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Dampyr (M. Boselli-M. Colombo)-Part 3

Dampyr

Dampyr - Dampyr
Terza parte in cui sono raccolte le minirecensioni dal n. 61 fino al n. 90 di Dampyr più i primi due speciali, inseriti nella lista in ordine di pubblicazione rispetto alla serie mensile.

(PS: segnalati in arancione gli albi giudicati da noi i migliori della serie)

pag 3/4:  precedente successiva

n. 61: "La Foto che urla" (D. Cajelli & L. Rossi)

Storia molto interessante, cupa, che ha anche alcune piccoli momenti molto curiosi. Cajelli si conferma un grande sceneggiatore, la storia è ricca di personaggi tutti molto riusciti e funzionalissimi alla storia, e ci sono alcune sequenze riuscitissime (come quella del manicomio).
Rossi raggiunge livelli altissimi! Il suo tratto è un perfetto amalgama di maestri del calibro di Mike Mignola e Frank Miller, la potenza oscura del suo tratto è veramente senza pari. Una delle sue performance migliori.

Sogg./Sceneg.: 7,5                   Disegni: 8,5

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n. 62: "I Dannati di Praga" (M. Boselli & A. Bocci)

Albo importantissimo nella continuity dampyriana che fa parte del filone praghese. Naturale sequel de "Il castello di Barbablù" (anche con gli stessi autori) c'è anche qui la doppia narrazione in cui si parla del pericolo scampato da Praga durante la seconda guerra mondiale. Di questo albo colpisce l'ennesima caratterizzazione di Nikolaus (anche lui ha avuto un amore) e colpisce soprattutto la definizione di confine fra bene e male che ha la serie: non un confine netto, anzi, molto sbiadito, quasi inesistente, subdolo, un confine (per altro) abbastanza realista. Ma emerge anche un'altro particolare forse troppo ricorrente: i tentativi palesi di Nergal di far fuori Dampyr e la sua inconcludenza. Ancora per una volta il capo della polizia infernale nonché Maestro della Notte fa la figura dello sconfitto, dell'incompetente.
Altra grande prova di un altro grande disegnatore della testata dampyriana. Bocci ha un tratto fra i più realistici e precisi dopo quello di Claudio Villa. L'unico difetto che pesa è l'eccessiva plasticità delle figure umane e dei volti in generale. Troppa precisione a discapito però delle dinamicità delle scene.

Sogg./Sceneg.: 7,5                   Disegni: 7,5

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n. 63: "L'Ombra del Male" (M. Colombo & S. Andreucci)

Il gran ritorno di Colombo. Dopo aver scritto alcune delle storie più riuscite della serie (su tutte "La Milizia oscura") è letteralmente scomparso. Le differenze di scrittura fra Boselli e Colombo sono palesi: uno più "storico", dalla narrazione contorta e su più piani narrativi, l'altro più "action", narrazione lineare e progressiva. Praticamente uno l'opposto dell'altro, e si completano a vicenda, per questo la presenza di Colombo come colonna portante di Dampyr sarebbe quasi necessaria, perchè rende la serie completa sotto tutti i punti di vista. C'è da dire però che quando Boselli ha voluto fare il Colombo della situazione ("Vegas!", la doppia su Dreamland) i risultati sono stati altrettanto strabilianti. La forza maggiore di questo albo è sicuramente il cliffhanger finale, l'effetto sorpresa ottiene i risultati voluti. Anche la storia in se per se è godibile: si legge con facilità, e cupa ed horror sino al punto giusto, l'unica pecca è l'ennesimo uso dell'espediente della combriccola di amici sterminati ad inizio albo, visto è rivisto, al cinema e nei fumetti.
Andreucci un po' sottotono rispetto alle ultime due prove, ma ottima prova in ogni caso. In alcuni frangenti pecca di precisione. Ricorda molto l'ottimo Piccatto dei bei tempi andati (vent'anni fa).
Copertina non male, con profondità e sufficientemente dettagliata. La colorazione lascia forse un po' a desiderare.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 7

