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Tom Waits: "Real Gone"

  • Scritto da Orasputin

tom waits real gone Cane pazzo Tom

Gli unici dischi per i quali vale ancora la pena di spendere 20 euro sono quelli di Tom Waits.

Leslie Edward Claypool, meglio conosciuto come Les, è uno dei più geniali bassisti in circolazione, a metà strada tra il funk e la demenza mentale (per maggiori informazioni, vedi video Primus). Marc Ribot, chitarrista di origini ebraiche, viaggia tutti i giorni tra Messico, casa di John Zorn e free jazz, durante le notti di luna piena assume vesti da singer, incide due dischi da solo e se ne esce improvvisamente compositore. Del numero uno c’è ancora bisogno di parlare? Cane pazzo Tom ha trasformato la sua voce in una delle più seminali armi di riconoscimento del blues contemporaneo, vero e proprio strumento con tanto di corde (vocali) da armonizzare, distorsioni, riverberi, feedback incorporati manco ci si trovi a dispetto di un Marshall valvolare vecchio del ‘61. Ai livelli dello storico trittico “Swordfishtrombones”, “Rain Dogs” e “Frank wild Years”, “Real Gone” può vantarsi come l’erede di “Bone Machine” e precursore dell’ultimo, triplo, allucinante, “Orphans”. E poi lo sappiamo tutti: Tom Waits non sbaglia un colpo. “Gli unici dischi per cui vale ancora la pena di spendere 20 euro sono quelli di Tom Waits”, dice mio padre.

Precisiamo che la sperimentazione vocale in “Real Gone” è una trovata essenziale; ribadendo la qualità eccelsa degli arrangiamenti all’appello mancano il pezzo pregiato pianoforte (cosa sarebbe uno “Swordfishtrombones” senza quel malinconico piano fumante?”) ma si prende atto di una sovrabbondanza d’immondizia postmoderna e percussioni sataniche. “Musica per sfasciacarrozze” recitava un vecchio slogan, adesso è suo figlio Casey il complice alla demolizione. Lasciate perdere la linearità “sinatriana” della coppia “Alice”-“Blood Money”, qui ci si fa ammaliare dai latrati, dalla merda, dai ritmi sincopatici, senza tralasciare quelle strane venature da ballata sexy sgattaiolante marchio di fabbrica di lavori quali “Mule Variations” e soprattutto “Rain Dogs”. In “Metropolitan Glide” Tom produce col suo cantato quello che un DJ norvegese registrerebbe con una moderna consolle. “Hoist that Rag”, un tango denuclearizzato con growl centrato, la si ascolta benissimo una quarantina di volte senza stufarsi un nanosecondo. “The smell of blood / the drone of flies, / You know what to do if the baby cries“.

Ribot è la conferma delle sue stesse inimitabili virtù, che chitarrista ragazzi! Di quale razza bastarda è questo sporco animale che farebbe morire d’infarto John Petrucci o Steve Vai dato il modo con cui s’approccia allo strumento? Fessi! “Sins of my Father” è un’espiazione di 10 minuti: ”Porterò i peccati di mio padre/porterò i peccati di mia madre/porterò i peccati di mio fratello/giù nello stagno”. “Shake it” e “Don’t go into that Barn”, entrambe dotate di groove assassino, rimbomberanno parecchio nei vostri timpani fregati. “Dead and lovely”, perfetta come sigla per un sequel di “Daunbailò”, rientra tra quei giochettini erotico musicali di cui parlavamo prima, con un testo sulla morte, tematica tanto cara per quelli che, al pari di Tom, pullulano in mezzo al nulla o sulla strada: “Now she’s dead, she’s so dead, forever dead, dead and lovely now”. In “Trampled Rose” la sua voce pare aver smaltito quell’inconfondibile timbro da petrolio di sigarette senza filtro, ma cazzo è solo un complimento! “Green Grass” è l’ultimo compito a casa assegnato a Vinicio Capossela prima della prova finale di maturità nel deserto del Mojave. Alla produzione Tom e sua moglie Kathleen Brennan mantengono intatto un pavimento sudicio di cicce di sigarette, birre vuote e sigari cubani smezzati. E’ la sensazione che si prova all’ascolto di tale incredibile sedicesimo album di cane pazzo Tom.

Voto: 8

 

Info:

Anti/Epitaph, 2004

Songwriter

 

Tracklist:

01. Top of the Hill

02. Hoist that Rag

03. Sins of my Father

04. Shake it

05. Don't go into that Barn

06. How's it gonna End

07. Metropolitan Glide

08. Dead and Lonely

09. Circus

10. Trampled Rose

11. Green Grass

12. Baby gonna leave me

13. Clang Boom Steam

14. Make it rain

15. Day after Tomorrow