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Zu: "Carboniferous"

  • Scritto da R. Deep

zu “Avete creato una musica potente ed espressiva che spazza via totalmente ciò che molti gruppi fanno in questi giorni”

(John Zorn, riferendosi agli Zu)

E’ in vista di un loro imminente concerto che mi accingo a scrivere questa recensione; “Carboniferous” è sicuramente uno dei migliori album del 2009, e loro, gli Zu, una delle più grandi realtà di casa nostra (e non solo). Sono passati sette anni dal bellissimo “Igneo” (2002), il tempo necessario per ulteriori e importanti collaborazioni, per incrementare l’ammirazione da parte di grandi musicisti internazionali e per consolidare l’amicizia con Mike Patton, il quale non ha perso tempo per chiamarli a incidere per la sua personale etichetta, la Ipecac.

“Carboniferous” continua ad elaborare il mosaico di follie offerto dal trio, estremizzandone però il lato più duro e claustrofobico: lo scheletro è sempre il jazz (frammentato in mille pezzi e centrifugato) che si compatta di volta in volta con strutture e divagazioni hardcore, noise, math-rock, prog. “Ostia” ha un incipit quasi techno che fa spazio a vere proprie bordate sonore che caratterizzeranno tutto l’album, “Beata Viscera” è pura sperimentazione e imprevedibilità, “Erinys” forse il momento più brutale, con quelle sue devastanti rincorse alternate a fendenti dolci come un calcio nello stomaco. Jacopo Battaglia (batteria), Luca Mai (sax baritono) e Massimo Pupillo (basso) sono stati capaci di creare un disco dalla compattezza incredibile, un mostro cattivo dalle qualità tecniche sublimi e rappresentate di un sound unico e fresco.

Controtempi, stacchi allucinanti, momenti di caos esilarante in stile John Zorn (come in “Axion” per esempio): Battaglia è un metronomo umano, Pupillo spacca letteralmente il cranio in due parti, il suo basso è un martello pneumatico che emette con precisione chirurgica delle vere e proprie mazzate, mentre il sax di Mai è un qualcosa che si distacca quasi totalmente dall’utilizzo convenzionale, tanto è votato allo sperimentare ‘rumori’ ed incubi noise (in certi casi potrebbe esser considerato come il sostituto della voce mancante). La pesantissima “Chthonian” ha una struttura compositiva che si avvicina a quella dei Meshuggah (band metal ‘intelligente’) ed è irrobustita dal contributo alla chitarra di Buzz Osborne dei Melvins, “Obsidian” (featuring Giulio Favero, che è anche l’uomo dietro al mixer) è più dilatata e si colloca come una sorta di tributo ai Neurosis, la folle “Soulympics” è invece il momento impreziosito dalla collaborazione vocale di Patton, capace di rendere ancora più noir le atmosfere del pezzo. Diversa dalle precedenti è la conclusiva “Orc”, delirio ambient e perfetta soundtrack per una discesa negli inferi. Applausi.

Voto: 8

 

Info:

 

Ipecac, 2009

Jazz-Core, Experimental

 

Tracklist:

01. Ostia

02. Chthonian

03. Carbon

04. Beata Viscera

05. Erinys

06. Soulympics

07. Axion

08. Mimosa Hostilis

09. Obsidian

10. Orc