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n. 64: "I Sogni di Lisa" (M. Boselli & A. Lozzi)

Albo decisamente atipico. Forse solo nei primi numeri c'è una caratterizzazione psicologica così profonda di Harlan Draka. Sempre dipinto come un duro, a volte assente giustificato dalle storie, qui invece il vero protagonista è solo ed esclusivamente lui, e la sua psicologia, la sua parte umana. Un'ottima storia: non è il solo Harlan ad essere tratteggiato divinamente, da pochissime semplici battute Boselli ottiene il massimo: Kurjak, Tesla, Caleb, Lisa, tutti hanno un loro perchè, tutti hanno la loro testa. E poi ritorna il cattivissimo Thorke, uno dei personaggi più riusciti della serie (visto nel n. 32, curiosa coincidenza, la metà di 64, il numero di questo episodio).
Debutto per Arturo Lozzi, un debutto che meglio non poteva andare. L'unica pecca è Tesla, che proprio non ha inquadrato, ma per il resto Lozzi dà una sua validissima versione degli altri personaggi. Grandi scenari, grande recitazione dei personaggi (soprattutto di Lisa), ottimi i disegni acquerellati.
Ed eccola qui, forse la migliore copertina della serie. Non è esente da difetti (Harlan e Lisa sono eccessivamente stilizzati), ma azzecca in pieno l'atmosfera della storia, ed è una copertina che rimane impressa.

Sogg./Sceneg.: 8                      Disegni: 8

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n. 65: "L'Angelo ribelle" (M. Boselli & A. Lozzi)

Albo non eccezionale ma 'pesante': infarcito fin nelle ossa di continuity, ma una continuity leggera che fa apprezzare le doti della serie. Diverte la componente sessuale dell'albo: praticamente ci sono un angelo che ispira sesso sfrenato ed una demone ninfomane. Molto appaganti le già citate frecciatine alla continuity come la chiamata a Lenny e Fajella, i richiami all'albo precedente, al n. 54, e bella la costruzione dello strano rapporto fra Tesla e Kurjak (e una Tesla che, da alcune vignette, non sembra molto convinta). Gran bell'albo, anche se non è fra i migliori.
Altro talento del team dampyriano: Lozzi magari perde qualcosa in omogeneità del tratto rispetto all'albo precedente, ma si conferma come uno dei migliori.
Ennesima copertina riuscita per Riboldi.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 7,5

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n. 66: "Il grande Fiume" (M. Boselli & Majo)

Un po' di quella magia che si avverte nell'albo "Cacciatori di Fantasmi" si avverte anche qui. L'inizio soprattutto: quelle vignette mute, quegli sfondi spesso e volentieri deserti, una sceneggiatura silenziosa semplicemente perfetta. E' veramente stupefacente come Boselli abbia ottenuto una sensazione di inquietudine da vignette assolate e paesaggi che, normalmente, dovrebbero indurre una sensazione di tranquillità. La storia è emozionante, ed è magicamente pervasa di mistero, ma di quel mistero che non si risolve, che rimane fine a sè stesso. Si conclude anche in questo modo, non dà molte spiegazioni sugli "annegati" (vampiri? fantasmi?). Si vede il mestiere dell'autore, una storia "strana", o forse " straniante", che ti isola, ti fa vivere quella sensazione dell'inquietudine di quei paesaggi. Un albo che vive più di atmosfera che di narrazione, cosa difficilissima da ottenere.
Ma il merito della riuscita dell'albo è anche di Majo, sicuramente. La prova dell'artista qui è forse la miglior in assoluto su questa serie, qui più realistico ma nello stesso tempo più d'atmosfera, inquietante, una forza visiva senza pari. Alla stregua del capolavoro fumettistico.
E dopo tutto questo splendore fumettistico Riboldi conferma la sua buona forma, realizzando una buona copertina con un riuscito effetto acquerellato.

