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Astro City (K. Busiek & B. Anderson)

Astro CityI supereroi stanno al fumetto come i film americani stanno al cinema. Dettano legge, si impongono sul mercato, godono di uno strapotere assoluto. E, di conseguenza, stancano. Dopo un po’, i tizi in mantellina e calzamaglia sembrano tutti uguali. Un “kaboom” qua, uno “swoosh” là: si picchia, si vola, si combattono supercattivi e superproblemi. Tanto che fare fumetto supereroistico oggi significa quasi sempre cadere in una rete di cliché e consuetudini che rendono tutto trito e già visto.

E allora, come uscirne? Come utilizzare queste icone ormai consolidate dell’immaginario occidentale senza produrre lavori opachi e noiosi? Ce lo insegna il signor Kurt Busiek. E ce lo insegna tramite un’operazione così semplice da risultare geniale: cambiare il punto di osservazione.

«Mi ha sempre incuriosito», dice lo scrittore, «sapere quale fosse la vita del tizio che punta il dito in alto e indica Superman». Non Superman, quindi. O meglio, Superman filtrato attraverso gli occhi comuni dello spettatore senza poteri. Che sono quindi gli occhi del lettore. Si indica la luna ma, finalmente, si guarda il dito.

Aveva già concepito questa operazione, Busiek, applicandola ai supereroi Marvel. Ne era scaturito “Marvels”, una delle più celebrate graphic novel della Casa delle Idee. Ma è con la serie regolare “Astro City” che l’autore esplora ogni potenzialità narrativa degli uomini mascherati, tra eredità e innovazioni. Ne scaturisce un affresco sgargiante, dal sapore antico ma dall’anima sempre attuale.

Astro City” è la città dei supereroi. Un archetipo che ospita tanti archetipi. Già dal titolo, s’intuisce qualcosa di diverso, di grande. Le serie regolari sui supereroi portano il nome dei loro protagonisti, o dei super gruppi di cui fanno parte, magari preceduti da appellativi altisonanti come “gli incredibili” o “i più potenti”. Qui è diverso. Qui è la città a parlare. Una città viva, pulsante, abitata da migliaia e migliaia di persone. E resa speciale da decine di eroi, con i loro costumi sgargianti, le loro imprese ai limiti del concepibile, tra viaggi nel tempo, minacce aliene e robot giganti.

Però, si potrà obiettare, questa è tutta roba già vista! Siamo sempre al punto di partenza! E invece no. No, perché Busiek abbraccia l’immaginario del supereroe, conscio (di più: innamorato) delle sue tradizioni e delle sue potenzialità, poi lo espone con semplicità e coerenza. Come se la presenza di superumani tra la gente fosse la cosa più normale del mondo. Molti sostengono che “Astro City” si occupi di mostrare come sarebbero i supereroi nel mondo reale. Falso! E’ esattamente il contrario: non si tratta di far vagare supereroi nel nostro mondo, ma di far vagare il nostro mondo tra i supereroi! Non siamo al punto di partenza, lo stiamo guardando! E da tutt’altra angolazione.

Così ci imbattiamo in uomini di acciaio di mezza età piegati da troppe sigarette; titani in grado di sfrecciare nel cielo oberati dal troppo lavoro, e pertanto capaci di sentirsi liberi solo sognando di volare; giornalisti incapaci di trovare le parole per descrivere combattimenti intradimensionali, poiché ingannevole è il confine tra quello che si vede e quello a cui si è disposti a credere. Un confine su cui spesso capiterà di inciampare ad Astro City, avventurandosi tra i suoi palazzi monumentali, vagando tra i suoi vicoli fumosi, tra ponti, locali, acciaio e mattoni. E se uno di questi palazzi crolla, schiantato da un mostro gigantesco o travolto da un raggio laser, forse per la prima volta ci si sentirà in dovere di domandarsi: “E che succederà a chi ci abitava?”. Come se, finalmente, la spettacolarità non si esaurisse in se stessa, ma presentasse il suo conto alla fine.

