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THE STROKES: Is This It

  • Scritto da Orazio Martino

the strokes is this it Se, con una pistola puntata alla testa, un pazzo scatenato dovesse invitarmi a sputare tre nomi di dischi rappresentativi della mia generazione, senza esitare replicherei "Californication", "Toxicity" e "Is This It". Coi Red Hot scoprivo il rock a 14 anni, coi secondi mi bucavo le orecchie a 17, coi terzi attaccavo con le prime seghe mentali sforzandomi di guardare il mondo da un prospettiva diversa. "Is This It", esordio fulminante del quintetto newyorchese The Strokes, scontato ribadirlo ma è un disco che ha aperto nuovi scenari musicali, scoinvolgendo e azzerando – una volta per tutte - le lancette della mia generazione. E sono passati 10 anni. 10 anni da quando volevamo essere magri come gli Strokes, indossare jeans stretti e strappati. 10 anni da quando volevamo sperimentare le prime camicie a righe in alternativa alle t-shirt nere e irregolari di Carnaby Street.

Provate, per un attimo, a pensare ad un nuovo millennio senza "Is This It". Ok, c'erano i White Stripes – magari musicalmente più fighi - ma i White Stripes nel 2001 non se li cagava nemmeno Scaruffi. "Elephant" aveva le sue lacune, "Is This It" no! "Elephant" conteneva 17 canzoni, "Is This Is" accarezzava la perfezione con 11 brani di una semplicità disarmante. Arriviamo al punto: all'inizio del nuovo millennio, musicalmente parlando, gli Strokes si trovano al posto giusto nel momento giusto. La Grande Mela è una culla dove appassionati, musicisti, attori, produttori si scambiano pareri e, in preda all'eccitazione, generano fenomeni, o almeno ci provano. Un'attitudine degna dei veterani del rock, quella del quintetto newyorchese, per un album che alterna sensazioni vintage ad altre sensazioni vintage, dimostrando di sapersi destreggiare perfettamente nel limbo (o labirinto) della musica pop. L'accostamento, insistente, con i Velvet Underground e il superamento dei confini nazionali – con un botto allucinante nel Regno Unito - suggellano il miracolo. "Is This It", con i suoi accordi facili e le sue melodie veloci e appiccicose, affossa definitivamente l'epopea del nu metal gettando le basi per la stagione del revival, autentica boccata di ossigeno per le case discografiche in odor di crisi digitale (per non parlare delle webzine in costante ascesa). Un'avanzata che ingloba il miglior repertorio degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta e che, ancora oggi, tra sbavature e tormentoni, non accenna alla minima ritirata. Lo dimostrano i recenti exploit di Dirty Beaches e compagnia bella.

Tra i brani più rappresentativi, quella "New York City Cops" da leggere come presa per il culo al servizio d'ordine della Grande Mela (l'11 settembre e un artwork à la Umberto Smaila ne fecero slittare ufficialmente l'uscita). La dolcezza della title track, unita agli eccellenti battibecchi tra chitarre di tracce quali soma "Soma" e "Barely Legal", lo rendono un lavoro eccellente e dal quale diviene sempre più difficile staccarsi. Naturale conseguenza, il rischio di sprofondare in quel buco nero fruitivo rappresentato dalle decine di ascolti giornalieri in media fissa per un anno (a 18 anni l'andazzo era questo). Julian Casablancas è poco più che ventenne ma dalla sua voce emergono i tratti del leader carismatico. La sezione ritmica, un pò Pixies un pò Television, è quanto di più scanzonato e frizzante gli anni zero possano servire: fluida, esente da tecnicismi e sbavature. Il basso di Nikolai Fraiture pompa emozioni in bianco e nero, mentre il percussionismo di Moretti pare un metronomo con opzioni ridotte all'osso. "Trying Your Luck" è il picco emotivo dell'album, "New York City Cops" la sterzata punk. Title track e "Take It Or Leave It" aprono e chiudono una delle pagine più interessanti di un millennio di musica pop che, oggi come oggi, pare aver quasi dimenticato il nome dei suoi azionisti principali, pionieri assoluti  e inventori della razza indie degli anni zero.

L'ultima banda di stronzi raccomandati ad aver scritto grandi canzoni. Il "Nevermind" della sua generazione.

PS: in realtà tra i "generazionali" ci sarebbe anche un certo "Songs For The Deaf", ma quello è un discorso che affronteremo a breve.

Voto: 8

 

Info:

RCA, 2001

Pop rock

 

Tracklist:

1. Is This It

2.The Modern Age

3.Soma

4.Barely Legal

5.Someday

6.Alone, Together

7.Last Nite

8.Hard to Explain

9.New York City Cops

10.When It Started / New York City Cops

11.Trying Your Luck

12.Take It Or Leave It