Sogg./Sceneg.: 8                      Disegni: 9

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n. 67: "Danza con la Morte" (M. Faggella & F. Russo)

Gran bel debutto quello del compianto Mario Faggella (purtroppo scomparso in seguito ad un male incurabile), una episodio che ha nel fattore emotivo la sua più grande qualità, e che consegna anche qualche indizio sul Condor, così da inaugurare una quaterna di albi tutti ambientati nel Sudamerica. Sicuramente molto riusciti i colpi di scena presenti nell'albo e il personaggio di Solanas, così come molto poetico e commovente il finale. Davvero riuscita per pathos la costruzione del dramma argentino dei desaparecidos.
Buona la prova di Russo, anche se un peletto sotto i livelli della media della serie. Il difetto principale nelle sue tavole è la poca presenza di atmosfera e in generale una debole personalità del tratto. In ogni caso il suo Harlan è fenomenale per quanto ricordi Ralph Fiennes (l'attore che ha ispirato graficamente il protagonista della serie).

Sogg./Sceneg.: 7,5                  Disegni: 6,5

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n. 68: "I Cacciatori di Licantropi" (S. Piani & F. Bartolini)

Albo lontano dai canonici schemi narrativi della serie (guest star per Stefano Piani, sceneggiatore di Nathan Never con importanti esperienze televisive). La faccenda del lobizon, benché affascinante, non viene trattata con quel pizzico di atmosfera che contraddistingue la serie, ti viene "sbattuto in faccia" in una maniera troppo palese. Ha dalla sua sicuramente un affascinante scheletro storico, ma non basta solo quello per realizzare una storia memorabile. Episodio tutto sommato che si guadagna abbondantemente una corposa sufficienza.
Belli i disegni di Bartolini, anche se dalle sue tavole sembra che il disegnatore possa fare molto di più. Qui il disegnatore gioca per sottrazione, presentando vignette in alcuni casi forse troppo spoglie e fredde. Il legame che lo legava con Majo sta pian piano sparendo del tutto, e si vedrà già dal prossimo numero che realizzerà di cosa il disegnatore sia capace.
Copertina molto bella.

Sogg./Sceneg.: 6,5                    Disegni: 6,5

 

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SPECIALE n. 1: "Dracula Park" (M. Boselli & S. Andreucci)

Debutto davvero sottotono per la collana degli speciali "dampyriani". Draka che vuole costruire un parco dei divertimenti, Vlatna che ricompare in maniera troppo prevedibile, l'ultima vignetta di una sdolcinatezza davvero fuori luogo, sequenze troppo lunghe piene di balloons, addirittura il classico spiegone finale... Ci sono parecchie informazioni importanti, ma il "contorno" non risulta assolutamente riuscito. La lettura diverte ma ci si aspettava sicuramente di più dal primo speciale, non tanto per quanto concerne i contenuti (che ci sono), ma per la qualità dello svolgimento.

Stranamente anche il tratto di Andreucci si rivela con poca personalità, esile, poco dettagliato, poco dinamico, alcune vignette sembrano avere qualcosa che non va.

Sogg./Sceneg.: 5,5                Disegni: 6

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n. 69/70: "I Giorni del Condor/Nel Deserto di Atacama" (M. Boselli & M. Dotti)

Storia doppia che vede la fine del Maestro forse meno carismatico del lotto, il Condor. Sicuramente riuscito il personaggio di Rogers (con annesso colpo di scena) e riuscito anche lo scontro finale fra Harlan e il Condor: benché povero e breve, ha sicuramente una sua spettacolarità. Storia tutto sommato action e povera di sostanza, che inscena una lotta finale con un Maestro che non ha avuto abbastanza spazio per svettare in carisma come altri suoi "colleghi" della serie.
Prova di Dotti sicuramente personale e riuscita. La sua dote principale sono le caratterizzazioni del terzetto, il suo Harlan è uno dei migliori, assieme a quello di Andreucci.
Due copertine pessime di Riboldi.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 6,5

