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Spacemen 3: "The Perfect Prescription"

  • Scritto da Captain Acid Brain

spacemen 3 Take me to the other Side

L’ipnotica trance rumoristica del duo di Rugby, tra droghe e vortici psichedelici.

Già a metà inoltrata degli anni ottanta, il punk prima e la new wave dopo, avevano consumato le loro cartucce. Si aveva quasi l’impressione che oltre dieci anni di innovazioni e continue sperimentazioni avessero dato come naturale risultato la comparsa di gruppi come Duran Duran, Tears for Fears e compagnia bella: una sorta di selezione naturale al contrario. Tuttavia, mentre costoro scalavano classifiche su classifiche, prendeva corpo una nuova generazione che avrebbe, direttamente dal regno di sua maestà Elisabetta, cambiato i connotati della musica pop-rock. Non vi preoccupate però, non mi riferisco in maniera più assoluta a gente tipo Europe, gli hair-metallari per intenderci. Mi riferisco invece a tutti quei gruppi (di scuola britannica) che è facile trovare sotto la voce shoegaze. Inutile dire che come ogni definizione shogazer voglia dire tutto e niente.

Quello che contava era l’idea, geniale nella sua semplicità, di un sound in grado di fondere il candore del pop e la furia del feedback, una rivoluzione a base di melodia e rumore che si sarebbe imposta come bibbia per tutto il rock a venire (brit-pop in primis). Dal dream-pop dei Cocteau Twins al pop “velvettiano” dei Jesus & Mary Chain, dall’ossessione rabbiosa dei Loop alle realtà rarefatte dei My Bloody Valentine, lo shoegaze si affermò come genere di punta nell’ambiente underground dell’epoca. Gli Spacemen 3, tra i primi del movimento, furono fautori di quella corrente neo-psichedelica in bilico tra garage sessantino e dark ottantino. La band nasce già nel 1982 nel sobborgo inglese di Rugby attorno alle figure di Jason Pierce e di Peter “Sonic Boom” Kember, che la leggenda vuole siano nati lo stesso giorno, quasi a premunire quanto sarebbe poi successo. A far compagnia ai due, negli anni si avvicendarono nel ruolo di “attore non protagonista” varie figure, tra i quali vale la pena ricordare Pete “Bassman” Bain. I testi sacri su cui crebbero i nostri erano quelli degli Stooges, MC5, Red Crayola, Suicide, 13th Floor Elevators e psych-garage sessantino in genere, insomma….

“The Perfect Prescription” esce nel 1987 e segna la svolta per la band che fino a quel momento aveva dato alle stampe solo vari singoli ed e.p. di puro garage-rock. L’album è un concept che vuole ripercorre su 12 corde le varie fasi di un overdose, quasi a voler dire: quale miglior soggetto per un album di psichedelia? E i due ci riescono e come, dando vita ad un’esperienza che difficilmente avrà eguali. Nello spazio delle 10 tracce (alcune riprese da lavori precedenti) le loro visioni allucinate si materializzano creando un vortice ipnotico e allo stesso tempo cadenzato, mai noioso, che risucchia chi ascolta in mondi fatti di paesaggi nebbiosi ed etere. La grezzissima “Take me to the other Side” da il la, segue la ballata phsych-country “Walking with Jesus” , momento alto tra chitarre acustiche e hammond che quasi si inceppano. “Ode to the Street Hassle” è un chiaro omaggio a zio Lou (la ricordate in “Transformer“?), dove il cantato quasi recitato è un piccolo cameo. “Ecstasy Symphony/Transparent Radiation (Flashback)” è invece un riarrangiamento di un pezzo che fu dei Red Crayola di Mayo Thompson, qui riproposto in salsa eroinomane. Dopo “Feel so good” e “Things’ll never be the same“, “Come down easy” gioca su un paio di accordi strambi una di quelle canzonette che ti si schiaffano in testa e non ne escono più. “Call the Doctor”, un altra ballata acida, si snoda su arpeggi (sempre semplici naturalmente) che creano un’atmosfera quasi da mancanza d’aria, una sospensione liquida: un pezzo da ascoltare e vivere. In chiusura gli omaggi si sprecano: cover dei 13th Floor Elevators e Sun Ra, santoni della psichedelia di metà anni sessanta…..

A questo disco faranno seguito un altro paio di uscite, fino allo scioglimento di inizio anni novanta dovuto, a detta degli interessati, per incompatibilità caratteriali tra Jason Pierce e Sonic Boom, quando la band già si stava dirigendo verso i nuovi territori dell’acid-house: il primo darà vita agli Spiritualized mentre il secondo al progetto solista Spectrum. “The Perfect Prescripion” rimane, nella sua semplicità, un pezzo di storia, un momento alto in un periodo difficile, un disco che ti cattura e non ti si scolla più di dosso. Se una sera non riuscirete a trovare droga, perchè magari il vostro pusher vi ha dato buca, ora sapete cosa fare. Le mie birre sono ormai finite e le sigarette non bastano più…..in chiusura dico solo che forse queste parole serviranno a poco, e ne solo consapevole. Ma questo conferma la mia tesi: abbandonate il vostro corpo e ascoltate questo disco, dimenticate tutto ciò che ho detto e godetevi questo flusso di inconsistenza.

 

Info:

Glass, 1897

Neo-Psichedelia

 

Tracklist:

01. Take me to the other Side

02. Walking with Jesus

03. Ode to Street Hassle

04. Ecstasy Symphony/Transparent Radiation (Flashback)

05. Feel so Good

06. Things'll never be the Same

07. Come down easy

08. Call the Doctor

09. Roller Coaster

10. Starship