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Kyuss: Welcome to Sky Valley

  • Scritto da Riccardo De Padova

kyuss welcome to sky valley Trip e Allucinazioni nella "Valle del Cielo"

Difficile dare un seguito a una pietra miliare come "Blues For The Red sun"?

Chiedetelo ai Kyuss... "Blues for the Red Sun” nel 1992 consolidò in modo concreto il concetto di ‘stoner rock’ dirigendo l’irruenza hard-rock del precedente “Wretch” verso una dimensione pericolosamente più acida ed evocativa, trovando la chiave perfetta per l’elaborazione del rock che fu di band seminali del calibro di Black Sabbath, Blue Cheer, Hawkwind, in uno stile del tutto personale e in un certo modo seguace dell’attitudine alternative dei fine ’80 - inizio ’90.

Difficile rimanere impassibili al ‘suono del deserto’, sentire questi quattro ragazzacci intenti a trasmetterci attraverso i loro strumenti tutta l’aria e il calore della sabbia di Palm Desert (California, loro patria) diffusi dalle casse del nostro stereo, sia disegnandoci paesaggi onirici e sognanti, sia travolgendoci con maestose scariche elettriche. “Welcome to Sky Valley” (1994) si pone come la perfetta continuazione del capolavoro precedente, ammiccando però maggiormente a un suono più acido/psichedelico e dalla struttura per certi versi più complessa. “Gardenia” è il biglietto da visita che ci ricorda chi sono i Kyuss: un torrente di amplificazioni sparato a tutto volume, sorretto da un basso cupo e spaccatimpani (c’è Scott Reeder, ex Obsessed, in sostituzione del dimissionario Nick Olivieri), un drummer fisico e primitivo e le invenzioni alla sei corde di quel fuori di testa di Josh Homme, creatore di strutture che si pongono tra il visionario e il devastante.

Su tutto svetta l’incredibile voce di John Garcia, una delle più belle che abbia mai ascoltato: un coyote, uno spirito del deserto, un’ugola potente e passionale che sa graffiare ed emozionare; magnifica la sua prova in “Supa Scoopa and Mighty Scoop”, cavalcata anthemica dall’interminabile coda che confluisce in una sorta di jam session. Da una parte la furia cieca di “100°” e “Conan Troutman” e quella epica della straordinaria “Odyssey”, dall’altra il debito agli anni ’70 di “N.O.” e “Space Cadet”, una ballata acustica/psichedelica che avrebbe potuto benissimo far parte del repertorio di Black Sabbath e Led Zeppelin del periodo d’oro. Sensibilità simil - grunge albergano in “Demon Cleaner” e “Whitewater” mentre “Asteroid” è l’unico strumentale: si cammina nel deserto fino a perdere qualsiasi connessione spazio-tempo, scompare qualunque confine tra terra e cosmo, ormai coniugati in un unico insieme; la visione è quella di corpi celesti che si spostano a velocità stratosferiche tra gli effetti lisergici della chitarra e clangori allucinanti; l’impatto col suolo ha la sua controparte nell’esplosione delle distorsioni, dilanianti e impietose come non mai.

Da antologia il frastuono del finale in un vortice di watt impazziti: l’effetto è ‘acido’ in tutti i sensi (basti solo dire che la parola ‘stoned’, riferita al termine stoner significa proprio ‘in stato allucinogeno, fumato’) e lascia a bocca aperta. Niente da fare, ogni volta che guardo la copertina non posso fare a meno di pensare a cosa ci sia una volta oltrepassato il cartello stradale, così da costringermi a premere il tasto ‘play’ del lettore, e questo accade ormai da tantissimi anni (e penso continuerà ad accadere…).

Benvenuti nella ‘Valle del Cielo’, vi aspetta un’esperienza imprescindibile.

Info:

Elektra, 1994

Stoner Rock

 

Tracklist:

01. Gardenia

02. Asteroid

03. Supa Scoopa and Mighty Scoop

04. 100°

05. Space Cadet

06. Demon Cleaner

07. Odyssey

08. Conan Troutman

09. N.O.

10. Whitewater