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The Screaming Trees: "Sweet Oblivion"

  • Scritto da Orasputin
screaming trees sweet oblivion Il marchio degli anni Novanta in un capolavoro di equilibrio musicale e fascino rock’n’roll

Direttamente dai leggendari anni Novanta, uno dei migliori esempi di rock a stelle e strisce. Gli Screaming Trees avevano tutto: il carisma di un leader atipico (Mark Lanegan), la capacità di arrivare direttamente al cuore (merito di alcune ballate immense), un sound ricercato e smaccatamente rock, un songwriting eccezionale. Agli Screaming Trees mancava solo una cosa: il successo, quello vero, quelle delle grandi folle, il successo fulminante di Pearl Jam e Nirvana, non quello “defilato” dei Faith No More. La polvere di suggestioni alzata dalla loro musica rimarrà per sempre nel cuore dei patiti di grunge e non solo. “Sweet Oblivion” è il disco che suggella un’esperienza musicale coi fiocchi, viaggio on the road consolidato, tre anni dopo, dalle splendide atmosfere di “Dust”, il canto del cigno. Incredibile miscela di rock dal retrogusto southern (un cactus infilzato nel rock’n’roll dei Creedence), il nono lavoro del quartetto di Ellensburg è una sintesi perfetta di sonorità che dal trampolino (forse un tantino scivoloso) di “Uncle Anesthesia” si lanciano nelle paludi di una cupezza noir prerogativa del Mark Lanegan approach.

Sociologicamente, siamo in pieno immaginario grunge: camice di flanella, jeans strappati, Doc Martens, chiome lunghissime, alcool, droga e, soprattutto, sigarette. Unica eccezione, la stazza micidiale della band, paragonabile solo a quella degli altrettanto granitici Tad. “Sweet Oblivion”, prodotto da Don Fleming, coincide con la seconda prova sotto etichetta Epic Records, successiva al mancato accordo con la scoppiettante Sub Pop. La doppietta “Shadow Of The Sun” / “Nearly Lost You” rimarrà uno degli attacchi musicali più belli degli anni Novanta. Alle melodie trascinanti dei fratelli Conner, alle aperture roboanti di Berret Martin faceva capo l’ugola suadente di Mark Lanegan, leader trascinatore in una delle fasi più caotiche della sua carriera (vi basterà cliccare sul tubo per averne conferma). “Dollar Bill” e “More Or Less” ci trascinano nell’universo della ballata, e le emozioni cominciano ad assumere le sembianze di un fantasma impossibile da cancellare. Le trascinanti note di “Butterfly” sono apoteosi del viaggio on the road. “For Celebrations Past” è una virata verso le pulsazioni nella metropoli, dove a fare breccia sono le scosse lo fi degli amici Beat Happening.

Lo sfondo resta quello della massima celebrazione della ballata rock, con la voce di Lanegan che raggiunge delle vette impensabili. “The Secret Kind” si avvale di un riffing grunge per sparare ritornelli spacca timpani, l’assordante assolo di wah wah a metà canzone fa il resto. “Winter Song” può ancora sancire un accordo tra gli Screaming Trees e John Fogerty, se solo fosse funzionante una forma utopica di meritocrazia musicale. L’oscurità cala sulla nona traccia, “Troubled Time” è un invito a nozze per le doti canore del gigante, un blues malefico come non se ne sentivano dai tempi dei primi Skin Yard. “No One Knows” non è un pezzo dei Queens Of The Stone Age ma una cavalcata frutto di una maturità definitivamente acquisita. L’approccio sexy, rock’ n’roll e maturo di “Julie Paradise” è l’ennesimo lampo di estati compositiva, pathos e sfuriate noise si rincorrono in un finale fragoroso, decisivo.

Gli Screaming Trees consegnano alla storia un capolavoro di equilibrio e fascino rock’n’roll, che non riscrive nulla ma reinterpreta come nessun altro. Una roba nostalgica che difficilmente avremo il piacere di riascoltare se non dai suoi stessi protagonisti. Pietra miliare assoluta.

Voto: 8,5

 

Info:

Epic Records, 1992

Grunge Rock

 

Tracklist:

01. Shadow of the Season

02. Nearly Lost You

03. Dollar Bill

04. More or Less

05. Butterfly

06. For Celebrations Past

07. The Secret Kind

08. Winter Song

09. Troubled Times

10. No One Knows

11. Julie Paradise