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n. 71: "I Massacratori delle Ande" (M. Faggella & M. Dotti)

Storia di buona fattura, che fa crescere ancora di più il rimpianto per la prematura morte dell'autore. Oltre al dramma umano (sicuramente molto più importante del mondo dei fumetti), credo che se Faggella avesse potuto proseguire a scrivere Dampyr sarebbe diventato a tutti gli effetti il vice-Boselli: una impostazione della storia molto simile, molto documentata, molto curata. In questo periodo probabilmente stava prendendo confidenza col personaggio e con la serie.
Prova sopra le righe di Dotti (che firma anche il terzo albo consecutivo). Molto più dettagliato e curato che in altre sue prove. A tratti ricorda sua maestà Claudio Villa.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 7

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n. 72: "La Dea egizia" (P. Ruju & F. Russo)

Debutto sulla serie per il prolifico Pasquale Ruju, che confeziona una buonissima storia, avvincente, anche se soffre innanzitutto del canonico "buonismo" delle Maestre femminili, e anche di alcuni parti di discorsi fintissimi tipici dell'autore. Torino rimane sullo sfondo, non è la vera protagonista. Anche il colpo di scena finale è fin troppo prevedibile.
La prova di Russo è buona, spettacolari le tavole iniziali, e ottima la sua caratterizzazione dei personaggi, mentre rimane qualche riserva sugli sfondi.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 6,5

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n. 73: "Il Mistero di Loch Torridon" (M. Boselli & L. Rossi)

Albo sicuramente valido, ma che non convince appieno. La storia in se per se è buona, bella la prima parte, inquietante la descrizione del bimbo "maledetto", poi procedendo nella lettura la storia si è fatta leggermente noiosa, con un discesa nel fantasy che non si incastra bene con le tematiche che fino ad allora avevano predominato.

Come sempre affascinante la prova di Mastro Rossi, non ai livelli dell'ultima opera ("La Foto che urla"), un disegno a tratti un po' troppo essenziale.

Sogg./Sceneg.: 6                      Disegni: 7,5

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n. 74: "Il Giorno della Fenice" (D, Cajelli & A. Baggi)

Bella storia questa, molto visionaria e tormentata, Cajelli si conferma un autore adattissimo a Dampyr. Non ha difetti e non ha particolari pregi, ma è appassionante, sembra scritta su misura per l'estro di Baggi, più che mai adatto a questa tipologia di storia.
Visionario, cupo, pazzoide, una personalità e una forza visiva spettacolare, Baggi si conferma. Il suo unico grande difetto è Harlan, purtroppo, che proprio non azzecca, così come Kurjak.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 7,5

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n. 75: "Lo Sposo della Vampira" (M. Boselli & A. Bocci)

Albo vampiresco e orrorifico come pochi, ben orchestrato e con delle grandi atmosfere classicamente "dampyriane". Incuriosisce molto la citazione al maestro che scopriremo in futuro si tratterà di Vathek.
Bocci come sempre ottimo, anche se non una delle sue migliori prove. Il disegno di Bocci, benché forte e possente, soffre della solita rigidità delle figure, e non c'è dinamismo nelle vignette, o almeno lo si avverte poco.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 7,5

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n. 76: "La Spada senza Tempo" (L. Mignacco & F. Russo)

Albo che funge da trampolino per la successiva doppia giapponese, ed è anche l'unico albo riuscito (per adesso) di Luigi Mignacco. Ottima la documentazione storica, ottima la trama, ottimi i personaggi, grande presenza della continuity, qualche difetto di poco conto ma in definitiva una storia più che convincente per fare da preludio alla prossima doppia. Stranamente Boselli permette a Mignacco di far fuori uno degli antagonisti più "anziani" della serie, Belyalis, caso più unico che raro di un autore "ospite" che modifica la continuity.
Russo nella sua miglior prova. Ha aumentato la precisione dei fondali, la caratterizzazione dei personaggi, bella la dinamicità del tratto, come sempre ottima la sua versione di Harlan.

