Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

NoMeansNo: "Wrong"

  • Scritto da R. Deep
nomeansno wrong Studiando Punk Psicologico al Conservatorio

Il punto di vista su una band molto importante ed ancora oggi presente, spesso poco presa in considerazione.

Canadesi, di Victoria ma residenti a Vancouver, i terribili fratelli Wright (Rob al basso e alla voce e John alla batteria, tastiere e voce) iniziarono la loro avventura musicale sin dal lontano 1979: appassionati di musica e cresciuti col jazz, i due non furono mai restii a mostrare la loro propensione ad assorbire qualsiasi cosa fosse composta da note musicali. Fu così che scipparono il nome ad uno slogan dei movimenti femminili contro lo stupro (“No! Vuol dire No!”) e reclutarono nel 1983 Andy Kerr (voce e chitarra, militò nei NoMeansNo fino al 1991), un altro “fuori di testa” che preferiva farsi chiamare con pseudonimi del tipo “Buttercup” (‘Ranuncolo’) e “None of your fucking business” (‘Non sono cazzi vostri’) e che aveva avuto già esperienze musicali con John WrightInfamous Scientists.

La stampa musicale dell’epoca descrisse la loro musica come “I Devo in un viaggio jazz, i Motorhead dopo la scuola d’arte o i Wire sotto steroidi psicotici”, e il collage sonoro che il trio riesce a creare né è la diretta testimonianza: funk-core e jazz-core sono la ricetta base; punk, progressive, mathrock, alternative, noise (e chi più ne ha, ne metta), il contorno. Sensazionale è quindi il saper unire ad un suono grezzo, sporco e devastante (consono al periodo e all’etichetta discografica, l’Alternative Tentacles, di proprietà del mitico Jello Biafra) delle doti strumentali mostruose, come se dei diplomati al conservatorio si fossero un giorno imbattuti per caso in un concerto dei Dead Kennedys, cambiando così per sempre la loro vita; Scaruffi a tal proposito afferma “i loro dischi fondono lo spirito scapestrato di Frank Zappa e quello anarchico del punk rock”.

Un occhio di riguardo particolare va dato anche alle liriche che, miscelando autoironia, giochi di parole e humor nero, delineano dei veri e propri saggi psicologici: i personaggi delle canzoni sono adolescenti cresciuti in malsani ambienti familiari, abbandonati o rifiutati dai genitori, traumatizzati e in preda alle proprie fantasie e al pulsare istintivo e irrefrenabile delle loro emozioni (si va dagli impulsi erotici fino a quelli omicidi e suicidi). “Wrong”, datato 1989, è sicuramente una delle loro migliori e ‘più conosciute’ produzioni, un album folle fin dallo strambissimo artwork. Colpi di basso distorto delicati come una martellata sui denti ci danno il benvenuto, parte “It’s catching up”, uno dei loro manifesti (“Have you heard the news? / The dead walk…/ Do you ear that sound?… Like fingers scratching underground?…” ), il resto sono riff al fulmicotone, urla e ritornello tiratissimo. E’ questo un pezzo che può esser considerato come la sintesi del ‘NomeansNo sound’: geometrie complesse e micidiali elaborate dai fratelli Wright tagliuzzate dall’affilatissima chitarra di Kerr (il più punk della compagnia).

“The Tower” è una specie di proto-grunge che sembra cantato da un ‘Henry Rollins scazzatissimo’, “Brainless Wonder” uno sfogo hardcore violentissimo su partitura jazzata quasi strumentale (“I need lunch / Feed me now / I need lunch / When’s my break?“, le uniche parole declamate). “Tired of Waiting” è schizofrenia allo stato puro, in linea con quello che avrebbero elaborato gente come Mike Patton e Primus: l’ensemble musicale si adegua all’impostazione marziale della voce che singhiozza le parole che costituiscono il titolo del brano (“sono stanco, stanco di aspettare”), poi un giro di basso cattivissimo introduce i veri intenti del testo (“…Stanco di aspettare, aspettare il telefono / Stanco di aspettare, qui tutto solo / Stanco di aspettare per qualcosa di nuovo / Stanco di aspettarti…”), prima del delirio finale (è in questo brano, maggiormente rispetto agli altri, che emerge tutta la tecnica di improvvisazione jazz). Se “The End of all Things” è una cavalcata funk-core molto melodica ma dai versi di un negativo ed apocalittico impressionante (“Tu sei qui / Io sono qui / Paura… Costretti alla paura / Noi siamo qui / Non vedo nulla…Ascolta gli angeli cantare / Questa è la fine di tutte le cose”), “Big Dick” è l’irresistibile funk-rock dagli espliciti riferimenti sessuali vicino ai contemporanei Red Hot Chili Peppers (quelli degli anni ’80, i veri RHCP…): non muovere il culo è praticamente impossibile.

Ci si immerge invece nel classico punk/hardcore con “Two Lips, two lungs and one Tongue” e “Oh No! Bruno!”; quest’ultima avrebbe potuto essere la loro hit single grazie a un ritornello di facile presa che vi ritroverete a canticchiare dopo un solo ascolto (“Oh No! Bruno! Too much is not enough!”), ma forse nessuno se n’è mai accorto. Dopo “All Lies”, che aggiunge ai soliti ingredienti incursioni in una semi-psichedelia simile a quelle dei Jane’s Addiction e le ritmiche ‘spezzacollo’ di “Life in Hell”, si giunge alla chiusura del disco con “I Am Wrong”: il brano in questione si sviluppa per sette minuti in una sorta di ‘mantra buddista distorto cantato da un tossico’ (“I know what I know / I’m no hero / Say yes, say no / Don’t come / Come close / Wrong…Be strong, be strong / Don’t be all wrong / Don’t wait or hesitate / Take care, beware / Wrong…”), interrotto a vari intervalli dalle consuete esplosioni, in certi casi addirittura al confine col metal. “Wrong” è tutto ciò ed altro ancora, un disco votato alla sperimentazione che però non tralascia la ricerca di una certa orecchiabilità di fondo; difficilmente riuscirà ad annoiare l’ascoltatore. “Quanto cazzo sono vecchi i NoMeansNo? Mollate il colpo nonni” recitava un graffito anonimo lasciato in camerino. La risposta sarcastica di John Wright non tardò ad arrivare: “Devi scrivere ‘Grandioso nonno’ figlio di puttana!” Lo senti questo suono? Di porte che sbattono? Ho combattuto tutta la vita / Ma non posso più combattere (da “It’s Catching Up”)

Voto: 8,5

 

Info:

Alternative Tantacles, 1989

Alternative Hardcore

 

Tracklist:

01. It's catching up

02. Tower

03. Brainless Wonder

04. Tired of Waiting

05. Stocktaking

06. End of all Things

07. Big Dick

08. Two Lips, two lungs and one Tongue

09. Rags and Bones

10. Oh No! Bruno!

11. All Lies

12. Life in Hell

13. I am Wrong

PS: Le traduzioni eventuali di alcune parti dei testi sono state effettuate de me medesimo, quindi mi scuso in anticipo se non ne avessi beccato appieno il significato.