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Neutral Milk Hotel: "In the Aeroplane over the Sea"

  • Scritto da Orasputin

neutral milk hotel

"I love you Jesus Christ Jesus Christ I love you, yes I do…"

“In the Aeroplane over the Sea” segna l’apice artistico di una band assolutamente atipica nel panorama della musica indipendente americana. Convogliata dal pluricarismatico Jeff Mangum, la giostra Neutral Milk Hotel coincide con una delle esperienze più emozionanti degli anni Novanta: quando la musica, misera e impotente nel suo piccolo universo, decide di liberarsi, di affacciarsi a una nuova finestra, felice e malinconico “mondo” degli esseri umani, nuova dimora presso la quale insediarsi, da cui non si staccherà facilmente. Leggenda vuole che il disco esca nel 1998, quando gli Stati Uniti, affossati dalla stagione nu metal, pare che abbiano smarrito quell’identità mista a tradizione tipiche del country folk “campagnolo“; verso la fine degli anni novanta è tutto un esodo metropolitano di band musicalmente inconsistenti e dal guadagno facile.

Vi basterà sfogliare una qualsiasi rivista dell’epoca per osservare i Korn conquistare Los Angeles in carrarmato. Più o meno nello stesso periodo, presso i Pet Sounds Studios di Denver (Colorado), 4 uomini semplici davano alla luce uno dei dischi più acclamati e purtroppo sottovolutati della storia, capace di vendere 100.000 copie senza che ci fosse un minimo di distribuzione a tappeto. Erano gli anni della mitica “Elephant Six Recording Company” (meglio conosciuta come la “Elephant 6“) fondata da Jeff Mangum e Robert Schneider, rispettivamente leader e produttore della band; serbatoio di alcune tra le più sperimentali miscele di pycho folk (The Apples in Stereo) e scosse lo-fi, frutto della sconfinata passione carazzerizzante i suoi mentori. Da un punto di vista squisitamente tecnico, una strumentazione vintage complessa riflette a dovere l’ecletticità del quartetto: Jeff Magnum, due corde vocali da consegnare alla storia, alterna alla classicità di una chitarra acustica attrezzature “malate” quali radio, cassette e fuzz bass, mentre l’armonica di Scott Pillane e il drumming prorompente di Jeremy Barnes messi continuamente sotto pressione dai vari banjo e sega elettrica percossi a dovere dall’incontenibile Julien Koster.

Il connubio è una minestra nella quale folk, rock e ricerca mistica si amalgamo perfettamente, generando stati d’animo, sfrenata passione e dipendenza. Una volta tracciate le coordinate, captate le enormi potenzialità dell’ensamble, non è facile staccarsi questo disco di dosso. Solide basi country rock (Neil Young) a sconfinare nel rumorismo più esasperato (si vedano gli episodi “The King of Carrot Flowers Pts. 2 & 3” e “Holland 1945“), pop americano anni Sessanta (Beach Boys) suonato da ragazzi a due teste ( e’ il caso di “Two Headed Boy“), qualche spruzzatina bowiana qua e la ma soprattutto le marcette alla Nino Rota che attraversano l’oceano (la funerea “The Fool“). Magia pura nella paradisiaca “In the Aeroplane over the Sea“, title track incentrata sui classici 4 accordi del rock (SOL-MI-DO-RE), resa unica da una trama melodica irresistibile. Si, proprio lei, la melodia, che spesso si confonde nella malinconia, suscitando brividi, amplificando le percezioni. L’autentico capolavoro, marchio di fabbrica esclusivo, è una cavalcata sofferente di 8 minuti, “Oh Comely, I will be with you when you lose your breath“.

Ci si emoziona al primo ascolto! Per quanto concerne la struttura del pezzo, vale il ragionamento fatto in precedenza: gli accordi sono quelli (in questo caso MI e Do), spetta al mago trasformarne il piattume in opera d’arte. Opera d’arte è la copertina del disco, vagamente felliniana, un omaggio al lato freak, diverso, nascosto, ambiguo, dell’animo umano. Le liriche poi sono un universo a parte, intrise di sofferenza e spiazzanti come poche, marchiate a fuoco dal cantato struggente di Mangum, che fa coincidere le proprie fantaemozioni con quelle tristemente reali di un altro “angelo” vissuto qualcosa come 50 anni prima. Nel suo pedissequo rievocar, “In the Aeroplane over the Sea” è un concept album dedicato all’indimenticabile figura di Anna Frank, la ragazzina olandese che già alle scuole elementari ci lasciava intendere quanto ingiusto fosse il mondo. Consapevoli della sua immutabilità, i Neutral Milk Hotel ci forniscono una sua nuova visione, meno amara, nella speranza che, attraverso la musica, si riescano a catturare quegli aspetti inafferrabili e profondi dell’esistenza umana. Ah dimenticavo: Paris Hilton va pazza per i Neutral Milk Hotel! P.S. : Se non fosse stato per la gente mi circonda, difficilmente li avrei scovati. Questa recensione è dedicata a chi, in un bel pomeriggio di luglio, mi diede il piacere di ascoltare per la prima volta questo capolavoro.

Voto: 8,5

 

Info:

Merge, 1998

Emo Folk

 

Tracklist:

01. The King of Carrot Flowers Pt. 1

02. The King of Carrot Flowers Pts. 2 & 3

03. In the Aeroplane over the Sea

04. Two-Headed Boy

05. The Fool

06. Holland 1945

07. Communist Daughter

08. Oh Comely

09. Ghost

10. Untitled

11. Two-Headed Boy Pt. 2