Sogg./Sceneg.: 7                      Disegni: 7

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n. 77/78: "Kwaidan/Il Castello dei mille Soli" (M. Boselli & N. Genzianella)

Attesa doppia ambientata in Giappone divisa in una parte più introduttiva e una seconda parte più epica e movimentata. Grande lavoro di documentazione per gli autori, sin nei più minuti dettagli, cosa che non fa altro che accrescere la buona riuscita della storia. Molto bello il personaggio di Kenshin, da riutilizzare.
Genzianella conferma la sua bravura. Stupende per atmosfera le vignette che ritraggono il castello, le scene dei combattimenti sono ottime per dinamismo, l'unico difetto che si può individuare è quello della poca espressività dei volti.

Sogg./Sceneg.: 7,5                   Disegni: 7,5

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n. 79: "Nazikian l'Oscuro" (M. Colombo & A. Lozzi)

Gran bel ritorno quello di Colombo, che in una sola storia tira tutte le fila di un discorso nato col n. 19 e subdolamente proseguito con il n. 63. andando a formare una trilogia alquanto atipica. Magari ha alcuni elementi che non si incastrano bene fra di loro (la presenza dei gangster, ad esempio) ma in definitiva un action in pieno stile Colombo. Purtroppo rimarrà l'ultimo albo scritto da lui.
Ottimo Lozzi, che sembra aver trovato anche la sua versione di Tesla, alquanto procace, anche se le ultime tre tavole sembramp nettamente scadenti rispetto al resto dell'albo.

Sogg./Sceneg.: 7                     Disegni: 8

 

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SPECIALE n. 2: "Gli Orrori di Londra" (M. Boselli & G. Freghieri)

Dopo la delusione del primo speciale, questo risolleva in parte la situazione. E' una storia che parte un po' troppo piano, ci vuole tempo per arrivare al nocciolo della questione, e quando ci si arriva, si rimane un po' delusi dal comportamento non certo coraggioso di Lord Mardsen. Insomma, pur essendo una bella storia, non sembra da speciale. Oltretutto episodio dalla gestazione travagliata, visto che ai primordi era stata concepita come crossover fra Dampyr e Dylan Dog (idea poi bocciata da Sergio Bonelli in persona, mai stato amante dei crossover).

Debutto della guest-star Giovanni Freghieri (che rivedremo nel sesto speciale). Lo storico disegnatore di Dylan Dog prende confidenza con il volto di Harlan e Tesla in una maniera strabiliante, invece deficita un po' su Kurjak. Sostanzialmente un buonissima prova. Curiosa la sua canonica rottura della griglia bonelliana, con 6 vignette "verticali", che movimentano un po' la lettura, particolarità da sempre utilizzata dal disegnatore.

Sogg./Sceneg.: 6,5               Disegni: 7

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n. 80: "Il Signore delle Maschere" (G. Di Gregorio & M. Dotti)

Un buon debutto quello di Giovanni Di Gregorio. Storia ben sceneggiata e avvincente, anche divertente in alcuni punti. Ormai è quasi tradizione della testata sfruttare le "pieghe" della storia per intavolarci sopra una storia, in questo caso la missione è compiuta. Anche la sceneggiatura è molto "dampiryana", corposa ma poche volte noiosa. Risulta però una sensazione generale di alienazione dalla serie: forse perché non aggiunge assolutamente niente alla serie in quanto a interpreazione personale dell'autore.
Un Dotti discontinuo: alterna primi piani da apoteosi a vignette complessivamente poco curate e tirate un po' via. Una buona prova tutto sommato.
Menzione speciale per la copertina: il cavallo è ben riuscito, il surreale sfondo violaceo è ben amalgamato col contesto, e c'è un Harlan leggermente stilizzato che permette a Riboldi si non dare un ennesima versione dell'eroe.

