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RADIOHEAD: In Rainbows

  • Scritto da Enrico Tallarini

in rainbows

in rainbows - in rainbows
Uno scacco matto, l’uscita di questo “In Rainbows”. Una tra le band più incensate del pianeta che spunta fuori all’improvviso con un disco autoprodotto, scaricabile da internet a offerta libera, stravolgendo i vincoli e il fino ad allora consueto iter discografico. Un gesto di fiducia nei confronti dei fan, un espediente paraculo per far parlare di sé, poco importa: l’operazione è senza precedenti e fotterà le logiche di mercato per sempre.

Forma a parte, che in questo caso non è nemmeno poco, “In Rainbows” è anche un grande disco, tra i più belli dei Radiohead.

Poco immediato com’è, all’uscita mi ha fatto più volte storcere il naso. La sensazione che nell’assenza totale di ritornelli e di appigli ci fosse qualcosa da scoprire la si respirava già, ma mai avrei immaginato una lavoro del genere. Dieci canzoni forti di una produzione accuratissima, con arrangiamenti scarni e l’essenzialità eletta a filo conduttore.

I ritmi sincopati e le chitarre morbide di “15 Step”, i riff distorti e spaesanti di “Bodysnatchers”, con la voce spastica di Thom Yorke che si spinge fino a un’apertura di una bellezza illuminante. Per non parlare della delicatezza sospesa di “Nude” e del crescendo arpeggiato di “Weird Fishes/Arpeggi”, che si stratifica man mano fino a fondersi con gli echi di una voce che viene da lontano. Siamo solo alla quarta traccia e basterebbe fermarsi qui per essere soddisfatti. E il meglio deve ancora arrivare.

La classe e la sapienza dei Radiohead nel ficcare ogni cosa al posto giusto sono imbarazzanti. Fanculo il superfluo, fanculo produzioni pompose: la musica dei cinque di Oxford è viva, e si muove, crescendo ad ogni ascolto e rivelando ogni volta nuovi dettagli, in canzoni che stanno in piedi benissimo anche senza la spina dorsale, vivendo con i soli, innumerevoli muscoli.

Canzoni appese a un filo come la crepuscolare “All I Need” o la straniante “Faust ARP”, o come “Reckoner”, altra bomba a forte impatto emotivo che nasce così, dal niente, e sale piano fino ad avvolgere tutto ciò che trova. Non da meno sono le atmosfere sixties di “House of Cards” e il tiro standard (ma prevedibile) di “Jigsaw Falling Into Place”.

Segue e chiude “Videotape”, inattesa meraviglia per piano e voce. Sembra registrata così, in presa diretta, e sale sale sale per finire sciolta tra i mugolii di Yorke e una ritmica fuori tempo che fa di tutto per troncarne il pathos, finendo volontariamente per aumentarlo a dismisura.

Un finale straniante per un disco da mettere, per più ragioni, tra i fondamentali di questo inizio secolo. Un disco che si spiega a fatica, ma che poi non ti lascia più.

Fare un’offerta (libera) non è mai stato più appagante.

Voto: 8,5

 

Info:

Autoproduzione, 2007

Pop Rock

 

Tracklist:

1. 15 Step

2. Bodysnatchers

3. Nude

4. Weird Fishes / Arpeggi

5. All I Need

6. Faust ARP

7. Reckoner

8. House of Cards

9. Jigsaw Falling Into Place

10. Videotape