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Pearl Jam: "Ten"

  • Scritto da Thomasmann

pearl jam ten Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione, avvenuta il 27 agosto del 1991, di questo capolavoro che nonostante l’età mantiene la potenza immutata da allora.

Primo disco della band di Vedder e soci, “Ten” è fuori dal tempo, lo era allora, meno incazzato e ruvido di quanto non lo fossero i contemporanei “Nevermind” o “Badmotorfinger”, e trae la sua forza dal suo essere l’evoluzione di un rock classico e pulito, fatti di assoli di chitarra (motivo per cui Cobain criticò l’album non considerandolo appartenente al movimento di Seattle), senza le contaminazioni punk che si sentono nei Nirvana, né quelle metal di Alice in Chains e Soundgarden. Le canzoni sono semplici e costruite attorno ad un unico riff, di immediata assimilazione (non a caso è il disco commercialmente più famoso della band) e adatte ad essere suonate in piccoli club, così come nelle grandi arene e negli stadi (gli U2 scelsero i Pearl Jam come spalla per numerose date delle ZooTv Tour del 1992).

L’apertura del disco è potente con due solidi rock come “Once” e “Even Flow”, ma è con “Alive” che l’album decolla sulle ali delle chitarra di Mike McCready e la voce di Vedder. La canzone, primo singolo tratto da “Ten”, ha la forza di un inno con il ritornello da cantare coi pugni chiusi al cielo per poi perdersi nelle trame dell’assolo finale. E se “Why Go” è un’interessante contaminazione tra rock anni ’90 e classico blues del Sud è con “Jeremy” che sale il livello di rabbia e frustrazione che pervade tutto il disco e la prima produzione dei cinque di Seattle. La canzone è un urlo disperato di aiuto e fu ispirata da un fatto di cronaca: un ragazzino americano armato di pistola si sparò in classe davanti a compagni e professoressa. “Jeremy” segna anche uno spartiacque all’interno del disco, dalla prima parte più arrabbiata e rock e una seconda più intimista e psichedelica. “Oceans” è la prima traccia di questa seconda “serie” con un incalzante ritmo di tamburi e chitarre acustiche molti tribali. Se “Porch” è un veloce ritorno al piano di sopra, “Garden” e “Deep” sono canzoni contraddittorie (soprattutto la seconda) e spiazzanti. Il disco si chiude con “Release”, magico lamento con un finale in crescendo.

Ho tralasciato “Black”, quinta canzone nella track list, perché "Black" merita un capitolo a parte: è LA ballata grunge per eccellenza, dove Vedder sfodera tutta la magia che ha nelle corde vocali, dove la musica è una culla, dove la storia d’amore finita e sfumata in nero dei due amanti non è mai stata così dolce e dove il crescendo sentimentale si rompe quando lui le dice “so che un giorno avrai una vita meravigliosa, so che sarai il sole nel cielo di qualcun altro, ma perché, perché non può essere il mio”. Da lì alla fine del pezzo è solo strazio, dolore, lacrime, magia, capolavoro!

Voto: 9

 

Info:

Sony Epic , 1991

Grunge

 

Tracklist:

01. Once

02. Even Flow

03. Alive

04. Why Go

05. Black

06. Jeremy

07. Oceans

08. Porch

09. Garden

10. Deep

11. Release