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Gun Club: "Fire of Love"

  • Scritto da Orasputin

Gun ClubIl Battito sensuale del Rock'n'Roll

 

 

Capitanati dal carismatico Jeffrey Lee Pierce, i Losangelini Gun Club consegnano alla musica popolare un’eredità straordinaria.

Chitarre slide, percussioni acide, un cantato luciferino, riti voodoo, blues rock, roots punk; questo e altro furono i Gun Club da Los Angeles, assieme ai Cramps, autentici dominatori della rock’n'roll hollywoodiano di inizio anni Ottanta.

Originari di El Paso (Texas), capitanati dallo sregolato Jeffrey Lee Pierce, in una manciata di dischi rivoluzionarono le sorti di un genere (il punk) già a rischio estinzione, filtrandolo con elementi propri della tradizione delta blues (Robert Johnson) impacchettati ed inviati nella giungla dell’esoterismo alla corte di Screamin' Jay Hawkins. Una miscela incendiaria di rock’n'roll potente e sensuale, ma soprattutto il fascino da pulsazione erotica del suo leader, cantastorie carismatico, poeta maledetto, istigatore all’occulto Jeffrey Lee Pierce. Una delle personalità catalizzanti della cultura underground americana, eroe “proto glam” minacciato da droghe e alcool, ideatore di quella “Carry Home” passata alla storia come la prima canzone del magico “I‘ll take care of You” di Mark Lanegan (uno dei dischi di cover più emozionanti di sempre). Da Morrison J.L. Pierce ereditò il timbro vocale e la carica ipnotica da sciamano psichedelico, da Iggy il temperamento felino on stage, dalle New York Dolls l’ambiguità sessuale che fa molto rock’n'roll style. Loro eredi saranno i Guns’n'Roses (per l’approccio ruffiano e trasgressivo), gli Screaming Trees ed i Sisters Of Mercy in quanto a poetica. L’esordio - “Fire of Love” (1981) - è un fulmine a ciel sereno, disperato e maledetto quanto basta al punk per essere stravolto e sradicato, da territorio di baldoria e parties ad autostrada solitaria di derelitti umani. La stessa macabra ossesione per l’umanità che farà proseliti con Nick Cave e Gregg Dulli.

Ai tempi Kid Congo Powers li aveva già mollati (per unirsi ai Cramps prima, ai Bad Seeds poi), sostituito alla grande da Ward Dotson, campione assoluto della slide guitar. E’ lui il protagonista in “Sex Beat“, derilante pezzo d’apertura , 4 conturbanti accordi e una voce tagliente come un bisturi sfuggito di mano. Salgono alla ribalta le capacità compositive da songwriter metropolitano di Jeffre Lee Pierce: “Johnny’s got a light in his eyes and Shirley’s got a light on her lips/Jakes got a monkeyshine on his head and Debra Ann’s got a tiger in her lips“. Il blues al fulmicotone di “Preaching Blues” è ciò che la band avrebbe suonato alla serenata di Robert Johnson, mentre “Promise me“- che suona come i Velvet Underground neri e alcolizzati - è il rito d’iniziazione a quell’oggetto d’abuso chiamato “She’s like Heroin to me“, l’apice creativo del disco, dove l’incredibile bellezza vocale di Pierce contempla una sezione ritmica travolgente, ed una scossa ti percuote dal di dentro. “We sit togheter drunk like our fathers use to be/I’m looking up and God is saying, what are you Gonna do?”. Maschi e femmine siete avvisati, siamo davanti al più selvaggio esempio di sexy erotic rock’n'roll! Se quello era l’apice della potenza, “For the Love of Ivy” -dedicata all’ex atricetta porno nonchè bassista dei Cramps Poison Ivy- è la follia fatta a musica, con un Jeffrey Lee Pierce in preda ad allucinazioni puberali e “strupri” voodoo, ad indicare le vie dell’inferno (leggenda vuole che - al pari dei suoi idoli - l’intramontabile Jeffrey avesse venduto l’anima al diavolo). “You look just an Elvis from hell/My heart is broken, so I’m going to hell“. “Ghost on the Highway” è l’ennesima cavalcata country punk, battezzata a birra e whiskey dalla Route 66, con il sole in faccia ed i coyote sull’asfalto fumante.

Tutti in trance per il cantato del leader maximo, di una sensualità demoniaca che lascia senza scampo.L’inquietante e incalzante “Black Train” suona tanto psycho quanto billy, mentre “Cool Drink of Water” - col suo andamento cupo e ipnotico - è un omaggio a 30 anni di musica nera suonata dai bianchi, blues, arrangiamenti scarni e tribali. I fantasmi dell’alcool complottano alle spalle dei Gun Club ( “I ask for water, and she gave me gasoline“). Stanno sibilando il nome Jeffrey Lee Pierce. Altri due capisaldi quali l’ottimo “Miami” (1982) ed il potente “Death Party“ (1983, qui trovate una recensione dell'E.p.) e se lo portano definitivamente via, in collaborazione con eroina e deliri losangelini, dopo che si erano già impossessati delle sue doti artistiche. Nelle intenzioni di Pierce stanziavano infatti pericolosi progetti hip-hop. Ci abbandona il 31 marzo 1996 a causa di un’emoraggia celebrale una delle personalità più intriganti e sfrenate della musica contemporanea, l’ideale compagno di sbronze del rock americano. Riposa in pace Jeffrey Lee, che il fuoco e l’amore siano con te!

Voto: 8,5

 

Info:

Slash, 1981

Rock'n'roll

 

Tracklist:

01. Sex Beat

02. Preachin' the Blues

03. Promise me

04. She's like Heroin to me

05. For the Love of Ivy

06. Fire Spirit

07. Ghost on the Highway

08. Jack on Fire

09. Black Train

10. Cool Drink of Water

11. Goodbye Johnny