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FRANCESCO GUCCINI: Via Paolo Fabbri 43

  • Scritto da Enrico Tallarini

gucciniI dischi italiani degli anni Settanta, oggi come oggi, te li tirano nella schiena. Li trovi nei centri commerciali, in autogrill, nelle edicole, a prezzi che neanche un pacco di sigarette. Guccini no. I suoi dischi, rimasterizzati o no, si tengono sempre alti, con un bollino a due cifre. E se li paghi più dell’ultimo Radiohead, è una questione di coerenza. Il Maestrone di Pavana è la coerenza fatta a persona, sempre uguale a se stesso e integerrimo com’è. Il solo che riempie i palazzetti senza un disco nuovo da otto anni, che attira generazioni lontanissime con concerti tutti uguali, quasi dei riti, dove il tempo non esiste e la fine è sempre la stessa: culi provati dal cemento, pugni in aria e quella “Locomotiva” lì, lanciata a bomba contro l’ingiustizia, come fosse la cosa più naturale del mondo.

Se siete mai stati a un suo concerto capirete, e di sicuro troverete familiare quella foto sgranata con il faccione del Guccini, che da allora campeggia incontrastata sulle locandine dei concerti. E poi c’è quel titolo, “Via Paolo Fabbri 43”, una scelta folle e forse mai ripetuta. Ci vuole coraggio, e anche un po’ di incoscienza, a intitolare un disco con il proprio indirizzo. Ma erano altri tempi, altri dischi, altre canzoni. Qui di canzoni ce ne sono sei, ma contano almeno il doppio. C’è “Piccola Storia Ignobile”, c’è la erre moscia, una voce giovane e parole incasellate con una grazia poetica difficile da pareggiare. La meraviglia senza tempo di “Canzone di Notte N.2”, lo sfogo-incazzatura de ”L’Avvelenata”, il folk blues della canzone omonima. Perle di cantautorato primordiali e colte, ricche di citazioni, introspezione, libri e vino rosso. Perché Guccini ha capito, se non tutto, davvero tante cose.

“Che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare… grattarsi”

Lo stare al mondo condensato in una frase. Così si chiude “Canzone Quasi D’Amore”, prima del triste ritratto de “Il Pensionato”, pieno di una lucidità poetica che ammutolisce. Un disco che racconta, dalle quattro mura di un appartamento bolognese, lo scorrere del tempo, il malessere, la vita come fosse una sola. La stessa, per tutti.

Voto: 8

 

Info:

EMI, 1976

Cantautorato

Tracklist:

1 – Piccola Storia Ignobile

2 – Canzone di Notte N. 2

3 – L’Avvelenata

4 – Via Paolo Fabbri 43

5 – Canzone Quasi D’Amore

6 – Il Pensionato