Sogg./Sceneg.: 6,5                   Disegni: 6,5

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n. 81: "Harlequin" (M. Boselli & M. Cropera)

Il difetto principale di quest'albo è forse la presenza stessa di Erlik Khan, ovvero lo stesso elemento che la rende speciale. Ci sta che un Maestro della Notte possa aiutare l'umanità (specialmente Erlik, uno dei maestri più misteriosi ed enigmatici, e anche per questo carico di fascino), ma la sua figura in quest'albo risulta impoverita e forse anche banalizzata. L'impianto narrativo su cui si basa il ritorno di Erlik è riuscitissimo, con una originale tematica come le pantomime e un cattivo sicuramente atipico come Harlequin. Insomma: magari un Erlik Khan più misterioso (e forse anche più cattivo) avrebbe reso veramente speciale una storia che lo è già di suo.

Storia speciale soprattutto per i disegni di Michele Cropera, qui al debutto. Chi ama lo stile di Toppi o Breccia non può non amare anche lo stile di Cropera. La sua qualità principale è il modo di inchiostrare: curatissimo, sempre attento anche alle minime sfumature. Oltretutto riesce ad enfatizzare alcune particolari inquadrature in una maniera superba. In quest'albo forse l'unico difetto è il volto di Harlan, non perfettamente inquadrato.
Copertina veramente non male: l'unico difetto è un Harlan non proprio canonico (come sempre) ma calato in un contesto molto riuscito.

Sogg./Sceneg.: 7,5                  Disegni: 8

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n. 82: "Via del Sortilegio" (M. Boselli & Majo)

Strana storia, caratterizzata dalla solita verbosità dei dialoghi. E' ambientata a Parigi, e ha come protagonista anche Araxe, ma il discorso su di lei non viene sviluppato molto, oltretutto il cattivo Abel (ispirato graficamente ad Aleister Crowley) risulta poco originale. Il vero personaggio riuscito è il mitico Victor. Storia generalmente buona ma si ferma lì.

Un Majo stranamente sottotono. Molto efficaci le vignette che raffigurano Parigi, un po' meno quelle in cui ci sono dei personaggi e c'è anche qualche vistoso errore di proporzione.

Sogg./Sceneg.: 6,5                  Disegni: 7

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n. 83: "L'Aviatore Fantasma" (L. Mignacco & F. Russo)

Storia scritta da Mignacco, che sembra voler "bissare" i pietosi risultati del suo numero d'esordio. Anche se non ci riesce, purtroppo per lui ci va molto vicino. Serviva chiamare in scena Vera Bendix per una banalissima storia di amore? E ipotizzare un set cinematografico a Praga e un fantasma che sembra avere poteri illimitati? E serve a qualcosa il solito, banalissimo colpo di scena finale da emotività zero? Dopo la "Spada senza Tempo" Mignacco polverizza le buone speranze che si erano create intorno a lui dopo quella storia.

Russo nella media, spettacolari alcuni suoi primi piani, un po' caotico forse nel tratteggio e negli sfondi in generale

Copertina brutta, Harlan sembra appena uscito dalla parrucchiera, e colori (come al solito) troppo accesi.

Sogg./Sceneg.: 4                    Disegni: 6,5

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n. 84: "La Congrega della Luna calante" (M. Boselli & A. Lozzi)

Albo dal valore particolare, perché intreccia rimandi a una miriade di altri albi, anche se mantiene salda la line-story di Thorke e Lisa. Non è un albo perfetto, anche se è sicuramente avvincente. Innanzitutto c'è la solita immancabile verbosità, poi è un po' tirata per i capelli la motivazione del viaggio di Harlan in America, e il finale, con Thorke che sembra sconfitto e che si porta dietro Lisa è un finale già visto. Sicuramente Thorke rimane uno dei cattivi più carismatici della serie, assieme a Draka e Erlik Khan, e Lisa è probabilmente uno dei personaggi più riusciti.

