Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Morphine: "Good"

morphine Morfina iniettata con un Sax

Cosa sarebbe successo se Jimi Hendrix avesse suonato il sassofono invece che la chitarra?

Avrebbe vissuto una “baritone experience”. La triade canonica rock, è noto, è composta da batteria, basso (che vanno a formare la sezione ritmica) e chitarra. E poi, naturalmente, la voce. Nel corso dei decenni si è provato a mischiare questa triade rock con altre strumentazioni, via via sempre più originali e assurde. Ma se invece che aggiungere, qualcuno avesse provato a sostuire degli strumenti con altri? Cosa ne uscirebbe fuori se in un gruppo rock canonico al posto della chitarra, che so, ci fosse un sassofono, strumento fortemente legato alla cultura jazz più che a quella rock?

Devono essere state queste le elucubrazioni mentali di un giovane tassista (e bassista) di nome Mark Sandman, all’occorrenza anche scaricatore di porto, mentre guidava il suo taxi di notte, nella città di Boston, fra una sigaretta e l’altra, fra un passeggero e l’altro, agli albori degli anni 90. Già attivo nei Treat her Right, negli Hypnosonics, nei Pale Brothers e nei Supergroup (la scena underground di Boston), Sandman ha sempre perseguito questa geniale quanto semplice idea: invece che provare ad inventare una nuova musica, spostiamo un po’ gli equilibri, e vediamo cosa ne esce. La nuova musica sarebbe stata una conseguenza naturale. E che conseguenza, signore e signori. Assoldati gli altri due musicisti (Dana Colley al sassofono baritono e Jerome Deupree alla batteria) e tolte due corde al basso, Sandman da vita così ai Morphine, inaugurando un’esperienza (una "baritone experience", come l’ha definita lui stesso) fondamentale per tutti gli anni 90 e oltre.

E dando vita al capolavoro assoluto di quegli anni: “Good“. Sandman oltre a suonare un basso da lui inventato (ovvero quello bicorde, con i soli Mi e La, suonati rigorosamente con lo slide) era anche dotato della migliore voce degli anni 90, calda e sensuale ma nello stesso tempo prorompente come poche, un’altro baritono affiancato al sax medesimo, una voce da perfetto crooner, simile a quella di Nick Cave per espressività e di Tom Waits per attitudine (Cave e Waits sono i due termini di paragone obbligatori quando si parla di Sandman). Il loro capolavoro “Good” rimarrà una gemma ineguagliabile nel panorama rock alternativo, stupendo in ogni singolo secondo. La loro era musica alternativa e d’avanguardia, ma nonostante ciò era accessibile a chiunque. Riunendo in un unico calderone svariate origini quali il blues, il jazz, la new wave, anche il rockabilly, i Morphine riuscirono a ottenere qualcosa di estremamente nuovo e di estremamente accessibile, due concetti che prima di allora sono andati poche volte a braccetto.

L’iniziale “Good” (2′:34”) fa da introduzione all’album e al loro personalissimo stile: musica minimale, povera di ricercati tecnicismi, scarna e in alcuni casi spettrale, ma mai debole o priva di virilità, perchè i Morphine erano riusciti nel difficile intento di colmare quel vuoto lasciato dalla chitarra con solo il proprio talento melodico. E’ così che nascono i capolavori, è così che nasce “Good“. Nel brano iniziale vi è una semplice linea di basso, una batteria potente ma delicata allo stesso tempo, un sax baritono che si fa intravedere, dosando il suono in un perfetto equilibrio. E poi la voce fantastica di Sandman a coronare il tutto. Con “The Saddest Song” (2′:53″) il malinconico songwriter dei Morphine trova la sua piccola gemma, il punto di arrivo di un discorso appena iniziato, la “canzone più triste” per il pezzo più emozionante, una linea di basso perfetta, il sax suonato col contagocce, in un gioco di equilibri quanto mai perfetto. La successiva “Claire” (3′:08″) mostra quanto siano abili i nostri nell’alzare i toni, un magnifico power-pop, un sax prorompente e virile (che poi sono due sax sovrapposti), ma tutto rimane comunque sia fumoso, di classe, senza esagerazioni. “Have a Lucky Day” (3′:30″) sfocia nel rock vero, sentito, pulsante, carico di atmosfera grazie all’incredibile voce di Sandman, perfettamente amalgamata con la sezione strumentale, per poi arrivare alla trascinante “You speak my Language” (3′:26″) forse il pezzo più rock dell’album, voce filtrata, batteria scatenata, sax distruttivo.

