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Suicide: "Suicide"

  • Scritto da Orasputin

 

suicide 1977Se vi dicessi di nominare tre gruppi di musica elettronica nello spazio di dieci secondi, sono certo che omettereste, al cospetto dei “soliti” Kraftwerk, Prodigy e Chemical Brothers, una band fondamentale quale i Suicide. I primi in assoluto a comporre musica “elettronica” (se di elettronica nel ‘77 si può parlare) omettendo sostantivi ambient. Siamo più precisi: i primi a presentare il rock sotto le mentite spoglie di un’elettronica malsana ma soprattutto figlia della metropoli e del rock’n’roll. Il calesse della natura, invece, sostava in Germania, a trainarlo Klaus Schulze e la storia infinita nominata Tangerine Dream.

 

I Suicide non cercavano di certo fragranze della natura. Alan Vega e Martin Rev vendettero sì pochissimo, ma come i Velvet Underground, ebbero la grandezza di scardinare completamente le serrature del rock. I Suicide anticiparono tutto, dall’industrial all’elecroclash, passando dalla new wave alle atmosfere proprie dello shoegaze. E il punk ce l’avevano in testa. Meglio di loro, negli stessi ambienti, solo Stooges e Velvet Underground. I Suicide sono la dimostrazione di come si possa cambiare la storia con soli sintetizzatore, voce e drum machine. Nick Cave, Springsteen e Tom Yorke li citano pure sulla tazza del cesso. La voce di Alan Vega (pirata che si destreggia in una nuvola di fumo) è il battito suadente dell’incipit “Ghostrider”, uno degli avvii più fulminanti dell’underground rock. “Rock U.S.A.” è Chuck Berry senza le chitarre, Vega sbraita, Rev modula. Risultato un groove conturbante candito da tastierine all’incenso scuola Manzarek. “Cheree” è il remix di un pezzo scartato da “Trasformer“, “Johnny” un rock’n’roll con l’aspirapolvere e l’adesivo di Jerry Lee Lewis.

Blues e rockabilly sono il punto di partenza, “Girl” la rivoluzione. C’è tutto: rock, sesso, dark, elettronica. “Frankie Teardrop" è l’incubo per eccellenza, sorta di "Sister Ray del Deumila", dice Scaruffi. Il pezzo ha tutte le carte in regola per accaparrarsi l’eredità di una scorribanda di litigi sonori quale “Sister Ray”. A contribuire ci sono Alan Vega che lancia urla spaventose e il testo, vicenda di un veterinario vietnamita impazzito sotto il segno della povertà. “Suicide” di chiude con le atmosfere nocive di “Che”, spirale distruttiva che sarebbe approdata, nel giro di alcuni mesi, nella Manchester oscura e industriale figlia di Ian Curtis e i The Fall. Come si rivoluziona la storia con soli sintetizzatore, voce e drum machine. Capolavoro assoluto. Di “Ghostrider” segnalo anche una trascinante cover eseguita da un esperto in materia: Mr. Henry Rollins.

Voto: 9

 

Info:

Red Star, 1977

Proto punk, elettronica, experimental

 

Tracklist:

01. Ghost Rider

02. Rocket U.S.A.

03. Cheree

04. Johnny

05. Girl

06. Frankie Teardrop

07. Che