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10 citazioni di Carmelo Bene

  • Scritto da Marco Tonelli

Se fosse ancora vivo, Carmelo Bene mi sputerebbe in piena faccia tutta la sua indifferenza e il suo disprezzo.

Cercare di descrivere il suo sconfinato genio con una serie di citazioni e frasi che provano (senza riuscirci) a testimoniare un'esistenza oltre ogni descrizione o intento biografico, equivale a trasformarsi in quei "gazzettieri" della carta stampata e della televisione che lui odiava con tutto il suo cuore.

Consapevole della sterilità di tale esercizio, mi pare d'altra parte, l'unico modo per rendere omaggio (oltre, ovviamente, a leggere e vedere tutte le sue performance attoriali, opere e scritti da lui partoriti) alla sua ingombrantissima figura. Perchè non c'è modo migliore per ricordarlo, che lasciarlo parlare e sbraitare, come se fosse ancora qui, tra noi.

10 citazioni pescate direttamente da una personalità megalomane, fastidiosa e sferzante. E di questo, non smetteremmo mai di ringraziarlo. Buona lettura!


“Il mio epitaffio potrebbe essere quel passaggio di Sade: mi ostino a vivere perché «Anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi»

"Io sono già dimenticato, meglio ancora ignorato, in vita. Mi hanno promesso a Otranto i funerali da vivo. Non c'è bisogno di consegnare un cadavere in pubblico per meritare la dimenticanza. "

"Il corpo implora il ritorno all'inorganico. Nel frattempo non si nega nulla."

“Non sono mai nato, non mi vergogno di essere nell'equivoco italiota, non mi interessano gli italiani. Qualunque governo come qualunque arte (o tutta l'arte borghese), tutta l'arte è rappresentazione di Stato, è statale. È uno stato che si assiste fin troppo, se no alla mediocrità chi ci pensa? La mediocrità, par excellence, è proprio lo Stato. Lo Stato dovrebbe smetterla di governare, ecco. Si può dare uno Stato senza governo, mi spiego? Non deve amministrare, deve lasciarlo fare a dei privati."

“Il comico è cianuro. Si libera nel corpo del tragico, lo cadaverizza e lo sfinisce in ghigno sospeso.”

"Il teatro, il grande teatro è un non-luogo soprattutto, quindi è al riparo da qualsivoglia storia. È intestimoniabile. Cioè, lo spettatore per quanto Martire, testimone, nell'etimo (da marthyr), per quanti sforzi possa compiere lo spettatore, dovrebbe non poter mai raccontare ciò che ha udito, ciò di cui è stato posseduto nel suo abbandono a teatro. Ecco che l'attore non basta più, il grande attore nemmeno. Bisogna essere una macchina, eh..., come io (tra parentesi) l'ho definita, attoriale. "

"Io dico che nessuno è più qualificato, nessuno ha più studiato di me, Laforgue, in questo caso, ecco, l'ho studiato da più di vent'anni. Perché un critico non può, vedendo diecimila spettacoli, approfondire vent'anni, un autore per vent'anni. Non è possibile. [...] Non ammetto, quindi, questa spocchia del critico, il letterato che deve saperla più lunga del grandissimo attore. Il grandissimo attore la sa più lunga di lui, se no non sarebbe tale. Un attore incolto oggi non ha senso, non può occuparsi di scrittura di scena, non può fare la strada che io ho percorso, non può batterla. Non può essere il più grande attore d'Europa, come mi si dice, sulla scrittura di scena, se non è più colto dell'ultimo critico in sala."

"Mestiere infame questo dell'artista. Da sempre nell'eterno quotidiano della vita invivibile, indissolubilmente coniugato alla piccolo borghese fatalità del miserabile. Coniugato a tal punto che quest'ultimo poveraccio spregevole termine potrebbe benissimo sostituire l'altro, cioè quello dell'artista, in un più intransigente rigoroso dizionario. A un individuo abbiente è rispettabile, non verrebbe mai in testa di vivacchiare con ciò che è detto: arte. Arte: il più astruso e stupido tra gli espedienti."

"Nietzsche è impazzito, ma se l'è meritato. Qui invece di pazzi ne abbiamo fin troppi che non se lo sono sudato, non se lo sono guadagnato. Questo è il discorso. E sono squallidi, mediocri. Come i nostri governanti, i vostri governanti."

“Qui c'è troppa puzza di Dio”

E se tutto questo non è abbastanza, godetevi questo suo  storico delirio televisivo: