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Cassidy n. 01: "L'ultimo Blues"

 

Cassidy

Cassidy - Cassidy
Nello stesso mese in cui il viaggio di Caravan giunge al termine, parte in casa Bonelli un’altra miniserie, stavolta di 18 numeri, ideata dal prolifico Pasquale Ruju, autore già di un’altra miniserie, Demian (che rende Ruju il primo autore bonelliano che può vantarsi della realizzazione di due miniserie, un traguardo non da poco, anche se verrà presto raggiunto da Gianfranco Manfredi e chissà quando dallo stesso Michele Medda). Nello staff dei disegnatori troviamo un misto di  “pendolari” delle miniserie (Maurizio Di Vincenzo, Fabio Valdambrini, Luigi Siniscalchi) e un folto gruppo di esordienti nel mondo Bonelli (la coppia Paolo Armitano & Davide Furnò, Elisabetta Barletta, Luigi Cavenago e il giovanissimo Gianluigi Gregorini). Ai testi lui, il sardo Pasquale Ruju, autore discusso, spesso criticato anche ingiustamente, che ha scritto un po’ tutto, da Dylan Dog a Tex, da Nathan Never a Dampyr.

Dopo aver affrontato il noir con Demian, Ruju si dedica al “nonno” di questo genere: Cassidy ci viene presentato dalle anteprime come una miniserie prettamente gangster, con ambientazione i favolosi anni 70 americani, e con un protagonista negativo, Raymond Cassidy, un criminale, un gangster appunto.

Raymond e il suo Mondo

Dalla lettura del primo numero sembra chiara una cosa: Cassidy vive di citazionismo e di topoi narrativi prettamente “neri”. Dalla rapina alla banca al tradimento fra gangster, da rocamboleschi inseguimenti al più classico del regolamento di conti, “L’ultimo Blues” è un omaggio spudorato al genere che racconta, il che, se relazionato solo al numero d’esordio, ci sta tutto: serve ad indirizzare il lettore, a mettere le cose in chiaro, a far capire che Cassidy è una miniserie prettamente di genere. Scordiamoci l’autorialità di Caravan a cui Cassidy “da il cambio”, perché qui di pistole ce ne sono eccome.

Particolarmente importante sembra anche la documentazione musicale, un azzardo in un media come il fumetto: Elvis Presley (la storia parte proprio la notte in cui il Re è morto, il 16 Agosto del 1977), Beeges, K.C & The Sunshine Band, Watermelon Slim sino ad arrivare addirittura a Captain Beefheart, passando anche per il Blues, che sembra rivestire una certa importanza nell’economia della miniserie. Perché quel vecchio bluesman nero che consegna  18 mesi di tempo a Cassidy ricorda tanto una vicenda legata al mito più grande del blues, ovvero Robert Johnson, di cui si narra abbia incontrato il diavolo in un incrocio (ricordate “Crossroads”?). E se il diavolo consegna a Johnson l’arte di suonare il blues, a un moribondo Cassidy consegna 18 mesi di vita “per sistemare le cose”.

Con tutto questo calderone di luoghi comuni e citazioni (trova spazio anche una riuscita citazione a Tom Bosley) “L’ultimo Blues” scorre via senza troppi sussulti, fin troppo prevedibile per essere un numero uno, ed eccessivamente decompresso, dalla lettura veloce, che non stanca ma che poche volte cattura realmente l’attenzione del lettore. Qui Ruju scandisce la sceneggiatura in maniera matematica, precisa, tecnicamente impeccabile, con la successione di eventi perfettamente collegati fra di loro. I dialoghi, vero tallone d’Achille dello scrittore sardo, appaiono asciutti, funzionali, pur se privi di personalità. Ruju non si preoccupa tanto della qualità quanto della storia vera e propria. Per “condire” la vicenda si fa bastare le citazioni e i luoghi comuni, una tecnica sicuramente discutibile, ma efficace. L’unico vero sussulto dei contenuti e il cliffhanger finale, in cui diventa più misteriosa del previsto la frase “mettere le cose a posto”. Delude, almeno in parte, il personaggio di Raymond Cassidy: presentatoci come un duro, un gangster, ci troviamo fra le mani invece il classico antieroe dal cuore tenero, che non disdegna sadiche vendette ma che ha forti legami familiari e un certo senso d’onore e d’onestà. Ovviamente è presto, prestissimo, per giudicare un personaggio come questo, che verrà sicuramente delineato man mano che andranno avanti i numeri.

