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PJ HARVEY: Stories From The City, Stories From The Sea

  • Scritto da Enrico Tallarini

pj harvey Io con “Stories From The City, Stories From The Sea” ci vado a correre. Ci avrò sudato sopra centinaia di volte, e mai una volta che abbia dato segni di cedimento. Ovviamente sto parlando del disco e non di me, che senza musica non mi alzo nemmeno dal letto.

Un disco a cui sono molto legato, che mi esalta, forse non il migliore della Harvey, ma il più tagliente e diretto. Arrivato a solo due anni di distanza da quell’altro grande lavoro che è “Is This Desire”, “Stories From The City, Stories From The Sea”, diretta conseguenza di una stagione passata a New York e registrato con l’aiuto di Rob Ellis e dell’ormai ex Bad Seeds Mick Harvey, è l’album che ha portato PJ Harvey al grande pubblico. Il perché di questo successo non è certo un mistero. Nel disco c’è davvero qualcosa di impetuoso, però celato dietro canzoni semplici, all’insegna del rock più classico, con l’eco della Sacerdotessa Patti Smith che, nonostante più volte scacciato dalla stessa PJ, aleggia nell’aria più che mai.

Un disco di chitarre, chitarre taglienti come lame, melodie semplici e una voce quanto mai potente ed evocativa. Un formula, questa, che funziona sempre, alla faccia del pensionamento. Un suono scarno e carnale, per un disco accessibile, tirato e semplice che però non si chioda dalle orecchie e non arriva mai a stancare, nemmeno dopo anni di ascolti.

Le bordate semiacustiche di “Big Exit” e “Good Fortune”, l’incedere oscuro e scarno di “Beautiful Feeling”, le botte elettriche e ossessive di “The Whores Hustle And The Hustlers Whore” e “This is Love”: è davvero difficile trovare dei momenti deboli lasciando scorrere queste tracce. Tant’è che anche lo splendido duetto con Thom Yorke in “This Mess We’re In”, per quanto memorabile, finisce per rimanere inglobato nella bellezza che lo precede e lo segue.

E dopo il ritorno agli esordi di “Kamikaze”, ci pensano l’intensità straziante di “Horses in My Dreams” e le aperture sospese di “We Float” a mettere la parola fine a queste dodici storie, che dalla città e dal mare sputano, oggi come dieci anni fa, la carica e la grandezza di una delle voci più vitali e integerrime che il rock abbia mai avuto.

Voto: 8

 

Info:

Island, 2000

Rock

 

Tracklist:

1. Big Exit

2. Good Fortune

3. A Place Called Home

4. One Line

5. Beautiful Feeling

6. The Whores Hustle And The Hustlers Whore

7. This Mess We’re In

8. You Said Something

9. Kamikaze

10. This is Love

11. Horses in My Dreams

12. We Float