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LISA GERMANO: In The Maybe World

  • Scritto da Enrico Tallarini

lisa germano in the maybe world Ho comprato “In The Maybe World” dopo un concerto di Lisa Germano al Bronson di Ravenna. Un concerto delizioso, seduti in un locale dove solitamente si sta in piedi, tutti in religioso silenzio ammaliati da una cinquantenne americana piccola e timida, di quelle a cui non daresti mai una lira. Invece alla fine i soldi glieli ho dati, ma non sono bastati a saldare il mio enorme debito nei suoi confronti.

“In the Maybe World”, infatti, è un capolavoro, l’ennesimo capolavoro di una carriera che già con “Geek the Girl”, più di dieci anni prima, mostrava picchi di intensità quasi inarrivabili. Uscito per la Young God Records di Michael Gira, il disco raccoglie dodici ballate intimiste e rarefatte, perlopiù rette da pennellate di pianoforte e prive di sezione ritmica. La regina indiscussa è però la voce della Germano, appena sussurrata, accennata, di un’emotività devastante. E intorno un carillion di violini, violoncelli, xilofoni, qualche morbida nota di chitarra. Basta questo a dipingere un affresco sottile, sensuale, un mosaico di dodici, brevissimi tasselli che da soli valgono una carriera.

Dal soffio leggero e mattutino dell’iniziale “The Day” all’autunnale inquietudine che carica “Moon in Hell”, l’ascolto del disco spalanca le porte ai ricordi, aprendosi pezzo dopo pezzo come un fiore a primavera. Nemmeno quando il piano cede il posto alle chitarre l’intensità e la magia scemano, anzi, le orchestrazioni chitarra e archi di “Wire” e il caldo arpeggio di “Red Thread” salgono su punte di una bellezza rara, sospesa. Fraseggi sopra le nuvole. Il pianoforte ritorna nella splendida “Except for the Ghosts”, dedicata a Jeff Buckley, e nella spensierata chiusura di “After Monday”, che riporta il sereno e mette la parola fine ai turbamenti. Che sono di tutti, della Germano ma anche nostri.

Il disco finisce lasciando uno strano senso di pesantezza, come la sensazione che in questi trentaquattro minuti sia davvero cambiato qualcosa, sia tramontato il sole o qualcosa del genere. Ma è bello anche così, e la sera non è poi così male. Basta solo saperla ascoltare.

Voto: 8

 

Info:

Young God Records, 2006

Songwriter

 

Tracklist:

01 The Day

02 Too Much Space

03 Moon in Hell

04 Golden Cities

05 Into Oblivion

06 In the Land of Fairies

07 Wire

08 In the Maybe World

09 Red Thread

10 A Seed

11 Except for the Ghosts

12 After Monday