sposa in maniera idilliaca con l’atmosfera della storia, il disegnatore riesce a creare atmosfere stupende, come forse solo Luca Rossi è riuscito a creare all’interno della collana. Di solito il mestiere del recensore è quello di individuare esclusivamente i difetti (se ce ne sono) più che i pregi, e i difetti qui ci sono. Sarebbe assurdo pretendere da Ambu di azzeccare tutto al primo colpo: nella sua prova vediamo un Harlan Draka non propriamente centrato, dalle fattezze in alcuni casi mutevoli, così come destano perplessità alcuni primi piani di Nikolaus, e soprattutto è la figura di Dean Barrymore a risultare nelle prime vignette irriconoscibile, dall’aspetto troppo sciupato (ma col passar delle vignette questo errore s’attenua fino a sparire).

Ma al primo colpo Ambu centra appieno Tesla, Caleb, Samael, Maud, la dimensione nera con tanto di sentinelle, e infine Praga: era questa la sfida più grande, saper ritrarre Praga in tutta la sua magia, la sua atmosfera onirica, soprattutto dopo le versioni che Luca Rossi prima e Michele Cropera poi avevano offerto nella serie. Altri disegnatori avrebbero impietosamente toppato, Ambu no. E va dato merito, oltre al talento del disegnatore, anche alla sapienza ed esperienza di Boselli nell'aver trovato probabilmente il disegnatore (esordiente) perfetto per questa storia.

Buon Compleanno!

Dopo due prove convincenti, Enea Riboldi sforna una copertina non propriamente riuscita, che dovrebbe giocare su una prospettiva che si avverte con difficoltà, che presenta figure che risultano scomposte, da Harlan alle sentinelle, e che soffre di una colorazione tutt’altro che riuscita.

Dopo la lettura di quest’albo, un preciso teorema trova una definitiva conferma: Dampyr o lo si odia o lo si ama. E noi facciamo parte della seconda categoria. Non ci risulta difficile immaginare le critiche che un albo come questo può ricevere da un lettore che, suo malgrado, sia stato attirato dall’albo del decennale: prolisso, farraginoso, contorto, pesante, inconcludente. Il problema, dolce problema in questo caso, è che Dampyr dovrebbe essere un fumetto popolare, ma a conti fatti è tutt’altro che un fumetto d’intrattenimento: Boselli coraggiosamente va avanti per la sua strada, con dietro le spalle un pubblico solido che lo segue, e la critica è tutta con lui. E’ l’apoteosi dell’arte del raccontare, è l’ammirazione che un autore ha verso se stesso, un Dorian Grey che si guarda nello specchio, compiacendosi.

Dicevamo del decennale della “gestione" Boselli più che della collana. Se Tiziano Sclavi ha introdotto in Dylan Dog le sue fisime e il suo malessere interiore, domando l’arte emozionale in molte sue sfaccettature, Boselli vuole arrivare all’arte pura del raccontare: niente personificazione fra autore e protagonista. Il protagonista in Dampyr è ciò che si vuole raccontare, è la storia. A conti fatti, siam davvero felici di non essere dei novizi anche noi.

 

Soggetto: 8,5

Sceneggiatura: 7

Disegni: 8

Globale: 8


Info:

LA CASA DI FAUST

Soggetto e Sceneggiatura : Mauro Boselli

Disegni: Fabiano Ambu

Copertina: Enea Riboldi

Editore: Sergio Bonelli

Serie mensile n. 121

Aprile 2010

 

 

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