Fino a questo momento nell’album vi è stato un costante avvicinamento al rock, canzone per canzone i toni si fanno più spinti e movimentati, pezzi simili fra loro solo apparentemente, fino alla brusca battuta d’arresto, perchè con la sesta traccia siamo improvvisamente catapultati in un locale jazz, fumoso, ad assaporare un bicchiere di whisky, sulla scena uno spogliarello più sexi che mai: questa è “You look like Rain” (3′:40″), una classica ballata blues-jazz, basso e batteria silenziosi per l’erotico fraseggio del sax, stavolta potentissimo nel suono, ma calibrato nella successione di accordi, un piccolo capolavoro che non aggiunge assolutamente nulla a quanto già detto nel corso dgli anni, ma che stravolge allo stesso tempo tutto, reinventando praticamente il concetto di ballata jazz. L’emozionanate cavalcata di “Do not go quietly under your Grave” (3′:19″) ci fa capire immediatamente che stiamo ascoltando uno degli album più stupendi della storia del rock: con quanta facilità i Morphine ottengono il massimo dal minimo, con quanto autocontrollo riescono a creare pezzi magnifici, al loro ascolto si rimane estasiati. “Good” è l’equivalente di un rapporto sessuale con la donna più sexi del mondo: dopo si può anche morire, ma col sorriso sulle labbra. Dopo i deliziosi svarioni sassofonicistici di “Lisa” (solo 50″, una lezione d’autore per chi suona questo strumento) arriva un altro piccolo capolavoro di semplicità ed emotività: “The only One” (2′:44″) è l’ennesima conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) del talento del terzetto.

E’ difficile riscontrare in un gruppo rock un simile affiatamento, una simile complicità, tutto i suoni sono dove devono essere, gli strumenti vengono suonati quando (e come) devono essere suonati. Applausi. Il suono ferroviario della batteria di “Test-Tube Baby/Shoot’em down” (3′:10″) ci riporta alla quinta traccia, altro pezzo rock trascinante, il sax sembra distorto, la batteria impazzita, la voce di Sandman anche. L’atmosfera malsana di “On the other Side” (3′:54″) ci trascina in un vortice di oscurità, in attesa del doppio episodio di “I know you“: il primo episodio (2′:17″) è introdotto da un imponente vortice quasi elettronico, ma i toni si fanno via via più sommessi, fino ad arrivare al secondo episodio (2′:46″), dove si ritorna nel locale fumoso, a spogliarello completato, la donna è ormai nostra e siamo a letto con lei. Possiamo chiudere la porta. Il resto riguarda solo noi stessi. Finisce così l’assoluto capolavoro degli anni 90 (paragonabile solo a “The good Son” di Nick Cave), finisce così un viaggio emotivo intenso, oscuro e affascinante, tipicamente notturno, stupendo e incredibile, contorto e semplice, la nostra anima ne esce arricchita di qualcosa di necessario, fondamentale. Come avete potuto notare non ho citato nessun gruppo durante l’analisi di ogni singolo pezzo, perchè tutto ciò che c’è in quest’album è nuovo, in tutti i sensi, ma questo “nuovo” ci risulta familiare, è sempre albergato in noi, sin dalla nascita delle nostre orecchie, migliaia di anni di evoluzione per arrivare a questo, ad un sax, un basso, una batteria e una (o forse “la”) voce. Lo so, sto esagerando, ma permettemelo, con “Good” tutto è consentito. Ed è consentito anche maledire gli dei del rock per la catastrofe che ci hanno riservato a noi affamati cercatori di emozioni musicali: Mark Sandman muore per un attacco cardiaco il 3 Luglio del 1999, durante un concerto a Palestrina (Roma), queste le sue ultime parole: “Grazie Palestrina. È una serata bellissima, è bello stare qui e voglio dedicarvi una canzone super-sexy“. I Morphine erano in procinto di suonare appunto “Super sexy“, la settima traccia di “Yes“, ma il bassista e cantante si accascia per terra, esanime, una morte prematura lo venne a trovare in quel preciso istante, il pubblico sconvolto si agita, si chiede perchè è successo, perchè l’anima dei Morphine gli è stata sottratta così, senza preavviso, crudelmente, sadicamente, il (la) colpevole la dea musica, bastarda come poche. Uscirà postumo l’ultimo album dei Morphine, “The Night“, che racchiude l’ultima gemma lasciataci da Sandman, il pezzo omonimo che apre l’album (segnatevelo e andatelo ad ascoltare, capirete veramente cos’è “la Notte“), uno dei piccoli capolavori di fine millenio per un album che già dal titolo fa capire come “The Night” sia l’album più oscuro e sentito della discografia dei Morphine. In mezzo a “Good” e “The Night” tre album, “Cure for Pain” (giudicato da molti il loro capolavoro, ed io sono totalmente in disaccordo), “Yes“(il migliore dopo “Good“) e “Like Swimming” (una piccola ed insignificante battuta d’arresto).

Gli dei del rock ce ne hanno portati via tanti talenti, di semidei, di eroi, più semplicemente di veri uomini dalle emozioni forti, dal talento cristallino, dalla passione pura. Non ci resta che accettare il triste fato, accettare che molti se ne sono andati e alcuni sono rimasti, ma forse è proprio vero, è proprio vero che sono sempre i migliori che se ne vanno. Purtroppo per noi.

MARK SANDMAN

24-09-1952

03-07-1999

Voto: 9

 

Info:

Accurate, 1992

Blues Rock, Avantgarde

 

Tracklist:

01. Good

02. The saddest Song

03. Claire

04. Have a Lucky Day

05. You speak my Language

06. You look like Rain

07. Do not go quietly under your Grave

08. Lisa

09. The only One

10. Test-Tube Baby/Shoot'em Down

11. The other Side

12. I know you (Part I)

13. I know you (Part II)