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Dirty Three: "Ocean Songs"

  • Scritto da Orasputin

dirty three ocean songs

Immaginate un tramonto d’acqua marina, tavola piatta il cui senso d’armonia viene spezzato da una piccola barca.

Immaginate che quella barchetta sia trainata da un anziano, magari uno di quei personaggi che popolano i romanzi di Hemingway. Nella libertà assoluta di quegli spazi, nel riflesso del sole che si specchia sull’acqua, in quelle parole, in quei suoni, si nasconde l’incredibile miscela sonora dei Dirty Three, una delle espressioni più belle della musica intesa come liberazione per il cuore e per l’anima.

“Ocean Songs” è uno dei massimi capolavori degli anni novanta, catalizzatore di emozioni per il quale anche i giudizi dovrebbero star zitti. Fatevi trascinare in tale limbo di suggestioni che riesce nel miracolo di inglobare tanto le viole di John Cale quanto le seduzioni della pura contemplazione marina (quella dell’immaginario “whiskey e sigaro al tramonto”).

Un concept album da ascoltare a pieni polmoni: splendido nel suo incedere strumentale, contempla veli di tristezza marchiati da arrangiamenti struggenti. Musica per l’aldilà, musica per gli abissi. Era dai tempi di “Down Colorful Hill” dei Red House Painters che non si prendeva parte ad un viaggio di un’intensità così forte. Territori incontaminati. Nati a Mebourne nel 1993, i Dirty Three sono Warren Ellis ( il Rasputin del post rock) al violino, Mick Turner alla chitarra e Jim White alla batteria. “Ocean Songs” è il coronamento di una carriera iniziata con un noise rock dal possente timbro americano, dilatata man mano di magnetismi jazz, cavalcate per l’aldilà, moniti introspettivi. Una musica che avvolge tanto le intuizioni dei Pavement quanto le atmosfere dilatate del John Fahey più anticonformista. Il risultato è una miscela distante da qualsiasi etichettamento di tipo commerciale.

La produzioni di Steve Albini pare dispersa nell’oceano, le distorsioni tipiche del grande guru sostituite da struggenti valzer di violini, limature di chitarra bagnate di sabbia western, percussioni ricalcanti il frastuono delle onde. Le dieci canzoni del disco acquistano senso se ascoltate senza accorgimenti di traccia, dovete fare in modo che si crei un fluido, una linfa primordiale. “Sirena”, “The Restless Waves”, “Sea Above, Sky Below” più che giudicate andrebbero contemplate. La copertina, disegnata dal chitarrista Mike Turner, è la raffigurazione della semplicità emozionale del trio: tre colori (il bianco, il nero, il blu), tre strumenti. Un disco fondamentale per chi necessita di emozioni forti. Adesso tocca a voi. Il cambio di rotta ve l’abbiamo annunciato.

Voto: 8,5

 

Info:

Bella Union, 1998

Slow Rock

 

Tracklist:

1. Sirena

2. The Restless Waves

3. Distant Shore

4. Authentic Celestial Music

5. Backwards Voyager

6. Last Horse on the Sand

7. Sea Above, Sky Below

8. Black Tide

9. Deep Waters

10. Ends of the Earth