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Dampyr Maxi n. 02

Dampyr Maxi 2

Dampyr Maxi 2 - Dampyr Maxi 2
La collana dei Maxi non è storicamente ben vista dai lettori bonelliani, il parere che sia una soluzione editoriale per collocare episodi meno riusciti è largamente diffuso. Basti pensare ad alcuni Maxi di Dylan Dog e Nathan Never per trovare una conferma. Eppure la collana dei Maxi è nata grazie ad una delle storie migliori della casa editrice milanese, una storia di Tex, quell’ “Oklahoma” del 1991, targato Berardi & Letteri, collocata in quel numero (all’epoca occasionale) per la sua diversa natura dalle solite storie del ranger nazionale. In Dampyr la collana dei Maxi viene inaugurata l’anno scorso con un tomo contenente tre storie alquanto trascurabili, un volume che ha ricevuto molte critiche, in primis per la differenza di qualità fra le tre storie e la qualità media della serie mensile. Ma Mauro Boselli aveva promesso un secondo Maxi molto più ragionato, e ha mantenuto la sua promessa: il secondo Maxi è un volume bi-tematico, ovvero dedicato a due diversi temi. Uno è il tema degli pseudobiblia, i libri maledetti come il famoso Necronomicon di H. P. Lovecraft. Il secondo tema è totalmente diverso: ha nome e cognome, si chiama Alessandro Baggi, professione fumettista, artista, e chissà cos’altro, considerato dalla stesso Boselli il personaggio più fuori dagli schemi dello staff dampyriano, a cui ha ben pensato di dedicare questo volume, permettendogli di realizzare tutte e 254 tavole che lo costituiscono, più la realizzazione dei testi di due delle ministorie che compongono il grande affresco di “Spectriana”.

 

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SPECTRIANA

Testi: Alessandro Baggi, Maurizio Colombo, Diego Cajelli, Mauro Boselli

Disegni: Alessandro Baggi

 

Sei ministorie collegate fra di loro da una cornice, 160 pagine di deliranti avvenimenti, Baggi che stravolge spesso e volentieri la rigida griglia bonelliana (c’è addirittura una splash-page), forti accenni di continuity nelle ministorie boselliane, storie in “solo” per Kurjak, Tesla e Caleb, e soprattutto il ritorno di Maurizio Colombo. Tutto questo è “Spectriana”, la prima storia del volume, introdotta da un interessantissimo articolo sugli pseudobiblia del “tuttologo” Gianmaria Contro. Un imponente affresco orrorifico che strizza l’occhio a diversi autori cult della letteratura “oscura”, in cui le sei ministorie, chi più chi meno, risultano affascinanti e ben amalgamate nel contesto delirante che fa da sfondo. Ad aprire le danze “Una Cosa Rossa”, la prima ministoria di Baggi, con protagonista Harlan: è un delirante viaggio dentro un treno, una maledizione e l’inconscio di un fantasma, e con un finale spiazzante e riuscitissimo, che collocano “Una Cosa Rossa” nel podio delle ministorie più riuscite di “Spectriana”. Anche perché Baggi non riesce a raggiungere gli stessi risultati con il secondo episodio scritto di suo pugno, dal titolo “Io sono l’Isola”, probabilmente l’episodio più debole del lotto, ma che contiene un bel finale, a suo modo poetico.

Dopo la sbornia di Baggi, è il momento del grande ritorno di Maurizio Colombo, co-creatore di Dampyr assieme a Mauro Boselli. Non è un ritorno a tutti gli effetti: Maurizio Colombo ha scritto questo racconto molto tempo fa, ed è stato riadattato al volume in questione. ”La Ricorrenza” è una tipica storia di Colombo, con un approccio alla sceneggiatura molto cinematografico, e con addirittura un Kurjak che agisce da solo, in una misteriosa avventura che vede coinvolta una (solita) cittadina dai molti misteri. Non un episodio memorabile, ma legger qualcosa di Colombo, a tanto tempo di distanza dalla sua ultima fatica (ben quattro anni), è un grande regalo per i lettori dampyriani di vecchio corso.

L’onore di riportare in scena Kurjak in solitaria spetta subito dopo a Diego Cajelli con “Le Rose di Caino”, una bella storia di gangster e serial killer a pagamento, temi “pulp” con cui il giovane sceneggiatore milanese si trova a proprio agio, il tutto condito con un finale onirico e tragico. Ritroveremo Cajelli qualche pagina più in là con “Gargoyle”.

Le ministorie di Mauro Boselli si riconoscono sin dalla prima pagina: sono ministorie più “pesanti”, più importanti, che non disdegnano didascalie piene zeppe di parole, e che soprattutto rivelano due elementi molto importanti della contorta continuity dampyriana: svelano una piccolissima parte del passato di Tesla (ha vissuto la seconda guerra mondiale quando era bambina) in una poetica ministoria dal titolo “La Stagione dimenticata”, dove l’uragano che spazza via la città è una metafora delle bombe che hanno distrutto Berlino.

L’altro elemento-chiave è la rivelazione di chi fra i due fratelli, Caleb e Samael, abbia tradito la rispettiva parte: nell’ultima ministoria (“La Rosa di Parigi”), la più curata, quella più approfondita (e per forza di cose la più bella del lotto), vede un Caleb Lost in solitaria, e ha molti rimandi alla continuity, specialmente al quarto speciale “Il Viaggio dei Folli”. Si rivedono anche personaggi come la diabolica Lady Nahema e il malefico Nergal, capo delle forze del male, in una ministoria a conti fatti fondamentale per la serie tutta.