Lozzi molto discontinuo, forse la sua prova peggiore, benché sia di buon livello. Sembra che il disegnatore con quest'albo stesse ancora cercando di inquadrare bene il suo stile, fra vignette molto curate e dettagliate e vignette in cui sembra voler delineare i contorni solo con i neri. Ci sono anche alcune sproporzioni.

Sogg./Sceneg.: 7                    Disegni: 6,5

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n. 85: "Occhi di Gelo" (D. Cajelli & F. Bartolini)

Questo "Occhi di Gelo" sarà anche basato su un soggetto che rasenta il topos narrativo più d'una volta, avrà anche qualche difetto, e una impostazione narrativa atipica per la serie, ma è scritto dannatamente bene, con una sceneggiatura spettacolare. Alcune sequenze sono riuscitissime, e la "regia" è precisa, lineare, aiutata da dialoghi efficaci, mai pesanti. In poche parole questo albo è forse la migliore storia fuori-continuity non scritta da Boselli.

Storia riuscitissima anche per i magnifici disegni di Bartolini, che qui confeziona sin'ora il suo miglior lavoro. Ha una meticolosità nel curare ogni singola vignetta che è commovente.

Sogg./Sceneg.: 8                    Disegni: 8

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n. 86: "La Casa sull'Orlo del Mondo" (M. Boselli & L. Rossi)

Una storia già di per sé speciale e molto bella, a cui vengono aggiunte delle chicche di continuity spettacolari come l'indizio sul potente essere che agisce con le dimensioni e soprattutto il colpo di scena di Ann Jurging. Spettacolare storia questa, di un'atmosfera incredibilmente riuscita, palese omaggio ai maestri della narrativa "delle tenebre".

Storia disegnata su misura per un monumentale Rossi! Ed è un peccato che il disegnatore abbia limitato la partecipazione a questa serie per i suoi numerosi impegni all'estero.

Copertina molto bella per il suo essere evocativa e surreale.

Sogg./Sceneg.: 8,5                  Disegni: 8,5

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n. 87: "Santerìa" (M. Boselli & F. Russo)

Bella storia, sia per i tristi e vergognosi temi trattati, e anche per il ritorno di uno dei personaggi più riusciti, Jeff Carter. L'impianto narrativo è molto solido e non presenta falle, una bella storia fuori-continuity (se così si può definire, dato che lo stesso Boselli spesso e volentieri rimarca l'assenza di storie scollegate dalla continuity nella serie).

Russo conferma le sue doti ma conferma anche la sua perenne ricerca di stile, che lo porta a disegnare vignette dal tratteggio spesso confuso.

Sogg./Sceneg.: 7                    Disegni: 6,5

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n. 88/89/90: "La Sovrana dei Regni neri/La Pattuglia del Deserto/L'Oasi perduta" (M. Boselli & S. Andreucci)

Prima trilogia ospitata sulla serie mensile, e fino ad adesso la storia di Dampyr più lunga mai pubblicata. Boselli vuol dare il benservito ad uno dei maestri più carismatici, Jan Vathek, e architetta un action ambientato fra piramidi, dune del deserto, oasi perdute, leggende e quant'altro, quasi una epica road-story. Qui il terzetto è più che altro impegnato nell'inseguimento al Maestro, quest'ultimo il vero protagonista della trilogia, splendidamente umanizzato da Boselli. E alla luce di questa trilogia viene svelato uno dei "limiti" dell'autore e co-creatore di Dampyr: il suo sentirsi "stretto" in storie che si limitano a 94 tavole. Leggendo questa trilogia ci si accorge di come la famigerata verbosità boselliana non sia assolutamente un peso, ma un vero e proprio valore aggiunto.

Data anche la mole di tavole, Andreucci realizza un lavoro sublime per continuità grafica e per personalità. Come sempre le sue tavole, di un magnetismo eccezionale, hanno una dinamicità fuori dall'ordinario.

Sogg./Sceneg.: 7,5                  Disegni: 8



Disegno in copertina di Stefano Andreucci

 

pag 3/4:  precedente successiva