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Erykah Badu: "Mama’s Gun"

 

erika badu Una delle più significative rappresentanti odierne del popolo dell’Atlantico nero è l’indiscussa regina del nu-soul, Erykah Badu. Nella sua musica si sentono echi provenienti da un secolo intero di esperienze di un popolo che ha dovuto adattarsi ad un occidente che non gli apparteneva, ma che ha fatto di questo disagio una vera e propria arte riconosciuta in tutto il mondo. Erykah Badu si riconosce e si riferisce esplicitamente a quella cultura, dichiarando di prendere ispirazione “dai miliardi di microscopici atomi di memoria che i suoi musicisti preferiti gli hanno istallato nel sangue“. Ma è questa stessa cultura che si riferisce e si riconosce in lei, quasi eleggendola come legittima portatrice di quei valori in tutto il mondo. Ha ricevuto lusinghe da signore indiscusse del soul, come Roberta Flack e Chaka Khan, di cui Erykah ha rivisitato il pezzo “Stay”.

La giovane cantante texana raggiunge la più alta espressione della sua identità con l’album “Mama’s Gun” del 2000, uscito per la Motown Records, in cui riesce ad esprimere con mille sfumature tutto quello che oggi una nera afroamericana può racchiudere in se. L’iniziale “Penitentiary Philosophy“, un pezzo funk molto energico, contaminato da sprazzi di soul, il tutto trattato con un approccio rock, da il via ad un viaggio che si respira tutto d’un fiato. Ma già dal secondo brano ,”Didn’t cha know“, un r’n'b sofisticato intriso di jazz, l’atmosfera sembra fare un inversione di rotta verso un ambiente esotico. In “My Life” viene fuori il suo backgroud Hip-Hop, con il suo cantare in rima ed in slang. Con la quarta traccia, “…& On“, Badu ripropone il tema di un brano ,”On & On“, secondo pezzo del suo primo lavoro, “Baduizm” uscito per la Universal nel 1997. Poi senza rendertene conto, da “Cleva” a “Kiss me on my Neck” , ottava traccia dell’album, (passando per “Hey Sugah” e “Booty“) ti ritrovi catapultato in un ambiente tribale, dove l’elemento che unisce idealmente i quattro brani è un flauto, quasi a voler simboleggiare l’inizio e la fine di un medesimo discorso. Da questo punto in poi i brani più significativi dell’album, “Orange Moon“, “Bag Lady“, e “Green Eyes“, raggiungono picchi di sofisticatezza estetica ed emozionale.

Con “Orange Moon“, Erika si impersonifica in una luna arancione, che vive della luce riflessa del suo amante, il sole. In”Bag Lady” esprime un peso emozionale che lei stessa trascina come una pesante borsa, il peso di una donna che deve affrontare la responsabilità di essere una madre, e che affronta con l’arma più importante che una madre può avere, appunto quelle 'mama’s guns' che solo le donne hanno. Tutte queste armi, sono elencate in una splendida poesia scritta da Erykah Badu all’interno della prima pagina del book dell’album.”I am awake…My mind is free….I am creative…Warriors walk alone…I am strong…I want to grow… That’s mama’s gun” dice la Badu e ringrazia il suo 'soldier' , suo figlio, di essere stato paziente con sua madre. Insomma un album oltre che ricco di stile, gusto e musicalità, propone anche temi universali, come la maternità. È proprio questo il merito della Queen of Nu-Soul, quello di proporre una musica che per stile e per contenuti riesce ad essere di settore, di nicchia ma anche rivolta verso il mondo e le sue mille sfaccettature.

Ma è con l’ultimo brano (il capolavoro dell’album) che Erykah raggiunge un grado di eleganza e raffinatezza che dimostra la sua conoscenza e la sua maturità musicale: “Green Eyes” . Il brano contiene tre movements. Il canto parte con un fruscio di fondo, come se uscisse da un grammofono, e si dispiega in un jazz anni trenta accompagnato da un pianoforte e una tromba in lontananza. Nella seconda evoluzione la voce della Badu esce dal quel fruscio e si fa più nitida e più moderna e l’intensità cresce, grazie a delle note profonde di un contrabbasso e a quelle vellutate di un flauto, tutto amalgamato da un’armonia modale. La terza evoluzione, in cui il ritmo jazz si trasforma in funky-soul, raggiunge un apice emozionale grazie ai tappeti di trombe di Roy Argrove, jazzista (e non solo) della scena underground afroamericana. Questa terza evoluzione, raggiunge un livello di pathos paragonabile quasi ad un orgasmo di un rapporto sessuale cominciato con i vezzeggiamenti preliminari del jazz anni trenta. Argrove non è il solo ospite della Badu, troviamo infatti nell’album un duetto con Stephen Marley (figlio del celebre Bob) in “In Love with you”, e la partecipazione di Roy Ayers, artista soul anni ’70. “Mama’s Gun” può a tutti gli effetti considerarsi una pietra miliare del nu- soul e non ha eguali nella discografia della cantante texana. Erykah Badu è sempre in evoluzione, e trova sempre nuovi espedienti di ricerca , sia del suono che dello stile, una ricerca dovuta anche agli incredibili risultati ottenuti dallo stesso “Mama’s Gun”, vero punto di arrivo (ma speriamo non ultimo) della sua arte.

Voto: 9

 

Info:

Motown Records, 2000

Nu-Soul

 

Tracklist:

01. Penitentiary Philosophy

02. Didn't Cha Know?

03. My Life

04.. ..& On

05. Cleva

06. Hey Sugah

07. Booty

08. Kiss me on my Neck

09. A.D. 2000

10. Orange Moon

12. In Love with You

13. Bag Lady

14. Time's a Wastin

15. Green Eyes