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120 Rue de La Gare (J. Tardi & L. Malet)

120 rue de la gare

Quando si chiacchiera con un amico francese questo sicuramente non mancherà mai di ricordare che la Francia è il paese più visitato dai turisti e Parigi, naturalmente, ne è il fiore all'occhiello: dalla Tour Eiffel a Notre Dame sembra di passeggiare in un palla di vetro, cui ogni tanto manca solo una spolverata di neve finta.

Ma dietro questa enorme cartolina si trova un passato parecchio diverso: andando indietro con gli anni – non troppo, comunque – Parigi era una città che faceva veramente schifo. Viverci era un'esperienza che i più facevano solo per rincorrere irrealizzabili sogni di successo, o per sfuggire all'attanagliante fame della provincia.

A fianco della disperazione si trovava però anche una Parigi più animata e meno fredda di oggi, fatta di botteghe, mercati sempre in funzione e piccoli bistrot dove poter passare una nottata con due soldi.

È questa l'atmosfera nella quale si sviluppa il racconto di 120, Rue de la Gare (Milano, Rizzoli, 2008, p.190), riuscito incontro fra le esperienze di Léo Malet, uno dei capofila del noir francese, e Jacques Tardi, disegnatore della fortunata generazione della rivista “Métal Hurlant”.

La storia è un riadattamento a fumetti del primo romanzo con protagonista Nestor Burma, il detective che mette il mistero KO, personaggio simbolo di Malet. Un buon giallo che riprende le atmosfere, l'azione e il disincantato sguardo sull'amara realtà dell'hard boiled americano con un gusto tutto francese: difficile che Burma beva scotch e whisky, ai quali preferisce pastis e pinard – il vino più economico da chiedere al bancone di un bar. I suoi interlocutori non sono agenti di polizia di origine irlandese o sindacalisti corrotti del porto di Chicago, quanto piuttosto un panciuto commissario del XV arrondissement che magari, durante la guerra, ha simpatizzato per il Regime di Vichy, e clienti dai baffetti appena accennati.

Jacques Tardi, conosciuto al grande pubblico per i suoi fumetti di guerra (rintracciabile in italiano per ora solo Era la guerra delle trincee, Edizioni BD) e per per la serie Le straordinarie avventure di Adèle Blanc-Sec (da cui nel 2010 Luc Besson ha anche tratto un film), con la sua matita è riuscito a cogliere appieno lo spirito dei romanzi di Malet. Debitore della linea semplice e chiara della scuola fumettistica franco-belga, il suo tratto descrive figure umane dai caratteri quasi caricaturali, con mani e visi sproporzionati rispetto al resto di un corpo dai movimenti comunque naturali, e si concede il gusto di dedicare, con una vasta scala di grigi e di abili chiaroscuri, ampie vignette alla sola descrizione di scene di vita quotidiana, adatte a rappresentare un Burma molto antieroe e una Parigi viva nelle sue atmosfere particolari.

Le pagine di 120, Rue de la Gare sono una vera passeggiata a fianco del nostro protagonista: Tardi riesce a trasmettere al lettore, grazie ad un segno grafico forte ed un uso dei toni omogeneo per tutta l'opera, la morbidezza delle vesti e la consistenza dei corpi, tradendo un certo amore per il dettaglio che, soprattutto nelle scene di città, rischia di impigliarsi nel citazionismo di immagini e spazi noti.

Tutto ciò aiuta però a calarsi nella vicenda: tenendo a mente che questa storia risale ai primi anni Quaranta, Burma ha dei caratteri che il lettore può immediatamente far propri.

Nei panni dell'ufficiale con la pipa costantemente in bocca, troviamo il detective rinchiuso allo Stalag XB, il campo tedesco per prigionieri militari, dopo la rotta dell'esercito francese. L'amenità di questa vita in attesa del ritorno a Parigi viene interrotta dalla comparsa all'Ufficio registro del campo di uno strano smemorato, “La Globula”. In punto di morte, questo riconosce Nestor Burma e gli affida un misterioso messaggio: “Burma, dite ad Helene, 120 Rue de la Gare..”. L'avventura ha inizio.

Ma non è ancora abbastanza. Alla stazione di Lione per una fermata del treno che lo sta riportando a casa, Burma incontra il suo vecchio collaboratore Bob Colomer che, colpito da un proiettile, prima di spirare gli grida “Capo, 120 Rue de la Gare”. Due richiami del genere non possono essere casuali!

Tardi ha cercato di “ri-fare” a fumetti le belle pagine del romanzo di Malet piuttosto che produrre una sintesi originale: per non far perdere nulla alla trama, il testo è onnipresente e in alcune pagine toglie respiro ai disegni che, incastrati tra i balloon e le didascalie, finiscono così per perdere forza. La penna di Léo Malet però non tradisce: la risoluzione del mistero è affidata ai particolari che cadono a pioggia nelle pagine e il lettore, spesso distratto, deve aspettare che arrivi il presuntuoso e maleducato detective Nestor Burma per capire come sia andata veramente la vicenda.

Voto: 8

 

Punti di Forza:

-La trama, firmata da un grande autore, ha il vantaggio di non essere scontata, arricchendosi anzi pagina dopo pagina.

-Tardi, pur nel solco dello stile fumettistico francese ha maturato un tratto inconfondibile che nella descrizione di scene affollate da il meglio di sé

Punti di debolezza:

- Risulta essere un romanzo a cui sono state attaccate delle immagini più che un vero e proprio riadattamento; alle volte la lettura risulta veramente faticosa.

-Alcune scene di città sembrano essere troppo ricalcate da una foto, perdendo originalità.