A rendere graficamente soggetti e sceneggiature spesso organizzati in episodi autoconclusivi, troviamo il Brent Anderson già visto in “Rising Stars”. Un buon professionista, non virtuoso o particolarmente avvincente nel tratto, ma capace di abbracciare uno stile classicheggiante adattissimo per l’opera e per la sua atmosfera retro. I personaggi ritratti da Anderson sembrano usciti da locandine pubblicitarie anni ‘60 o’70, si muovono sospinti da massicce linee cinetiche, spesso emergendo da corposi neri di china. In altre parole, sono perfetti per Astro City.

Le copertine sono firmate dal talento puro di Alex Ross. Già in coppia con Busiek in “Marvels”, Ross esprime tutta la sua vena iperrealista, creando immagini che sembrano letteralmente prendere vita. Fin dal primissimo sguardo, la città di Astro City si anima e cattura il lettore, invitandolo a entrare. Allo stesso modo, con gustosa coerenza, in chiusura di ogni episodio un cartello stradale ci informa che stiamo lasciando Astro City e ci invita a “guidare con prudenza”. Gli autori, del resto, si divertono a disseminare il loro mondo di omaggi al lettore e citazioni meta-fumettistiche: tra tutte spicca il familiare Monte Kirby. E chi non capisse a CHI è dedicato, beh, probabilmente sta leggendo la recensione sbagliata!

Sarà ormai chiaro che le chiavi di lettura di questa serie sono molteplici. “Astro City” è come una scatola cinese: si può leggere di sfuggita e comunque apprezzare per trame, disegni e ambientazione; oppure si può fruire con estrema attenzione, senza lasciarsi sfuggire le metafore e i significati sottesi tra un paio di stivali a razzo e un mantello svolazzante. Insomma, “Astro City” va recuperato. Assolutamente. L’edizione italiana è, al solito, frammentata e difficile da rintracciare, ma ne vale assolutamente la pena. Visitare questa città significa, nelle stesse parole del suo creatore, prendere coscienza de «l’assurda e irreale gloria del genere supereroistico», apprezzarla, sviscerarla e scoprirne i protagonisti. Ecco, per Busiek (e probabilmente per chiunque abbia la fortuna di leggerlo) i supereroi sono proprio questo: «metafore impazzite», che vanno conosciute «considerando non il loro effetto logico, ma il loro effetto emotivo».

 

Soggetto: 9

Sceneggiatura: 8

Disegni: 7

Copertine: 9

Globale: 8,5

 

Tre difetti

- Reperire “Astro City” in Italia è impresa da supereroe!

- Gli altri fumetti supereroistici di stampo classico, a confronto, vi sembreranno robetta (e non solo perché, in molti casi, lo sono!).

- I disegni di Brent Anderson, per quanto appropriati, non sono particolarmente esaltanti.

 

Tre virtù

- Uno sguardo sul mondo degli eroi che si appropria di tradizioni ed archetipi senza scadere nel banale, traendo anzi ispirazione e coerenza da ogni consuetudine narrativa: speriamo che il film ora in produzione mantenga tali premesse!

- Uno sguardo differente, che ribalta il punto di vista, portando in primo piano ciò che era marginale: l’effetto finale è strepitoso.

- Busiek è uno scrittore da seguire assiduamente e “Astro City” sviscera in modo profondissimo la sua concezione personale e motivata sull’immaginario che condivide con i lettori. E che, come loro, ama alla follia.

 

Info:

ASTRO CITY

Soggetto e sceneggiatura: Kurt Busiek

Disegni: Brent Anderson

Copertine: Alex Ross

Edizione americana: Image Comics, Hommage Comics, WildStorm

Edizione italiana: Star Comics; Magic Press

Data di prima pubblicazione: 1995 (in corso)