Turbo Boost

Il numero d’esordio viene affidato al sempre ottimo Maurizio Di Vincenzo, capace di caratterizzare alla perfezione ogni singolo personaggio e di disegnare vignette esplosive, con una grande dinamicità che però non tradisce l’anima nera della narrazione. Molto curati sono i particolari, dalle auto agli abiti, sin ad arrivare alle ambientazioni, riuscite, seppur con qualche incidente di percorso. La versione che Di Vincenzo ci consegna di Raymond Cassidy è buona, tenendo conto che questa è la sua prima “apparizione”: rispetto al Cassidy in copertina, fra le tavole è meno slanciato, forse anche leggermente invecchiato. La costruzione del volto soffre ogni tanto di qualche indecisione, Cassidy appare sempre corrucciato, monotematico, deciso, come ogni duro che si rispetti, tranne quando si entra nell'ottica "familiare", dove vediamo un Cassidy sorridente e quasi paterno (come dimostra la sequenza della fuga da casa Webber). Purtroppo Di Vincenzo sbaglia però la sequenza che potremo reputare “madre” dell’albo, quella che va da pag. 53 a pag. 55, in cui non risulta chiara la modalità con cui la macchina di Cassidy riesce a superare il posto di blocco (trattasi di Turbo Boost), la quinta vignetta di pag. 56 confonde non poco il lettore sull'accentuata dinamica della sequenza, ma si tratta dell’unico vero errore in una prova ampiamente promossa. Molto belli gli svariati totaloni presenti nelle tavole, belle ed evocative le vignette che hanno come protagonista la Dodge Aspen, l'auto di Cassidy, e spettacolare la sequenza di pag. 58-60.

18 mesi

Alle copertine troviamo, come in Demian, ancora Alessandro Poli, reduce da un’ottima prova sul mensile di Dylan Dog  (il n. 278, su testi peraltro dello stesso Ruju). La cover di debutto presenta una realizzazione impeccabile per un “soggetto” fra i più abusati, segno che la lezione di Caravan non è servita a niente, il che ci dispiace non poco.

Con Cassidy la Bonelli torna alla narrazione più classica, quella di puro intrattenimento, di fumetto popolare per antonomasia. Questa non vuol essere una condanna, ma una semplice constatazione. “L’ultimo Blues” scorre via senza complicazioni, in maniera anche eccessivamente veloce. La prima impressione dopo la lettura di questo numero d’esordio è che è davvero troppo presto per dare un giudizio, seppur effimero. Le citazioni sono eccessive (il titolo del prossimo numero sembra citare un bellissimo fiim di Francesco Rosi), gli stereotipi sin troppo presenti, e le informazioni che Ruju consegna sono risicate, quasi nulle. D’altronde la miniserie sarà formata di ben 18 numeri (la più lunga, assieme a Brad Barron e allo stesso Demian), e ci sarà tempo di costruire il personaggio, 18 mesi per rendere il protagonista, e di conseguenza la sua vicenda,  più intrigante.

Ma non è detto che il lettore sia magnanimo con Cassidy come lo è stato il blues man dall'armonica rivestita di argento e madreperla.

 

Soggetto: 6,5

Sceneggiatura: 6,5

Disegni: 7

Media: 6,5

 

 

Info:

L’ULTIMO BLUES

Soggetto e Sceneggiatura: Pasquale Ruju

Disegni: Maurizio Di Vincenzo

Copertina: Alessandro Poli

Editore: Sergio Bonelli

Miniserie mensile n. 1 (di 18)

Maggio 2010