"Spectriana" ha richiesto la bellezza di 10 anni di lavoro, come ci viene rivelato dalle firme di Baggi nelle tavole, e nella curiosa intervista che lo stesso Boselli realizza al disegnatore sul finire del Maxi, due approfondimenti (introduzione di Gianmaria Contro e intervista ad Alessandro Baggi) che rendono questo maxi più unico che raro.

I disegni di Baggi sono la quint’essenza della discontinuità, particolarità dovuta al lunghissimo periodo di lavorazione della storia. Sul finire di “Spectriana” ci si accorge di come Baggi sia migliorato anche nella costruzione delle figure umane e nelle scene dinamiche, vero tallone d’Achille dell’eclettico artista. Baggi  è semplicemente il migliore nel ritrarre scene morbose e deliranti, con bagherozzi al seguito, una grandissima cura nelle ambientazioni, con un sapiente uso della prospettiva, ma nello stesso tempo con dei problemi (a volte gravi) nelle già citate scene dinamiche, nella costruzione dei corpi e nella realizzazione di molti primi piani (certi curatissimi, altri tirati via). Un disegnatore come Baggi non conosce via di mezzo: o lo si odia o lo si ama.

Per la sua natura, “Spectriana” non può essere nulla di memorabile, dato uno schema narrativo in fin dei conti molto rigido, composto di tante ministorie che non permette un decollo completo della lettura, ma porta a termine il compito di consegnarci fra le mani la più atipica storia di Dampyr che sia mai stata pubblicata da dieci anni a questa parte.

 

Testi: 7

Disegni: 7

Media: 7

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GARGOYLE

Soggetto e Sceneggiatura: Diego Cajelli

Disegni: Alessandro Baggi


Il secondo episodio non può ovviamente competere con “Spectriana” per originalità dello schema narrativo. “Gargoyle” è composta da 94 tavole, ed è stata terminata nel 2007, particolarità che fanno pensare ad una storia destinata alla serie regolare, giustamente poi collocata in questo maxi a tema Baggi. Non una storia meno riuscita, “da maxi”, come quelle citate all’inizio di questo articolo: Diego Cajelli per l’ennesima volta porta Harlan nelle terre tedesche tanto care allo sceneggiatore milanese, alle prese con la maledizione di turno, un “Demone della Montagna” che si rivelerà un Gargoyle in pietra e muscoli. Un plot narrativo molto abusato da Cajelli, oltretutto il suo amore per la Germania porta ad utilizzare personaggi spesso dimenticati dell’affollatissima continuity dampyriana, come il professor Hans Milius, che Cajelli ha fatto ritornare nel giro di pochi mesi per ben due volte (questa e nel n. 120), dopo che la sua ultima apparizione si era vista niente di meno che nel n. 59, ben 5 anni fa.

Assodato lo schema narrativo e l’ambientazione più che collaudati, “Gargoyle” si rivela una lettura magari non fresca ma avvincente, a tratti anche profonda, e con un piccolo colpo di scena finale che spiega il misterioso comportamento della creatura, un colpo di scena molto riuscito e tutt’altro che banale. La sceneggiatura di Cajelli, fiore all’occhiello di tutte le sue opere, riesce a intrigare il lettore, specialmente con l’utilizzo delle didascalie che mostrano gli affascinati quanto terribili pensieri del Gargoyle. Una storia che completa in maniera degna un bel maxi, e che non avrebbe sfigurato sulla serie regolare.

I disegni di Baggi in questo caso non soffrono della discontinuità di “Spectriana”, ma è palese di come il Baggi di adesso sia tutta un’altra cosa rispetto al Baggi che ha realizzato “Garrgoyle”. In questa prova sono ancora evidentissime le forti problematiche che il disegnatore incontrava (e incontra tutt’ora, ogni tanto) nella realizzazione delle figure e nelle scene dinamiche di quest’ultime. Molte sono le vignette che presentano figure troppo molli, che accentuano una dinamicità che a una prima occhiata risulta eccessivamente “liquida”, a tratti improponibile. Oltretutto la storia è ambientata in gran parte nelle foreste tedesche, particolare che non permette a Baggi di potersi sbizzarrire nella realizzazione di vertiginose architetture, cosa che gli riesce benissimo.

Il disegnatore deficita in alcuni casi anche nell’interpretare la recitazione dei personaggi, a volte eccessiva a volte quasi assente. Curioso oltretutto il “suo” Caleb Lost, che Baggi si ostina a disegnare ispirandosi al David Bowie dell’epoca new-wave, (ovvero con i capelli lunghi) invece che conformarsi al Caleb Lost-David Bowie dell’epoca glam-rock, (con i capelli corti) che si vede nelle tavole degli altri disegnatori dampyriani. Insomma, non una delle migliori prove di Baggi: in “Spectriana” abbiamo visto, specialmente nella seconda metà, un Baggi molto più maturo.

 

Soggetto: 7

Sceneggiatura: 7

Disegni: 6

Media: 6,5

 

 

Info:

Maxi Dampyr n. 02

SPECTRIANA-GARGOYLE

Testi: Alessandro Baggi, Maurizio Colombo, Diego Cajelli, Mauro Boselli

Disegni: Alessandro Baggi

Copertina: Enea Riboldi

Editore: Sergio Bonelli

Serie annuale n. 2

Agosto  2010

Boselli ha mantenuto la promessa di un maxi molto più ragionato, e questo volume si candida come una delle uscite più originale e fuori dagli schemi di tutta la decennale carriera dampyriana