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Duran Duran: "Rio"

  • Scritto da Alfred La Fleur

duran duran rioQuando il pop diventa “musica d’élite”

I Duran Duran, annoverati nel movimento new romantic, giungono presto alla completa maturazione già con un ispiratissimo secondo album “Rio”, creando un marchio di fabbrica sonoro inconfondibile e portando alle estreme conseguenze le idee introdotte nel primo omonimo album.

Il progetto si rivela vincente su tutti i fronti: un pop di grande eleganza, il cui successo planetario è garantito dalla presenza scenica del gruppo, precursori delle moderne boy band e dalla promozione pubblicitaria che ha fatto uso anche degli appena nati videoclip, girati per l’occasione in autentici paradisi terrestri quali lo Sri Lanka. Un mix di melodie memorabili, esaltate dal sound caldo ed avvolgente costruito da Nick Rhodes, maestro del sintetizzatore, dai testi giovanili e tutt’altro che impegnati cantati da Simon Le Bon, dalle raffinate bassline di John Taylor che creano un sofisticato groove con le intricate ritmiche di stampo quasi dance-floor di Roger Taylor.

Solo di importanza marginale sono le chitarre suonate da Andy Taylor. Il risultato è un coloratissimo cocktail sonoro, emblema del brioso clima di festa che trasuda da questo disco e che ne è il tema principale. La copertina, opera di Patrick Nagel, raffigura un volto femminile sorridente, contornato da tinte rosso-violacee e ne anticipa efficacemente le tematiche: l’estate senza fine, la libertà e la spensieratezza adolescenziali. Diverse sono le gemme di questo album che, oltre ad essere fra le canzoni più note dei Duran Duran, entrano di diritto nella storia del pop. L’omonima “Rio” apre le danze, proiettando l’ascoltatore sulle spiagge brasiliane: il ritmo incessante si fonde alla dinamicità dei riff di basso, accompagnati da strati di suoni di synth, sapientemente tessuti insieme sopra un ritornello indimenticabile che inizia con “Her name is Rio and she dances on the sand”. L’aneddoto vuole che “Hungry like the wolf” sia nata quasi per caso, mentre Nick Rhodes giocava con l’arpeggiatore del sintetizzatore: ne nasce una perfetta canzone pop, con un motivetto estremamente orecchiabile, in cui ogni nota ed ogni suono sono esattamente dove dovrebbero essere.

L’apice della carriera artistica della band inglese viene raggiunto con “Save a Prayer”, una splendida ballad dall’atmosfera sognante, in cui il leggendario arpeggio ed il flauto di pan altro non sono che suoni ricreati al sintetizzatore, che fanno da cornice ad un susseguirsi di melodie speziate, tra cui la voce di Le Bon che canta: “Don’t say a prayer for me now, save it till the morning after”. Le linee di basso abbandonano la frenesia che le aveva caratterizzate e si lasciano andare ad una romantica sequenza di note, tanto semplice quanto efficace. L’epilogo sembra quasi un ulteriore pezzo all’interno del pezzo stesso. Tuttavia il disco non avrebbe potuto essere considerato un capolavoro se le restanti tracce non fossero state all’altezza delle precedenti, basti pensare a “My own way”, “Lonely in your Nightmare”, “Hold back the rain” e “Last Chance on the Stairway” che, pur essendo di minor impatto, ne confermano il valore e ricordano i lavori del primo album, anche se più consapevoli e completi. Ma i Duran Duran sembrano voler lasciar spazio anche a qualche considerazione più profonda: la fredda introduzione di “New religion” sposta il palcoscenico dall’oceano ad un’allucinazione, ambientata in un ipotetico tempio spirituale.

In chiusura è presente “The chauffeur”: il cantato glaciale, gli arpeggi di synth impassibili e distaccati, il basso stavolta anch’esso sintetico, la ritmica a tratti minimale. Molto interessante è la scelta di campionare alcuni cubetti di ghiaccio versati in un bicchiere vuoto di vetro. Nel complesso un album straordinario sotto ogni punto di vista: ciò che deve sorprendere è il fatto che è stato partorito da una band che non brillava per capacità tecniche, dimostrazione che bastano una buona dose di gusto artistico, qualche colpo di genio ed una produzione che non bada a spese per realizzare musica di altissima qualità.

 

Info:

EMI, 1982

New Wave

 

Tracklist:

01.Rio

02.My Own Way

03.Lonely In Your Nightmare

04.Hungry Like the Wolf

05.Hold Back the Rain

06.New Religion

07.Last Chance on the Stairway

08.Save A Prayer

09.The Chauffeur